Figli di Horo

I Figli di Horo sono quattro divinità funerarie della religione egizia: Imset, Hapi, Duamutef e Qebehsenuf.[2] Il gruppo compare già nei Testi delle piramidi dell'Antico Regno; ricompare nei Testi dei sarcofagi del Medio Regno e nel Libro dei morti del Nuovo Regno.[3][4]
Nei corredi dei vasi canopi i quattro dei proteggevano gli organi asportati durante la mummificazione; il Libro dei morti attribuisce loro anche la protezione e la ricomposizione del corpo, identificato ritualmente con Osiride.[5][6] I quattro dei furono inoltre associati a quattro dee protettrici, ai punti cardinali e ad alcuni gruppi di stelle del cielo notturno. Il legame con gli organi interni, spesso considerato la loro funzione principale, sembra essersi sviluppato dopo quello con i quattro angoli dell'universo e con i quattro sostegni del cielo.[7][8]
Nella genealogia attestata dalla formula 157 dei Testi dei sarcofagi e ripresa nel capitolo 112 del Libro dei morti, il loro padre è Horo il Vecchio (Haroeris), distinto dal giovane Horo figlio di Iside e Osiride.[4][9] La paternità non è però univoca in tutte le fonti: nei Testi delle piramidi i quattro sono chiamati anche figli di Atum, Geb o Nut.[2][9]
Identità
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Dal Nuovo Regno la testa divenne il principale elemento distintivo di ognuno dei quattro Figli di Horo: Imset rimase umano, Hapi assunse testa di babbuino, Duamutef di canide e Qebehsenuf di falco.[1] In precedenza i quattro dei erano raffigurati per lo più come mummie a testa umana e, più di rado, a testa di falco; le quattro teste distinte cominciarono a comparire all'inizio della XVIII dinastia.[11] Non mancano immagini nelle quali tutti e quattro conservano aspetto umano.[12]
Nomi e scritture geroglifiche
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Il capitolo 112 del Libro dei morti riunisce i nomi delle quattro divinità:[4]
Ogni nome compare in più grafie geroglifiche; qui è riportata, per ciascuno, una forma normalizzata.[14][15][16][17] Il nome di Hapi non va confuso con quello dell'omonimo dio Hapy della piena del Nilo.[18]
Significato dei nomi
[modifica | modifica wikitesto]Dwꜣ-mw.t=f unisce il verbo dwꜣ, "lodare" o "adorare", al sostantivo mw.t, "madre", seguito da un pronome maschile singolare; il nome significa letteralmente "colui che loda sua madre".[16] Alcuni traduttori lo intendono in senso opposto, "colui che sua madre venera".[19] In Qbḥ-sn.w=f, invece, il verbo qbḥ, "versare una libagione", è seguito dal sostantivo sn, "fratello", e dallo stesso tipo di pronome.[17]
Il significato degli altri due nomi è meno sicuro. Jms.t somiglia molto a mjs.t, "fegato", e questa somiglianza potrebbe spiegare perché Imset sia legato in modo costante a quell'organo. Anche il nome egizio dell'intestino significa alla lettera "ciò che è nel ventre", il che renderebbe conto del ruolo di primo piano che Qebehsenuf ha nel gruppo.[20]
Altre designazioni
[modifica | modifica wikitesto]Nei Testi delle piramidi il gruppo non è indicato soltanto come figli di Horo. Ricorrono anche espressioni come "i Quattro Dèi", "i Quattro Adolescenti", "i Quattro noti al re", "i Quattro Spiriti dei Domini" e "le Quattro Emanazioni", oltre a "figli di Atum", "figli di Geb" e "figli di Nut".[2] Il termine egizio ms.w indica propriamente i bambini e non i figli, per i quali sarebbe atteso s3.w.[2]
Genealogia e relazioni divine
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Il capitolo 112 del Libro dei morti, derivato dalla formula 157 dei Testi dei sarcofagi, indica Horo come padre dei quattro dei e Iside come loro madre.[4] L'Horo di cui si parla non è il figlio di Iside e Osiride, ma Horus il Vecchio (Haroeris), considerato la forma funeraria del dio creatore e quindi dello stesso Osiride.[9][11]
La paternità non è comunque univoca: alcuni passi dei Testi delle piramidi li chiamano figli di Atum, di Geb o di Nut.[9] Nel capitolo 151 del Libro dei morti Qebehsenuf e Imset si rivolgono a Osiride chiamandolo padre, e Duamutef si presenta come suo figlio Horo.[6]
Lo stesso capitolo 112 lega Imset e Hapi a Pe, l'antica Buto: le anime di Pe sono Horo, Imset e Hapi.[4] Il capitolo successivo, il 113, riguarda invece le anime di Nekhen, dove Horo chiede di avere con sé Duamutef e Qebehsenuf.[22] Le due coppie furono così accostate alle Anime di Pe e Nekhen, rispettivamente a nord e a sud, secondo un'associazione già presente nelle formule 157 e 158 dei Testi dei sarcofagi; nelle raffigurazioni più tarde Imset e Hapi portano la corona rossa del Basso Egitto e Duamutef e Qebehsenuf la corona bianca dell'Alto Egitto.[23]
Attestazioni e sviluppo
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Testi delle piramidi
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Nei Testi delle piramidi i quattro nomi compaiono già insieme, ma nulla vi allude ancora alle quattro teste distinte.[2] Nel rituale di risurrezione di Unis le braccia del sovrano sono identificate con Hapi e Duamutef, quando egli chiede di salire al cielo, e le gambe con Imset e Qebehsenuf, quando chiede di scendere.[26] Nella recitazione 148 dei testi funerari di Teti gli stessi dei allontanano dal sovrano la fame che è nel suo ventre e la sete che è sulle sue labbra.[27] Nessuno dei due passi menziona vasi o cassette canopiche.[20]
Ai quattro dei sono attribuiti altri compiti verso il defunto: lavargli il volto, sostenerlo e sollevarlo, disporsi due da un lato e due dall'altro del suo corpo, e legare per lui una scala di corda con cui salire al cielo.[28][29][30][31] In una formula ricevono in offerta le parti di un toro sacrificale: la coscia a Duamutef, le costole a Qebehsenuf, il contenuto del ventre a Imset.[32] Sono stati definiti i quattro dei che rappresentano i punti cardinali[33] e nei Testi dei sarcofagi arrivano a rappresentare i quattro pilastri che reggono la volta celeste.[31]
Testi dei sarcofagi
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La formula 157 dei Testi dei sarcofagi, ripresa nel capitolo 112 del Libro dei morti, presenta Imset, Hapi, Duamutef e Qebehsenuf come figli di Horo e Iside.[9][4] Un'altra composizione, la formula 335, fu ripresa nel capitolo 17 del Libro dei morti, dove il gruppo appartiene al seguito di Osiride.[3]
Sui sarcofagi del Medio Regno le colonne di testo lungo gli angoli delle due pareti lunghe nominano con regolarità i quattro dei, e la loro posizione riflette quella delle membra del defunto: Imset e Hapi presso la testa, Duamutef e Qebehsenuf presso i piedi, con Imset associato al braccio sinistro e Duamutef alla gamba sinistra.[35]
Libro dei morti
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Nel capitolo 112 del Libro dei Morti i quattro dei hanno Horo per padre, e le anime di Pe sono identificate con Horo, Imset e Hapi.[4] Il capitolo 113 è dedicato alle anime di Nekhen e vi compaiono Duamutef e Qebehsenuf.[22]
Il capitolo 17 li chiama il consiglio che sta attorno a Osiride e li colloca dietro l'Orsa Maggiore, nel cielo settentrionale; poco oltre li nomina insieme ad altre tre divinità, formando un gruppo di sette.[3] Il capitolo 137 si rivolge a loro come figli di Horo, chiamandoli per nome.[37]
Il capitolo 151 descrive la tenda dell'imbalsamazione e la protezione del corpo, identificato ritualmente con Osiride; nella vignetta i quattro dei circondano il letto funerario sul quale Anubi agisce da imbalsamatore divino, con teste di falco, scimmia, canide e uomo che corrispondono nell'ordine a Qebehsenuf, Hapi, Duamutef e Imset.[38]
Funzioni funerarie
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Protezione del corpo e rapporti con Osiride
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Nel capitolo 151 del Libro dei morti ciascuno dei quattro dei pronuncia una formula. Qebehsenuf riunisce le ossa e le membra del defunto e gli riporta il cuore al suo posto nel corpo; Hapi gli fissa la testa e le membra e abbatte i suoi nemici; Duamutef dichiara di essere venuto a salvare il padre Osiride da chi gli aveva fatto del male; Imset conserva salda la sua dimora.[6]
I quattro dei sono disposti di preferenza con Imset e Hapi ai lati della testa e Duamutef e Qebehsenuf ai piedi, secondo un impianto che suggerisce un corpo orientato con la testa a nord.[40]
Protezione degli organi e associazioni
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Il legame con gli organi non è dimostrabile per i Testi delle piramidi, benché sia probabile, ed è invece attestato con chiarezza nei corredi canopici: Imset protegge il fegato, Hapi i polmoni, Duamutef lo stomaco e Qebehsenuf gli intestini.[20][1] Dal Nuovo Regno le formule sui vasi associano inoltre ciascun dio a una dea protettrice e a un punto cardinale.[1]
| Divinità | Organo | Aspetto della testa | Dea protettrice | Punto cardinale |
|---|---|---|---|---|
| Imset | fegato | umana | Iside | Sud |
| Hapi | polmoni | babbuino | Nefti | Nord |
| Duamutef | stomaco | canide | Neith | Est |
| Qebehsenuf | intestini | falco | Selkis | Ovest |
Lo schema va però preso con cautela e le eccezioni sono numerose: in una mummia studiata nel 1837 Imset risultava legato allo stomaco e all'intestino crasso, Hapi all'intestino tenue, Duamutef al cuore e ai polmoni, Qebehsenuf al fegato e alla cistifellea.[42] Un'altra ricostruzione, basata sulle fonti successive ai Testi delle piramidi, a Hapi spettano i polmoni e i bronchi e talvolta la milza e a Duamutef la milza e solo talvolta i polmoni o lo stomaco.[20]
Anche i punti cardinali seguono due sistemi diversi e in conflitto fra loro. In uno i quattro dei occupano gli angoli dei sarcofagi e delle cassette canopiche, con Imset a nord-est, Hapi a nord-ovest, Duamutef a sud-est e Qebehsenuf a sud-ovest; nel Nuovo Regno le due coppie si scambiano di posto; nell'altro sono distribuiti sulle quattro pareti, con Imset a sud, Hapi a nord, Duamutef a est e Qebehsenuf a ovest, e gli angoli sono occupati dalle quattro dee. Le nozioni di angoli dell'universo e di punti cardinali non erano evidentemente distinte con nettezza.[7]
Le quattro dee formano coppie fisse con i quattro dei, ma con variazioni e confusioni nel corso del tempo, e all'inizio Neith e Selkis potevano essere sostituite da altre.[43] Nel corredo di Sithathoryunet, della XII dinastia, tutti e quattro i vasi hanno coperchi a testa umana e gli organi seguono la distribuzione consueta, ma le iscrizioni invocano Neith sia con Imset sia con Duamutef, Nefti con Hapi e Selkis con Qebehsenuf, senza alcuna menzione di Iside.[44][45][46][47] In un vaso del Nuovo Regno appartenuto a Seniseneb, Imset è invece invocato insieme a Iside come protettore del fegato.[48] Nel corredo canopico di Tutankhamon le coppie sulla cassetta e quelle sul sacrario non coincidono.[49]
Dimensione celeste
[modifica | modifica wikitesto]Nel Nuovo Regno i quattro dei furono considerati stelle che proteggono Osiride, oppure uccelli che volano verso i quattro angoli del cosmo, e furono identificati con i quattro sostegni della volta celeste: con questa funzione collegavano il cielo e la terra e potevano aiutare altri a salire in cielo.[35] Il legame con gli organi interni, spesso considerato la loro funzione principale, è probabilmente secondario rispetto a quello con i quattro angoli dell'universo.[7]
Furono anche fatti corrispondere a gruppi di stelle, nel cielo meridionale e in quello settentrionale.[8] A sud, il gruppo di tre stelle che forma la Cintura di Orione appare circondato da altre quattro: vi si riconobbe Osiride protetto dai quattro dei, identificati con Betelgeuse, Bellatrix, Saiph e Rigel.[8] A nord, il capitolo 17 del Libro dei morti li colloca dietro l'Orsa Maggiore; qui Osiride non è visibile e ai quattro dei se ne aggiungono altri tre, formando un gruppo di sette.[3][50]
Anche l'ordine dei quattro nomi sembra avere un significato: la sequenza Hapi, Duamutef, Imset, Qebehsenuf potrebbe corrispondere alle stelle attorno alla Cintura di Orione, mentre la sequenza Imset, Hapi, Duamutef, Qebehsenuf potrebbe corrispondere al quadrilatero dell'Orsa Maggiore, formato da Megrez, Phecda, Merak e Dubhe.[51]
Iconografia
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Forme umane e animali
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Nel Nuovo Regno Imset mantenne aspetto umano, o antropomorfo; Hapi, Duamutef e Qebehsenuf furono invece raffigurati soprattutto con teste animali, o zoomorfe.[1] L'iconografia non fu però mai rigida, e nella tomba di Ay tutti e quattro hanno aspetto umano.[12] Là sono disposti secondo un asse nord-sud: Duamutef e Qebehsenuf portano la corona bianca, Imset e Hapi la corona rossa.[31][23]
Sugli amuleti il corpo poteva essere avvolto come una mummia (forma mummiforme), mentre la testa permetteva di riconoscere la singola divinità.[54] Un amuleto in vetro del Periodo tolemaico conservato al Metropolitan Museum raffigura Duamutef con il corpo avvolto come una mummia, la testa di sciacallo e una lunga striscia di lino usata nel rito della mummificazione.[54]
Nel Terzo periodo intermedio e nell'Epoca tarda le loro figure continuarono a comparire su sarcofagi e casse. Sui sarcofagi con montanti angolari fu mantenuta la disposizione tradizionale lungo le pareti, mentre su quelli mummiformi le quattro figure si concentrarono sulla zona dell'addome: segno che il legame con i visceri stava prendendo il sopravvento sull'antico ruolo cosmico.[23]
Sviluppo dei coperchi canopici
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Il corredo canopico compare dalla IV dinastia nelle sepolture di membri della famiglia reale, in due forme principali: una cassetta divisa in quattro scomparti e chiusa da un coperchio piatto, oppure quattro vasi a coperchio piatto; le due soluzioni potevano combinarsi, con i vasi deposti dentro la cassetta.[56] Il più antico contenitore canopico associato con certezza a una persona è la cassetta rettangolare di calcite della regina Hetepheres I, datata al XXVI secolo a.C. e divisa in quattro scomparti, tre dei quali conservavano ancora pacchetti viscerali al momento della scoperta.[57] La tomba, di poco successiva, della regina Meresankh III è la prima ad avere restituito una serie di quattro vasi distinti.[43]
I vasi più antichi hanno coperchio piatto o a cupola; sulla data in cui compare il coperchio a testa umana le ricostruzioni divergono, fra il Primo periodo intermedio e i primi tempi del Medio Regno.[1][43] Le iscrizioni con i nomi dei singoli figli di Horo cominciano insieme ai coperchi antropomorfi, il che fa pensare che il vaso e il suo contenuto fossero identificati con la divinità in questione.[43] Nel Nuovo Regno si affermarono le teste umana, di babbuino, di canide e di falco.[1] I quattro vasi di Sithathoryunet, datati approssimativamente al 1887-1813 a.C., conservano tutti un coperchio a testa umana.[45] La testa umana continuò a essere usata anche nel Nuovo Regno, come mostrano i canopi provenienti dalla tomba di Nebiri (QV30), nella Valle delle Regine, e conservati al Museo Egizio di Torino.[41] Nella XVIII dinastia comparve un terzo tipo di contenitore: piccole maschere facciali applicate ai pacchetti dei visceri, o piccoli sarcofagi destinati ad accoglierli.[56]
Figurine di cera e ritorno dei visceri nel corpo
[modifica | modifica wikitesto]L'abitudine di rimettere gli organi nella cavità del corpo cominciò nella XX dinastia: nella mummia di Ramses V essi furono deposti sciolti nella cavità, insieme a segatura.[58] La pratica si sviluppò nella XXI dinastia e cessò quasi del tutto dopo la XXII.[58] Gli organi venivano prima trattati con il sale, poi cosparsi di segatura di legni aromatici e avvolti in quattro pacchetti separati; ciascuno era spesso avvolto attorno a una figurina di cera del dio che gli corrispondeva e riportato nel corpo.[58] Chiusa l'incisione praticata per estrarre i visceri, questa veniva coperta con una placca di cera o di metallo, in genere incisa con l'occhio udjat.[59]
Le figurine erano per lo più di cera d'api, ma se ne conoscono anche di resina, di argilla rivestita di cera, di ceramica e di faience egizia.[58] Almeno diciotto delle centocinquantatré mummie dei sacerdoti di Amon rinvenute a Bab el-Gusus, presso Deir el-Bahari, ne erano provviste.[58] L'intestino tenue veniva ripiegato più volte fino a formare un pacchetto allungato, dentro il quale si collocava di solito una figurina di Qebehsenuf; il fegato veniva arrotolato a formare un tubo cavo, dentro il quale si poneva di solito una figurina di Imset.[58]
Con questa pratica i corredi di vasi canopi divennero meno frequenti e, quando compaiono, sono vuoti e recano formule di offerta invece delle consuete formule di protezione.[59] L'uso delle figurine di cera potrebbe essere cominciato già alla fine della XX dinastia; dopo la XXI si trova di rado, con qualche caso nella necropoli del Ramesseum in tombe riutilizzate durante la XXII dinastia e una rara attestazione nella XXV, nella mummia di Irtyru, dove le figurine erano avvolte fra le bende.[59]
Canopi fittizi
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Nel Terzo periodo intermedio gli organi mummificati venivano ricollocati nella cavità corporea, oppure avvolti in un unico fagotto allungato deposto tra le gambe. Le sepolture di rango elevato potevano comunque comprendere recipienti pieni, privi di cavità interna: i cosiddetti canopi fittizi (o falsi canopi), usati per la protezione rituale.[1] Un gruppo in calcare, datato allo stesso periodo (Cat. 3307/01-04), è conservato al Museo Egizio di Torino.[60] Sotto la XXVI e la XXVII dinastia i canopi tornarono a contenere gli organi; nel Periodo tolemaico i vasi non compaiono più nei corredi archeologici.[1]
- Canopo fittizio in calcare, Terzo periodo intermedio, 1076-722 a.C.; Museo Egizio di Torino (Cat. 3307/02).[60]
- Canopo fittizio in calcare, Terzo periodo intermedio, 1076-722 a.C.; Museo Egizio di Torino (Cat. 3307/03).[60]
- Canopo fittizio in calcare, Terzo periodo intermedio, 1076-722 a.C.; Museo Egizio di Torino (Cat. 3307/04).[60]
Confusione degli attributi
[modifica | modifica wikitesto]Il rapporto fra il dio nominato nell'iscrizione e la testa scolpita sul coperchio non fu sempre rispettato. Nel catalogo dei canopi iscritti conservati nelle collezioni ceche si contano sei casi di discordanza: vasi che nominano Hapi ma recano una testa di canide, vasi che nominano Duamutef ma portano una testa di falco, e altre combinazioni analoghe.[61] Per una serie della XXVI dinastia si è potuto stabilire che lo scambio avvenne in antico, perché i coperchi risultano incollati ai vasi con la resina impiegata nella mummificazione degli organi.[61]
Scambi dello stesso tipo si osservano anche nelle serie di figurine di cera, dove capita che due dei quattro dei abbiano entrambi testa umana o entrambi testa di canide: con ogni probabilità un errore degli imbalsamatori.[59] Più in generale, l'attribuzione di un organo a ciascun dio non fu mai una regola rigida: Hapi e Duamutef si scambiano talvolta i ruoli e Duamutef e Qebehsenuf si scambiano in alcuni casi le teste, soprattutto nel Terzo periodo intermedio.[11]
Testimonianze materiali
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Immagini e nomi dei quattro dei compaiono su vasi, cassette canopiche, sarcofagi, papiri, amuleti e rivestimenti della mummia.[63][64][62]
Vasi e cassette canopiche
[modifica | modifica wikitesto]I vasi contenevano gli organi mummificati separatamente e una cassetta poteva riunire l'intero gruppo di quattro recipienti; quella di Gua, al British Museum, racchiudeva quattro vasi di calcite con coperchi lignei dipinti a testa umana, tre dei quali conservano pacchetti di lino.[56][65] Il corredo di Psamtek, nello stesso museo, comprende invece recipienti in faience egizia (faience egizia), con coperchi a forma della testa del dio associato a ciascun vaso.[66]
Le iscrizioni sui recipienti identificavano il dio incaricato di proteggere il contenuto: sul vaso di Manhata conservato al Metropolitan Museum of Art, il testo pone l'organo sotto la protezione di Duamutef.[67]
Sarcofagi e papiri
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Sarcofagi e papiri raffigurano i figli di Horo in scene e formule funerarie diverse. Nel complesso funerario di Henettawy, della XXI dinastia, il coperchio esterno li mostra dietro altari con offerte; sul secondo, le figure occupano una serie di cappelle insieme ad altre divinità.[63] Le bande dipinte sul sarcofago intermedio di Kha, della XVIII dinastia, recano invece formule e preghiere che invocano la loro protezione sul corpo del defunto.[69] Le loro figure furono inoltre incise, in alcuni casi, sulle placche destinate a coprire l'incisione dell'imbalsamazione, come sulla placca d'oro della regina Henettawy.[11]
Nel papiro funerario di Iuefankh, conservato al Museo Egizio di Torino, una vignetta mostra i quattro dei, raffigurati come vasi canopi, intorno a una cassetta con testa umana.[70] Nella tomba di Nefertari, la scena 4 della parete nord accosta invece due coppie dei figli di Horo a una cassetta canopica sormontata da Anubi.[24]
Amuleti, reticelle e involucri della mummia
[modifica | modifica wikitesto]Le figure dei figli di Horo venivano fissate alle bende oppure alle reticelle di perline che coprivano la mummia.[71][62] In un gruppo del Terzo periodo intermedio conservato al British Museum, tre serie di fori sul retro di ciascun amuleto permettevano di cucirlo senza lasciare visibili i punti.[64] La mummia di Ameniryirt, datata alla XXV dinastia e conservata al British Museum, è avvolta da una reticella di perline in faience egizia; quattro figure dei figli di Horo, in argilla cotta sottile e disposte in fila verso sinistra, sono cucite sulle bende nella parte inferiore dell'addome.[72]
Il Museo Egizio di Torino conserva quattro ritagli di una copertura di mummia dell'Epoca tarda, uno per ciascun figlio di Horo.[73] La reticella S. 5291, proveniente dalla Valle delle Regine e datata alla XXV dinastia, reca sul petto uno scarabeo alato e le immagini dei quattro figli di Horo.[62] Dalla stessa necropoli provengono anche amuleti in faience egizia di Imset, Hapi, Duamutef e Qebehsenuf, datati al 722-332 a.C.[74][75][76][77]
- Amuleto in faience egizia di Qebehsenuf, 722–332 a.C., dalla Valle delle Regine; Museo Egizio di Torino (S. 5357/02).[77]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Onderka, 2022, p. 151
- 1 2 3 4 5 Mathieu, 2008, p. 8
- 1 2 3 4 T.G. Allen, 1974, p. 29
- 1 2 3 4 5 6 7 T.G. Allen, 1974, p. 91
- ↑ (EN) Canopic Jar - Late Period, su metmuseum.org, The Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 30 luglio 2026.
- 1 2 3 T.G. Allen, 1974, p. 150
- 1 2 3 4 Raven, 2005, p. 52
- 1 2 3 Mathieu, 2008, pp. 11-13
- 1 2 3 4 5 Mathieu, 2008, p. 9
- ↑ (EN) Papyrus of Ani, frame 4, su britishmuseum.org, The British Museum. URL consultato il 30 luglio 2026.
- 1 2 3 4 Enany, 2021, p. 73
- 1 2 Wilkinson, 2008, p. 3
- ↑ (EN) Amuletic Figure of Imsety, Son of Horus, su art.thewalters.org, The Walters Art Museum. URL consultato il 30 luglio 2026.
- 1 2 (DE) Jms.tj (Lemma ID 26460), su thesaurus-linguae-aegyptiae.de, Thesaurus Linguae Aegyptiae, 7 agosto 2025. URL consultato il 30 luglio 2026.
- 1 2 (DE) Ḥp.y (Lemma ID 104090), su thesaurus-linguae-aegyptiae.de, Thesaurus Linguae Aegyptiae. URL consultato il 30 luglio 2026.
- 1 2 3 (DE) Dwꜣ-mw.t=f (Lemma ID 178060), su thesaurus-linguae-aegyptiae.de, Thesaurus Linguae Aegyptiae, 7 agosto 2025. URL consultato il 30 luglio 2026.
- 1 2 3 (DE) Qbḥ-sn.w=f (Lemma ID 160390), su thesaurus-linguae-aegyptiae.de, Thesaurus Linguae Aegyptiae, 7 agosto 2025. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ↑ Wilkinson, 2008, p. 5
- ↑ J.P. Allen, 2005, p. 429
- 1 2 3 4 Mathieu, 2008, p. 11
- ↑ Stele centinata dedicata da Hersenef, figlio di Padibastet, a Ra-Harakhty, Iside e ai quattro figli di Horus, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 30 luglio 2026.
- 1 2 T.G. Allen, 1974, p. 92
- 1 2 3 Raven, 2005, p. 43
- 1 2 3 (EN) QV 66, Tomb of Nefertari, su archiviofotografico.museoegizio.it, Museo Egizio, 2024. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ↑ (EN) Egypt in the Old Kingdom (ca. 2649-2130 B.C.), su metmuseum.org, The Metropolitan Museum of Art, 2019. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ↑ J.P. Allen, 2005, p. 32
- ↑ J.P. Allen, 2005, p. 74
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- ↑ J.P. Allen, 2005, p. 156
- ↑ J.P. Allen, 2005, p. 292
- 1 2 3 Mathieu, 2008, p. 10
- ↑ J.P. Allen, 2005, p. 194
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- ↑ Rivestimento interno del sarcofago di Iqer, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 30 luglio 2026.
- 1 2 Raven, 2005, p. 42
- ↑ (EN) Papyrus, EA10554,9, su britishmuseum.org, The British Museum. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ↑ T.G. Allen, 1974, p. 114
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- ↑ (EN) A Complete Set of Canopic Jars, su art.thewalters.org, The Walters Art Museum. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ↑ Raven, 2005, p. 48
- 1 2 Vaso canopo con coperchio a testa umana, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ↑ Raven, 2005, p. 46
- 1 2 3 4 Raven, 2005, p. 44
- ↑ (EN) Canopic jar of princess Sithathoryunet - Imseti, su metmuseum.org, The Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 30 luglio 2026.
- 1 2 (EN) Canopic jar of princess Sithathoryunet - Hapy, su metmuseum.org, The Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ↑ (EN) Canopic jar of princess Sithathoryunet - Duamutef, su metmuseum.org, The Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ↑ (EN) Canopic Jar of Princess Sithathoryunet - Qebehsenuef, su metmuseum.org, The Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ↑ (EN) Canopic jar - New Kingdom, su metmuseum.org, The Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ↑ Raven, 2005, p. 45
- ↑ Mathieu, 2008, p. 12
- ↑ Mathieu, 2008, p. 13
- ↑ Vaso canopo con coperchio a testa umana a nome di Amenemhab, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ↑ Vaso canopo di Ptahhotep con coperchio a testa umana, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 30 luglio 2026.
- 1 2 (EN) Funerary amulet depicting one of the Four Sons of Horus, Duamutef, su metmuseum.org, The Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ↑ Coperchio di vaso canopo a testa umana, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 30 luglio 2026.
- 1 2 3 Onderka, 2022, p. 149
- ↑ Galassi et al., 2017, p. 76
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Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) James P. Allen, The Ancient Egyptian Pyramid Texts (PDF), a cura di Peter Der Manuelian, Atlanta, Society of Biblical Literature, 2005, ISBN 9781589831827.
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- (EN) Richard H. Wilkinson, Anthropomorphic Deities, in UCLA Encyclopedia of Egyptology, 2008, pp. 1-9.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Canopic jars, su ucl.ac.uk, 2001.
- (DE) Thesaurus Linguae Aegyptiae, su thesaurus-linguae-aegyptiae.de.
- Collezioni online, su collezioni.museoegizio.it.