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Eliopoli

Coordinate: 30°07′45.85″N 31°18′26.93″E
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Eliopoli
Obelisco di Sesostri I nell'area dell'antica Eliopoli.
Nome originale Ỉwnw; Ἡλίου πόλις
Cronologia
Fondazione Periodo predinastico
Amministrazione
Territorio controllato tredicesimo nomo del Basso Egitto
Dipendente da Antico Egitto
Territorio e popolazione
Lingua egizio, greco antico
Localizzazione
Stato attuale Egitto (bandiera) Egitto
Località Il Cairo, el-Matariya e Ayn Shams
Coordinate 30°07′45.85″N 31°18′26.93″E
Altitudine 22 m s.l.m.
Cartografia
Mappa di localizzazione: Egitto
Eliopoli
Eliopoli
Il Basso Egitto. Eliopoli sorgeva poco a nord di Menfi.
Eliopoli
Heliopolis
Area del temenos: lato sud ed est dell'obelisco di Sesostri I, con una sakia sullo sfondo, in una immagine dell'Archivio fotografico del Museo Egizio di Torino relativa agli scavi di Ernesto Schiaparelli, 1903-1906.[1]
CiviltàAntico Egitto
UtilizzoCentro politico e religioso
EpocaPeriodo predinastico-Egitto romano
Localizzazione
StatoEgitto (bandiera) Egitto
Altitudine22 m s.l.m.
Mappa di localizzazione
Map

Eliopoli (egizio antico: Ỉwnw, Iunu; greco antico: Ἡλίου πόλις, Heliopolis, "città del Sole") fu una città dell'antico Egitto, capitale del tredicesimo nomo del Basso Egitto e uno dei più importanti centri religiosi del Paese. Il sito si trova nell'area del Cairo, presso el-Matariya e Ayn Shams, sulla sponda orientale del Nilo.[2]

Eliopoli fu tra i principali centri del culto solare dell'antico Egitto: il suo santuario maggiore era dedicato a Ra-Atum ed era il centro del culto di Ra.[3][4] Il sito fu abitato almeno dal periodo predinastico e rimase attivo per tutta la storia faraonica;[5] la maggior parte degli edifici andò però distrutta o fu smantellata per ricavarne materiali da costruzione, in età romana prima, poi nei periodi omayyade, fatimide e mamelucco.[4] Dell'antica città resta nel luogo originario soltanto l'obelisco di Sesostri I, il principale monumento superstite del tempio di Ra-Atum.[6]

O28W24
O49
Eliopoli
in geroglifici

Il nome egizio della città era Ỉwnw, trascritto di solito come Iunu e interpretato come "città dei pilastri"; il nome greco Ἡλίου πόλις, latinizzato in Heliopolis, unisce invece ἥλιος ("Sole") e πόλις ("città"), che significa dunque "città del Sole", e la forma latina Solis oppidum riprende lo stesso riferimento.[2][3]

Il nome copto era ⲱⲛ, mentre nelle fonti greche ricorre anche la forma Ὠν. Nella tradizione biblica la città è ricordata come On e, nel Libro di Ezechiele, come Awen, mentre nelle iscrizioni egizie compaiono forme composte quali Ỉwnw-mḥty, Ỉwnw-wr, Ỉwnw-Rʿ e Pr-Rʿ.[2][7]

Periodo egizio

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Il sito di Eliopoli fu abitato fin dal periodo predinastico e conobbe una fase di forte sviluppo tra l'Antico Regno e il Medio Regno; gli scavi hanno messo in luce livelli predinastici al di sotto di strutture templari più tarde, a riprova di una frequentazione ininterrotta del luogo sacro per millenni.[5] Durante il Medio Regno Sesostri I avviò un'intensa attività edilizia nel santuario di Ra-Atum: il papiro di Berlino riporta la decisione del sovrano di ricostruire il tempio di Atum a Eliopoli, e l'obelisco ancora visibile nell'area appartiene proprio a questa fase, costituendo il principale monumento superstite del santuario del Medio Regno.[8]

Durante il periodo di Amarna il re Akhenaton introdusse a Eliopoli il culto di Aton, il disco solare deificato, erigendo un tempio chiamato Wetjes Aten. I blocchi in talatat (piccole pietre squadrate tipiche dell'architettura amarniana) provenienti da questa costruzione furono reimpiegati nelle mura medievali del Cairo, dove sono ancora visibili in alcune porte della città.[9][10] Dalle epoche successive si conservano resti del Nuovo Regno, della XX dinastia e del periodo tardo: blocchi, statue e altri materiali del santuario mostrano la vitalità del sito lungo tutta la storia faraonica.[11]

Periodo greco-romano

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L'obelisco Flaminio a Roma, proveniente da Eliopoli e collocato in piazza del Popolo.

La città è menzionata da numerosi autori greci e romani, tra cui Claudio Tolomeo, Erodoto, Strabone, Diodoro Siculo, Plutarco, Diogene Laerzio, Giuseppe Flavio, Pomponio Mela, Cicerone, Plinio il Vecchio e Tacito: Strabone, nel I secolo a.C., la descrive con i templi abbandonati e la città quasi disabitata.[2][14]

In età romana la città fece parte prima della provincia d'Egitto, poi, con la riorganizzazione di Diocleziano, della provincia dell'Egitto Erculeo; infine, con le riforme di Teodosio I, fu inclusa nella provincia denominata Augustamnica.[2] Nel frattempo parte degli obelischi del santuario era stata trasportata in altre città del Delta del Nilo o portata via mare fino a Roma.[15][16]

Età medievale e moderna

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Eliopoli in un'illustrazione ottocentesca dal capitolo De Memphis à Heliopolis dell'opera L'Homme et la Terre.

La fondazione del Cairo, a circa 10 km a sud-ovest di Eliopoli, accelerò la rovina definitiva della città antica: la maggior parte degli edifici superstiti fu demolita per ricavarne pietre da costruzione, in un processo iniziato già in età romana e proseguito nei periodi omayyade, fatimide e mamelucco.[4]

Il 20 marzo 1800 la zona dell'antica Eliopoli fu teatro della battaglia di Eliopoli, combattuta durante la campagna d'Egitto tra le truppe francesi del generale Jean-Baptiste Kléber e l'esercito ottomano del gran visir Yusuf Pasha: i Francesi vinsero e nei giorni seguenti inseguirono l'esercito ottomano in ritirata.[17]

Il quartiere moderno di Heliopolis, a est del Cairo, fu costruito a partire dal 1905 per iniziativa del barone belga Édouard Empain: progettato come città nuova in pieno deserto, a circa 10 km a nord-est del Cairo, fu unito alla capitale da una ferrovia elettrica e da due linee di tram. In questo sobborgo si trovano il Palazzo del barone Empain e il Palazzo di el-Orouba.[18]

Scavi e ricerche archeologiche

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Trincea nell'area sud-orientale del temenos, con rotaie per carrelli Decauville, in una immagine dell'Archivio fotografico del Museo Egizio di Torino relativa agli scavi Schiaparelli, 1903-1906.[1]

L'interesse archeologico per Eliopoli risale almeno al XIX secolo, quando Karl Richard Lepsius documentò il sito nel corso delle sue ricerche in Egitto.[19] All'epoca gran parte dell'antica città era già distrutta o sepolta dagli insediamenti moderni, rendendo difficile qualsiasi scavo sistematico; prima però che l'espansione urbana del Novecento cancellasse il poco che restava, molte strutture furono registrate con piante, disegni e fotografie, conservando notizie di zone oggi scomparse.[20][21]

Tra il 1903 e il 1906 Ernesto Schiaparelli, direttore del Museo Egizio di Torino, condusse una campagna di scavo nell'area del tempio solare e del tempio di Mnevis, fissandone le fasi in un ricco archivio fotografico oggi conservato al Museo Egizio di Torino.[22] La missione lavorò in condizioni difficili, su terreni frammentati tra proprietà pubbliche e private e con la falda acquifera alta che minacciava gli strati più profondi; lo studio di quegli archivi ha poi permesso di localizzare con maggiore precisione le aree scavate da Schiaparelli, raffrontandole con le ricerche più recenti.[23]

Nel 1912 Flinders Petrie ed Ernest Mackay rilevarono l'area di Eliopoli e pubblicarono i risultati nel volume Heliopolis, Kafr Ammar and Shurafa, con capitoli dedicati al sito, alla struttura identificata come antica fortificazione, all'obelisco di Thutmose III e ai resti più tardi visibili nell'area. Le tavole del volume — fotografie, piante, disegni dei materiali — restano un riferimento prezioso per ricostruire l'aspetto del sito prima delle trasformazioni novecentesche.[24]

Dal 2012 il sito è indagato dalla missione egiziano-tedesca diretta da Dietrich Raue, che ha rimesso in luce settori del recinto templare, quartieri artigianali, edifici monumentali e fasi di frequentazione dal periodo predinastico all'età romana.[25] Confrontando le trincee di Schiaparelli con i rilievi di Petrie e con i nuovi scavi è stato possibile ricondurre a zone precise del temenos — il recinto sacro del tempio — molti materiali conservati nei musei.[26] Nel 2017 gli archeologi hanno portato alla luce i frammenti di un colosso reale in quarzite, inizialmente attribuito a Ramses II e successivamente identificato come raffigurazione di Psammetico I; nello stesso settore sono stati trovati frammenti architettonici e scultorei relativi alle fasi tarde del santuario.[27]

Veduta del museo all'aperto di Eliopoli, nell'area di el-Matariya.

Localizzazione

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Planimetria dell'area delle rovine di Eliopoli, estratta dalla tavola 1.BI.55 dei Denkmäler aus Aegypten und Aethiopien di Karl Richard Lepsius (Lepsius-Projekt Sachsen-Anhalt).

L'antica Eliopoli sorgeva nella periferia nord-orientale del Cairo, nell'area di el-Matariya; le ricerche archeologiche moderne interessano anche porzioni dei quartieri di Arab el-Hisn, Ayn Shams e Arab el-Tawil, e il cuore del sito si individua attorno all'obelisco di Sesostri I, rimasto nel luogo originario del santuario.[4][30] La città doveva la sua importanza anche alla posizione strategica: si trovava lungo le vie di collegamento tra l'Asia, il Sinai e l'interno del continente africano, oltre che sull'asse nord-sud della valle del Nilo.[31]

Piano delle rovine e del recinto di Eliopoli nella Description de l'Égypte (New York Public Library Digital Collections).

La pianta urbana di Eliopoli è ancora in gran parte sconosciuta, poiché le strutture antiche furono demolite e le aree occupate da costruzioni moderne; gli scavi hanno tuttavia individuato strutture templari, laboratori artigianali e materiali che coprono un arco cronologico dal periodo predinastico all'età romana.[32] Il centro monumentale era il grande recinto sacro dedicato a Ra-Atum, attorno al quale si estendevano edifici religiosi, aree di servizio e quartieri residenziali.[30]

Ricostruire l'estensione originaria del complesso resta difficile, perché i livelli antichi furono sconvolti dal reimpiego dei materiali e dalle costruzioni successive. Non sappiamo con certezza quale aspetto avesse il principale luogo di culto nell'Antico Regno: poteva trattarsi di una pietra sacra, di un edificio o di un'altra struttura ; in quell'epoca il culto eliopolitano si intrecciava strettamente con la regalità e con i monumenti funerari dei sovrani del Basso Egitto.[33]

Tempio di Ra-Atum

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Il grande tempio solare della città era dedicato a Ra-Atum; l'unico monumento conservato nella sua posizione originaria è l'obelisco di Sesostri I, che costituisce il punto di riferimento principale per orientarsi nel sito.[30]

I rilievi topografici hanno individuato resti delle mura del recinto sacro, basi monumentali e altri elementi architettonici, permettendo di abbozzare la pianta del complesso. Il tempio era orientato lungo un asse di circa 107°, orientamento che rispecchia il carattere solare del culto eliopolitano.[34]

Gli obelischi erano i monumenti più caratteristici del santuario di Eliopoli, fungendo da simboli del culto solare; quello di Sesostri I, ancora in piedi nell'area archeologica, appartiene ai lavori del Medio Regno ed è uno dei punti di riferimento per ricostruire l'orientamento del tempio di Ra-Atum.[35]

Con la conquista romana dell'Egitto, molti obelischi del santuario furono trasferiti ad Alessandria e portati poi via mare fino a Roma: nel 13/12 a.C. due obelischi furono spostati da Eliopoli ad Alessandria prima di essere imbarcati alla volta di Roma, richiedendo navi appositamente costruite, probabilmente grandi imbarcazioni a doppio scafo.[15][36] Tra gli obelischi eliopolitani giunti a Roma figurano l'obelisco Flaminio e l'obelisco di Montecitorio, collocati rispettivamente nell'area del Circo Massimo e nel Campo Marzio in età augustea.[37]

Trincea nel tempio di Mnevis con frammenti del naos di Psammetico I, in una immagine dell'Archivio fotografico del Museo Egizio di Torino relativa agli scavi Schiaparelli, 1903-1906.[39]

Eliopoli ospitava anche il culto del toro Mnevis, noto da tombe e monumenti del Nuovo Regno; come gli altri animali sacri dell'antico Egitto, Mnevis era considerato un'incarnazione terrena della divinità di riferimento, in questo caso Ra.[40][41] Negli inventari della missione Schiaparelli i materiali provenienti dal tempio di Mnevis furono separati da quelli del tempio principale, del kôm e delle altre zone scavate, rendendo poi possibile ricondurre ai rispettivi luoghi di rinvenimento molti oggetti oggi conservati nei musei.[42]

Le fotografie dell'Archivio fotografico del Museo Egizio di Torino mostrano trincee, muri e frammenti architettonici dell'area del tempio di Mnevis, insieme ad altre zone destinate ai culti della città e al grande temenos; il raffronto tra questi archivi storici e i nuovi scavi egiziano-tedeschi consente di tenere distinte le aree indagate da Schiaparelli da quelle esplorate più di recente.[43]

Vaso canopo in alabastro appartenuto a un toro Mnevis, XXVI dinastia; Museo Arqueológico Nacional de España (inv. 1973/44/1).

Eliopoli aveva una vasta area funeraria che si estendeva oltre i confini del recinto templare, nell'area oggi coperta dai quartieri di Ayn Shams e Arab el-Hisn; gli scavi della missione egiziano-tedesca hanno messo in luce sepolture e strutture funerarie a partire almeno dall'Antico Regno, con frequentazione ininterrotta fino al periodo tardo; in particolare l'Area 151 è identificata come necropoli dell'Antico Regno. Tra i materiali funerari portati alla luce figurano resti di cappelle sepolcrali, pozzi funerari, sarcofagi e iscrizioni riferibili a sacerdoti e funzionari del culto solare.[45]

A Eliopoli esisteva inoltre una zona funeraria riservata ai tori sacri a Mnevis; gli inventari di Schiaparelli e le fotografie del Museo Egizio di Torino distinguono quest'area dalle altre zone scavate, ma non bastano a definirne l'estensione precisa; i confini della necropoli dei tori si possono ricostruire solo parzialmente.[43]

Resti monumentali e materiali reimpiegati

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Testa di un colosso ramesside nel museo all'aperto di el-Matariya.

La distruzione dell'antica città disperse gran parte dei suoi monumenti: blocchi architettonici, statue e frammenti decorativi furono reimpiegati in edifici più tardi o trasferiti altrove in Egitto, mentre gli scavi moderni hanno rimesso in luce colossi, elementi architettonici, iscrizioni e rilievi databili a diverse epoche della storia faraonica.[46]

Tradizioni religiose e fonti antiche

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Pettorale con simbolo sacro e rappresentazioni di Atum e Ra-Horakhty, tardo Nuovo Regno-prima Terza età intermedia, 1295–945 a.C. ca.; Walters Art Museum (inv. 42.84).[49]

Teologia eliopolitana

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Schema dell'Enneade eliopolitana.

La centralità religiosa di Eliopoli si fondava sul culto solare, sulla figura di Atum, sulla cosmogonia e sull'Enneade — il gruppo di nove divinità primordiali nate dalla creazione — e i testi religiosi dell'Antico Regno la mettono in rapporto con l'origine del cosmo, con la regalità e con la legittimazione del potere faraonico.[20][50] Il legame diretto tra Eliopoli e Ra appare nelle fonti solo dalla fase finale dell'Antico Regno; prima di allora, le fonti disponibili riportano la città soprattutto ad Atum e all'Enneade.[51] Il titolo "il più grande dei veggenti di Eliopoli", tradizionalmente riferito al sommo sacerdote di Ra, nelle attestazioni più antiche non indica sempre una funzione sacerdotale, potendo avere anche un significato amministrativo.[52]

Nella forma più diffusa, l'Enneade eliopolitana comprendeva Atum, Shu, Tefnut, Geb, Nut, Osiride, Iside, Seth e Nefti.[50] La pietra benben — un monolito dalla cima appuntita venerato come simbolo della creazione — apparteneva al ciclo di Atum e di Eliopoli, ma nelle fonti dell'Antico Regno non è esplicitamente riferita a Ra; questo nesso appare con chiarezza solo in epoche successive.[53]

Fonti greche, romane e tradizioni testuali

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Nelle fonti greche e romane Eliopoli era celebrata come centro della sapienza dei sacerdoti egizi, in particolare della filosofia e dell'astronomia; Strabone la descrisse come una città di templi e abitazioni sacerdotali, ricordando la tradizione secondo cui Platone ed Eudosso avrebbero soggiornato presso i suoi sacerdoti, aggiungendo però che all'epoca della sua visita la città appariva già quasi deserta.[55]

Erodoto riporta che, stando agli abitanti di Eliopoli, la fenice avrebbe portato in città il corpo del padre avvolto nella mirra; Tacito riprende questo tema negli Annales, narrando di un'altra visita del leggendario uccello a Eliopoli.[56][57] Nella tradizione biblica Eliopoli corrisponde a On, menzionata nella Genesi come sede di Potifera, sacerdote di On e suocero di Giuseppe; in Ezechiele 30,17 compare la forma Awen, riferita allo stesso luogo.[7]

  1. 1 2 3 (EN) Heliopolis/Temenos and nearby areas/Moment of excavation, 1903-1906, su archiviofotografico.museoegizio.it, Archivio fotografico del Museo Egizio di Torino. URL consultato il 4 giugno 2026.
  2. 1 2 3 4 5 (EN) Heliopolis, su chloe.cnr.it, CNR - DHeLO/CHLOE. URL consultato il 3 giugno 2026.
  3. 1 2 (EN) Heliopolis, su globalegyptianmuseum.org, The Global Egyptian Museum. URL consultato il 3 giugno 2026.
  4. 1 2 3 4 Ashmawy, Raue e Connor, 2024, p. 1
  5. 1 2 Ashmawy, Raue e Connor, 2024, pp. 10-11
  6. Gabolde e Laisney, 2024, pp. 39-40
  7. 1 2 Offord, 1919, pp. 123-133
  8. Gabolde e Laisney, 2024, pp. 36, 39-42
  9. Ashmawy, Raue e Connor, 2024, pp. 4-5
  10. Ashmawy, Raue e Connor, 2024, p. 13
  11. Ashmawy, Raue e Connor, 2024, pp. 6-14
  12. Frammenti di rilievo provenienti da un edificio cultuale del re Djoser, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio di Torino. URL consultato il 4 giugno 2026.
  13. Sfinge di Tutmosi III, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio di Torino. URL consultato il 4 giugno 2026.
  14. Strabone, Geografia, XVII, 1, 27
  15. 1 2 Dietze e Ugliano, 2022, p. 1
  16. Wirsching, 2000, p. 273
  17. Tchoudinov, 2015, pp. 5, 8, 46
  18. Volait e Minnaert, 2003, parr. 2-4, 29
  19. Lepsius, 1849, tav. 1.BI.55
  20. 1 2 Ashmawy, Raue e Connor, 2024, pp. 1-2
  21. Dietze e Ugliano, 2022, pp. 1-3
  22. Dietze e Ugliano, 2022, pp. 2-8
  23. Dietze e Ugliano, 2022, pp. 2-3, 9-18
  24. Petrie e Mackay, 1915, pp. 1-7; tavv. I-XV
  25. Ashmawy, Raue e Connor, 2024, pp. 1-3, 6-14
  26. Dietze e Ugliano, 2022, pp. 9-18
  27. Ashmawy, Raue e Connor, 2024, pp. 14-15
  28. 1 2 3 (EN) Heliopolis/Temple area/Temple area, 1904, su archiviofotografico.museoegizio.it, Archivio fotografico del Museo Egizio di Torino. URL consultato il 4 giugno 2026.
  29. 1 2 (EN) Heliopolis/Kom/Kom, 1903-1906, su archiviofotografico.museoegizio.it, Archivio fotografico del Museo Egizio di Torino. URL consultato il 4 giugno 2026.
  30. 1 2 3 Gabolde e Laisney, 2024, pp. 29-30
  31. Nuzzolo e Krejčí, 2017, p. 358
  32. Ashmawy, Raue e Connor, 2024, pp. 1-2, 6-14
  33. Nuzzolo e Krejčí, 2017, pp. 361-366
  34. Gabolde e Laisney, 2024, pp. 29-30, 39-44
  35. Gabolde e Laisney, 2024, pp. 29-30, 36-42
  36. Wirsching, 2000, pp. 273-283
  37. Wirsching, 2000, pp. 273-274
  38. (EN) Heliopolis/Temenos and nearby areas/19th century pictures, su archiviofotografico.museoegizio.it, Archivio fotografico del Museo Egizio di Torino. URL consultato il 4 giugno 2026.
  39. 1 2 (EN) Heliopolis/Temple of Mnevis/Temple of Mnevis, 1904, su archiviofotografico.museoegizio.it, Archivio fotografico del Museo Egizio di Torino. URL consultato il 4 giugno 2026.
  40. Dietze e Ugliano, 2022, pp. 2-5
  41. Dodson, 2009, p. 1
  42. Dietze e Ugliano, 2022, pp. 4-6
  43. 1 2 Dietze e Ugliano, 2022, pp. 2-18
  44. Statuetta di toro Mnevis, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio di Torino. URL consultato il 4 giugno 2026.
  45. Ashmawy, Raue e Connor, 2024, pp. 10-14
  46. Ashmawy, Raue e Connor, 2024, pp. 1, 6-14
  47. Frammento di tavoletta con il nome del faraone Ramesse II, chiamato "Signore di Eliopoli", su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio di Torino. URL consultato il 4 giugno 2026.
  48. Naos ricomposto da 11 frammenti con vaste integrazioni, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio di Torino. URL consultato il 4 giugno 2026.
  49. (EN) Pectoral with Sacred Symbol and Representation of Atum and Re-Harakhte on the Other Side, su art.thewalters.org, Walters Art Museum. URL consultato il 4 giugno 2026.
  50. 1 2 Nuzzolo e Krejčí, 2017, p. 370
  51. Nuzzolo e Krejčí, 2017, p. 357
  52. Nuzzolo e Krejčí, 2017, pp. 366-368
  53. Nuzzolo e Krejčí, 2017, pp. 357, 371
  54. Vaso votivo ricomposto da due frammenti con Amenhotep III davanti al dio Atum, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio di Torino. URL consultato il 4 giugno 2026.
  55. Strabone, Geografia, XVII, 1, 27-29
  56. Erodoto, Storie, II, 73
  57. Tacito, Annali, VI, 28
Fonti classiche
Fonti critiche
Approfondimenti

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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