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San Cristoforo

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San Cristoforo
Bernardo Strozzi, San Cristoforo (XVII secolo; conservato alla Chiesa del Santissimo Salvatore, nel bergamasco).[1]
 

Martire

 
Nascita?
MorteLicia, 250 circa
Venerato daTutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza25 luglio (Occidente) e 9 maggio (Oriente)
AttributiGigante che porta sulle spalle Gesù Bambino, cinocefalo, bastone fiorito
Patrono dipellegrini, autieri, barcaioli, viaggiatori, piloti, camionisti, ferrovieri, alpinisti, facchini, scaricatori, sportivi, fruttivendoli, giardinieri, invocato contro la peste e la morte improvvisa

San Cristoforo (... – Licia, 250 circa) è un santo venerato dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa. Secondo la tradizione della Chiesa occidentale subì il martirio in Licia sotto Decio nel 250.

Biografia: le fonti antiche e la Legenda Aurea

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Il più antico testo degli Atti di san Cristoforo, in lingua latina, risale al VII secolo; ma è con la narrazione della Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, scritta fra il 1260 e il 1298, che la storia di san Cristoforo divenne famosa durante il Medioevo.

San Cristoforo nella Legenda Aureain un'incisione del 1497.

Secondo la leggenda agiografica orientale, Cristoforo, un omone dall'aspetto truce, entrato nell'esercito imperiale, si convertì al cristianesimo e annunciò la sua fede ai commilitoni. Scoperto, venne sottoposto a numerose torture. Due donne, Niceta e Aquilina, che avrebbero dovuto corromperlo, furono invece da lui convertite. Alla fine Cristoforo venne decapitato.

In Occidente prevalse invece un altro aspetto, quello legato al significato etimologico del suo nome: Cristoforo infatti significa, in greco, "(colui che) porta Cristo". Così la leggenda parla di un cananeo, per alcuni un gigante, che faceva il traghettatore su un fiume. Era un uomo burbero e viveva da solo in un bosco, di cui era padrone. Secondo alcune storie il fiume era in Licia. Una notte gli si presentò un fanciullo per farsi portare al di là del fiume; Reprobus (questo era il nome dell'uomo prima del battesimo, secondo alcune versioni), anche se grande e robusto, si sarebbe piegato sotto il peso di quell'esile creatura, che sembrava pesare sempre di più ad ogni passo. In alcune versioni sarebbe cresciuta anche la corrente del fiume, che si faceva più vorticosa. Il gigante sembrava essere sopraffatto, ma alla fine, stremato, riuscì a raggiungere l'altra riva. Al meravigliato traghettatore il bambino avrebbe rivelato di essere il Cristo, confessandogli inoltre che aveva portato sulle sue spalle non solo il peso del corpicino del bambino, ma il peso del mondo intero. Dopo aver ricevuto il battesimo, Cristoforo si recò in Licia a predicare e qui subì il martirio.

Per molto tempo è stata messa in dubbio la storicità dell'esistenza di san Cristoforo. A partire dagli studi di Wodds[2], arricchiti da Stefano Borsi[3], l'ipotesi della storicità della sua esistenza si è fatta sempre più strada. La questione rimane ancora aperta.

San Cristoforo sarebbe stato un soldato di nome Mena, originario dei Marmaritani, una popolazione nomade e tribale che viveva nel deserto del Sahara, tra Libia ed Egitto, in una zona non ancora romanizzata ai confini dell'Impero. Di questi popoli si raccontavano leggende fantastiche: si diceva fossero giganteschi, fortissimi, capaci di resistere al morso dei serpenti, e alcuni li descrivevano addirittura come cinocefali, creature dalla testa di cane. Quando i Marmaritani entrarono in contatto con il mondo romano, molti di loro furono arruolati in una coorte stanziata ad Alessandria d'Egitto. Tra questi c'era Mena, che aveva già acquisito la cittadinanza romana. Ad Alessandria ascoltò la predicazione del vescovo Pietro e si convertì al Cristianesimo, assumendo il nome di Cristoforo, che significa "colui che porta Cristo". Quando la coorte fu inviata ad Antiochia, in Siria, Cristoforo entrò in crisi: non riusciva più a conciliare la vita militare con la nuova fede abbracciata, e scelse quindi l'obiezione di coscienza, tentando dapprima la via eremitica e dedicandosi poi alla predicazione. Pur incontrando difficoltà legate alla sua origine straniera e alla scarsa padronanza della lingua, riuscì a convertire soldati e prostitute. La sua attività provocò l'ira del re Dagno (nome storpiato dell'imperatore Massimino Daia), che lo fece arrestare e torturare. Cristoforo non rinnegò mai la propria fede e fu infine decapitato, probabilmente nel luglio del 309[4].

Interpretazioni simboliche

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Questo aspetto di Cristoforo suggerisce che con l'avvento di Cristo l'uomo non è più responsabile del proprio piccolo mondo, ma di tutto il creato. Trasportare un giovane maschio dall'altra parte del bosco poteva essere, anticamente, una qualche forma di iniziazione ai misteri della natura, della foresta, dell'acqua, o iniziarlo alla vita adulta. Da quando però Cristo irrompe nel mondo, tutto cambia profondamente: un bimbo cristiano porta su di sé la responsabilità del mondo intero, anche quello al di là del bosco. "Hai portato il peso del mondo sulle tue spalle": questa la differenza tra l'uomo del prima e l'uomo del dopo Cristo.

Riferimenti a elementi folklorici e religiosi

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In alcuni paesi, tra i quali quelli anglosassoni, esiste la storia di Iron John, o di Eisenhans, come raccontano i fratelli Grimm. Il protagonista della fiaba è un uomo selvatico che viene ripescato nel fondo di uno stagno, dove si trovava chissà da quanto tempo.

La sua figura è presente anche nei culti afroamericani: nel vudù è infatti identificato con Legba, Simbi D'lo e Gran Bois, mentre nella santeria è Agayu, e Loma Yaya nel palo monte.

L'iconografia

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La raffigurazione più comune

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San Cristoforo viene rappresentato nella maggior parte dei casi come un gigante che trasporta un Bambino sulle spalle attraverso un fiume. Spesso l'immagine include dettagli come un eremita con una lanterna sulla riva o creature acquatiche nelle acque del guado[5].

San Cristoforo senza Bambino con corona e scettro a Settimo Vittone - Pieve di san Lorenzo
San Cristoforo senza Bambino con corona e scettro a Settimo Vittone - Pieve di san Lorenzo

Le raffigurazione più antiche (fra VIII e XII secolo)

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Nelle raffigurazioni più antiche, risalenti all'epoca tra VIII e XIII secolo, il santo appare invece nei panni di un soldato o addirittura di un re, con uno scettro in mano. È possibile che l'immagine del traghettatore sia nata come rappresentazione simbolica della sua missione di annunciare Cristo, richiamando il significato letterale del nome Cristoforo[6].

Tra le prime attestazioni del santo che trasporta il Cristo ci sono anche due antichi capitelli del XII secolo. Uno è ora al museo di Pisa, proviene dalla chiesa di san Jacopo in Perticaia e rappresenta un Bambino che parla all'orecchio del santo. L'altro si trova nella chiesa di san Cristoforo di Rio Mau in Portogallo: il santo porta il Cristo adulto in braccio,[7]

Dal XIII al XV secolo: i secoli d'oro di san Cristoforo

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Dal XIII secolo in poi, la sua figura compare sulle facciate di quasi tutte le chiese, in particolare vicino a fiumi, ponti, guadi e lungo le vie percorse da mercanti e pellegrini.

La Legenda Aurea narra, infatti, che chi dovesse vedere la sua immagine quel giorno non morirà. Per questo Cristoforo era il protettore dalla mala mors, la morte improvvisa che poteva cogliere chi non era né confessato, né assolto dai propri peccati, quindi senza possibilità di essere salvato dall'inferno. Proprio in riferimento a questo alcuni affreschi riportavano la scritta latina: «Christophore sancte, virtutes tuae sunt tantae; qui te mane videt, nocturno tempo ridet (Cristoforo santo, le tue virtù sono tante; chi ti vede di mattina ride di notte)» e «Christophori sancti speciem quicumque tuetur, ista nempe die non morte mala morientur (Chiunque di san Cristoforo l'immagine vede, un giorno almeno contro mala morte provvede)»[8]

Il XIV e il XV secolo rappresentano il periodo di massima diffusione del culto: il santo protegge pellegrini e viaggiatori, è anche invocato contro la peste. Molte caratteristiche comuni a San Cristoforo sono ri

San Cristoforo piccolissimo nel dipinto di Bernardino Campi (La trasfigurazione) presso il Museo San Fedele a Milano
San Cristoforo attraversa il fiume - Bernardino Campi (La trasfigurazione) - Museo San Fedele a Milano

Dal XVI, il declino della devozione di San Cristoforo

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Con il XVI secolo arrivano però le prime critiche: la devozione alla sua immagine viene giudicata superstiziosa da umanisti, riformatori e vescovi post-tridentini.

Nei secoli successivi, l'analisi delle fonti storiche contribuisce a mettere in dubbio la sua stessa esistenza, questione rimasta aperta fino ad oggi. Il santo continua comunque ad essere raffigurato, talvolta in modo nascosto, talvolta come simbolo delle fatiche del cristiano di fronte alle prove della vita. In genere, viene considerato come un santo protettore dalla pestilenza, insieme a San Rocco, San Sebastiano e Sant'Antonio Abate.

La ripresa novecentesca

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Nel XX secolo conosce una nuova popolarità, diventando patrono di telegrafisti, ferrovieri e automobilisti. Nel 1933 a Parigi fu eretta una chiesa dedicata al santo nel quartiere Javel ove si trovano grandi fabbriche di automobili. Diffusissime sono le immagini di san Cristoforo su autoadesivi e portachiavi. Nel secondo dopoguerra, soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta, la sua invocazione prima di ogni viaggio in auto divenne molto comune, così come la diffusione delle celebri medagliette protettive.

Ancora oggi rimane un simbolo vitale, reinterpretato dagli artisti contemporanei (ad esempio, Gerhard Lentink, Rupnik, Gabriel Nunige, Lorenzo Sperzaga[9], Gaia, Sanfurgo e tutte le raffigurazioni di san Cristoforo presso il Cammino di San Cristoforo[10]).

Il 15 dicembre 2025, presso la Cappella della Stazione Ferroviaria di Palermo Centrale, l'Arcivescovo Mons. Lorefice -durante una Santa Messa celebrata per il Santo Natale- ha approvato la preghiera a San Cristoforo protettore dei ferrovieri.[11][12]

«O glorioso San Cristoforo,

discepolo e amico del Signore Gesù.
Proteggi tutti noi, operatori delle ferrovie,
guidaci e custodiscici nel nostro lavoro quotidiano.
Veglia su di noi, affinché, in condizioni di sicurezza, possiamo svolgere il
nostro lavoro con dedizione e spirito di solidarietà.
Illumina le nostre menti e i nostri cuori,
perché possiamo sempre agire con responsabilità e rispetto di tutti.
San Cristoforo, nostro Protettore, intercedi per noi operatori,
in particolare per quanti affrontano sfide e difficoltà,
e per coloro che sono in viaggio.
Ti chiediamo di pregare per noi
affinché la presenza benedicente di Dio ci accompagni ogni giorno,
nel nostro lavoro e nella nostra vita.
Amen.»

San Cristoforo cinocefalo

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Il santo cristiano Cristoforo viene raffigurato in moltissime icone e affreschi bizantini con le fattezze di cinocefalo. Nella Passio sancti Christophori martyris, un testo presente in varie opere della patristica e che ebbe molta diffusione in epoca medioevale, viene narrata la leggenda del santo, che sarebbe proprio un cinocefalo convertitosi al Cristianesimo.

San Cristoforo cinocefalo, icona bizantina al Museo Cristiano di Atene.

La figura di san Cristoforo, sebbene acquisisca alcuni tratti del mito dei cinocefali (il gigantismo, l'abbrutimento prima della conversione), ne ribalta completamente lo status morale, nella sua santità. Anche in altri autori medievali è indicata questa ambiguità dell'immagine dei cinocefali. Un autore altomedievale (IX secolo d.C.), il monaco benedettino Ratramno di Corbie (Ratramnus), nella Epistola de Cynocephalis afferma che i cinocefali debbano essere considerati come esseri umani. Questo documento esprime un duplice e più complesso atteggiamento verso i "popoli mostruosi" che si sviluppa nel tempo, che vede, al di là dell'ostilità prevalente, anche l'accettazione come parte della creazione di Dio.

San Cristoforo Cinocefalo presenta caratteri comuni al dio egizio Anubi (san Cristoforo traghetta Gesù Bambino, così come Anubi, il dio dalla testa di sciacallo, "traghetta" le anime fra il regno dei vivi e quello dei morti)[13].

La sua figura sarebbe, anche, un retaggio di culti pagani legati al moto astronomico di Sirio, stella appartenente alla costellazione del Cane Maggiore. La festa del santo cade il 25 luglio e il riferimento astronomico riguarderebbe il periodo della "canicola", quando Sirio stella della costellazione del Cane Maggiore aveva la sua levata eliaca (cioè il sorgere e tramontare di Sirio coincidono con quelli del Sole). In quel periodo cadeva anche la festa di un "santo" cane, san Guinefort di Lione. Alcuni simboli riferiti alla stella Sirio sarebbero rimasti anche nelle raffigurazioni occidentale: ad esempio, a Gemona, ai piedi del colossale santo, si trova un astice, che sarebbe un richiamo al solstizio e un riferimento alla configurazione astronomica della stella Sirio[14].

Dal Martirologio Romano: «In Licia nell'odierna Turchia, san Cristoforo, martire».

Già nel 452 esisteva una chiesa dedicata al suo culto in Bitinia (oggi Turchia), e un secolo dopo un monastero a Taormina portava il suo nome. Nel Medioevo il culto di san Cristoforo era largamente diffuso prima in Oriente e poi in Occidente.

La ricorrenza di questo popolare santo si celebra in occidente il 25 luglio, anche se nel 1969 la celebrazione è stata rimossa dal calendario dei santi.[15] (mentre rimane allo stato di mera commemoratio nella messa tridentina).

La Statua di San Cristoforo portata in processione per le vie di Rodi Garganico, durante la festa patronale.

San Cristoforo è stato sempre venerato come il patrono di quelli che hanno a che fare con il trasporto, come barcaioli, pellegrini, pendolari, viandanti, viaggiatori, facchini, ferrovieri, autieri.

San Cristoforo è uno dei quattordici Santi ausiliatori ("che recano aiuto") particolarmente invocati in occasione di gravi calamità naturali o per la protezione da disgrazie o pericoli specifici.[16] Il patrocinio di san Cristoforo era particolarmente invocato durante le epidemie di peste.

Patrono di molte città, il santo assume anche una funzione civile, portato in processione nel corso della festa patronale del paese. Particolarmente importanti sono le processioni di Barga (LU), Urbania (PU), Rodi Garganico (FG), Ricigliano (SA), Rio Mau di Vila do Conde (Portogallo), Arbe (Croazia).

  1. Lombardia, Milano, Touring Editore, 1999, p. 492-494, ISBN 88-365-1325-5. URL consultato l'8 aprile 2022.
  2. David Woods, St. Christopher, Bishop Peter of Attalia, and the Cohors Marmaritarum: A Fresh Examination, 1994, p. 170-186.
  3. Stefano Borsi, Storia di san Cristoforo: origini e diffusione di un culto tra mito e realtà, 2017.
  4. Chiara Iotti, Sulle spalle di san Cristoforo. Storia, leggenda e immagini di un santo sulle strade del Friuli Venezia Giulia, 2026, p. 23-26.
  5. Le raffigurazioni di san Cristoforo nei secoli, su sullespalledisancristoforo.com. URL consultato il 3 maggio 2026.
  6. Le raffigurazioni di san Cristoforo tra VIII e XIII secolo, prima delle Legenda Aurea, su sullespalledisancristoforo.com. URL consultato il 3 maggio 2026.
  7. prof.chiara.iotti, San Cristoforo martire a Rio Mau (Portogallo) trasporta Gesù, su Sulle spalle di san Cristoforo, 30 maggio 2026. URL consultato il 30 maggio 2026.
  8. Chiara Frugoni, Paure Medioevali, Bologna, Tipografia Coscma, 2020, pp. 52-53.
  9. San Cristoforo contemporanei (e decisamente poco convenzionali), su sullespalledisancristoforo.com. URL consultato il 5 maggio 2026.
  10. Il cammino di san Cristoforo, su camminodisancristoforo.com. URL consultato il 5 maggio 2026.
  11. La preghiera dei ferrovieri di Palermo e l’approvazione ecclesiastica dell’Arcidiocesi, su portadiservizio.it.
  12. Marco Maria Fiorella, Stazione centrale, riapre la cappella: "Un bel segno in vista del Natale", su livesicilia.it, 15 dicembre 2025. URL consultato il 30 maggio 2026.
  13. Gilbert Durand, Le strutture antropologiche dell'immaginario, Bari, Dedalo, 1987, SBN RML0112585.
  14. A Gemona, san Cristoforo, l’astice e la canicola, su sullespalledisancristoforo.com. URL consultato il 3 maggio 2026.
  15. Calendarium Romanum, Libreria Editrice Vaticana, 1969, p. 131, SBN VIA0332819.
  16. Santi, beati e testimoni: san Cristoforo, su santiebeati.it. URL consultato l'8 aprile 2022.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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