Lingue celtiche continentali
| Lingue celtiche continentali † | |
|---|---|
| Parlato in | Europa continentale, Asia Minore |
| Periodo | VII secolo a.C. - V secolo d.C. |
| Parlanti | |
| Classifica | estinta |
| Altre informazioni | |
| Scrittura | Alfabeto di Lugano, alfabeto greco, alfabeto iberico, alfabeto latino |
| Tassonomia | |
| Filogenesi | Lingue indoeuropee Lingue celtiche Lingue celtiche continentali |
| Codici di classificazione | |
| Linguist List | conc (EN)
|
Le lingue celtiche continentali sono le lingue celtiche dell'Europa continentale e dell'Asia Minore, contrapposte al gruppo celtico insulare delle isole britanniche e della Bretagna. È verosimile che in età preromana si parlassero numerose lingue e dialetti celtici in gran parte d'Europa, ma solo alcune varietà risultano documentate, in modo diretto o indiretto. Le principali riconosciute sono, dalla più anticamente attestata alla più recente, con il galato in ultima posizione perché privo di iscrizioni proprie:
- il leponzio, attestato nell'Italia nord-occidentale e nella Svizzera meridionale dal VI secolo a.C. (con i testi più antichi retrodatati da alcuni al VII secolo a.C.) all'inizio dell'età imperiale;[1]
- la lingua gallica, parlata nella Gallia e attestata dal III secolo a.C. fino al V secolo d.C.;[2]
- la lingua celtiberica (o ispano-celtico), documentata da iscrizioni della Meseta spagnola tra il II e il I secolo a.C.;[2]
- il galato, parlato in Asia Minore e noto solo indirettamente, tramite glosse di autori classici e materiale onomastico, fino al IV secolo d.C.[3][4]
Alcune trattazioni aggiungono all'elenco il norico, documentato in modo estremamente scarso da poche iscrizioni dell'area alpina orientale: il numero delle lingue celtiche continentali riconosciute varia dunque secondo le convenzioni adottate.[3]
Classificazione
[modifica | modifica wikitesto]Il termine "celtico continentale" si usa in opposizione a "celtico insulare", ma non designa un raggruppamento genealogico. Mentre le lingue celtiche insulari condividono numerose innovazioni comuni, al punto che molti studiosi le riconducono a un unico nodo, non si riconoscono innovazioni condivise che permettano di raggruppare allo stesso modo le lingue continentali tra loro. Il termine è pertanto parafiletico e funziona di fatto come contenitore per le lingue celtiche non insulari, distinte le une dalle altre sul piano genealogico.[4][5][1]
La posizione stessa del celtico insulare è peraltro dibattuta. Accanto all'ipotesi di un nodo insulare che unisce goidelico e brittonico in opposizione al gallico, sostenuta tra gli altri da Kim McCone, Peter Schrijver e Joseph Eska, sono state proposte l'ipotesi gallo-brittonica, che raggruppa gallico e brittonico escludendo il goidelico (John Koch), e quella di un continuum dialettale con una tripartizione di fondo (Patrick Sims-Williams).[6][5]
Sul piano interno, il celtiberico è generalmente ritenuto il primo ramo a distaccarsi dal celtico comune, mentre la collocazione delle varietà dell'Italia antica resta discussa. Il leponzio è variamente interpretato come lingua autonoma a ramificazione precoce, come lingua distinta ma prossima al gallico, oppure, secondo Eska, come varietà non distinta dal gallico cisalpino, con cui formerebbe un unico "celtico cisalpino" separato dal gallico transalpino. Per questa questione si rimanda alle voci lingua leponzia e lingua gallica cisalpina.[1][6][5]
Poiché per ciascuna lingua continentale si è conservato materiale scarso e frammentario, l'applicazione del metodo comparativo risulta difficile, e la ricostruzione del celtico comune a partire da queste testimonianze rimane in larga misura problematica.[4][1]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 (EN) David Stifter, Cisalpine Celtic, in Palaeohispanica, vol. 20, 2020, pp. 335-365.
- 1 2 (EN) Coline Ruiz Darasse, Celtiberian, su mnamon.sns.it, Mnamon. Antiche scritture del Mediterraneo, Scuola Normale Superiore. URL consultato il 1º luglio 2026.
- 1 2 (EN) Joseph F. Eska, D. Ellis Evans, Continental Celtic, in Martin J. Ball, Nicole Müller (a cura di), The Celtic Languages, 2ª ed., Londra, Routledge, 2009, pp. 28-54, ISBN 978-0-415-42279-6.
- 1 2 3 (EN) James Fife, Typological Aspects of the Celtic Languages, in Martin J. Ball, Nicole Müller (a cura di), The Celtic Languages, 2ª ed., Londra, Routledge, 2009, pp. 3-21, ISBN 978-0-415-42279-6.
- 1 2 3 (EN) Anders Richardt Jørgensen, Celtic, in Thomas Olander (a cura di), The Indo-European Language Family: A Phylogenetic Perspective, Cambridge, Cambridge University Press, 2022, pp. 135-151, ISBN 978-1-108-75866-6.
- 1 2 (EN) Joseph F. Eska, The Emergence of the Celtic Languages, in Martin J. Ball, Nicole Müller (a cura di), The Celtic Languages, 2ª ed., Londra, Routledge, 2009, pp. 22-27, ISBN 978-0-415-42279-6.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Joseph F. Eska, D. Ellis Evans, Continental Celtic, in Martin J. Ball, Nicole Müller (a cura di), The Celtic Languages, 2ª ed., Londra, Routledge, 2009, pp. 28-54, ISBN 978-0-415-42279-6.
- (EN) James Fife, Typological Aspects of the Celtic Languages, in Martin J. Ball, Nicole Müller (a cura di), The Celtic Languages, 2ª ed., Londra, Routledge, 2009, pp. 3-21, ISBN 978-0-415-42279-6.
- (EN) Anders Richardt Jørgensen, Celtic, in Thomas Olander (a cura di), The Indo-European Language Family: A Phylogenetic Perspective, Cambridge, Cambridge University Press, 2022, pp. 135-151, ISBN 978-1-108-75866-6.
- (EN) David Stifter, Cisalpine Celtic, in Palaeohispanica, vol. 20, 2020, pp. 335-365.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]- Lingue celtiche
- Lingue celtiche insulari
- Lingua gallica
- Lingua celtiberica
- Lingua leponzia
- Lingua galata
| Controllo di autorità | GND (DE) 4134399-2 |
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