Vai al contenuto

Crosia

Coordinate: 39°34′N 16°46′E
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Crosia
comune
Crosia – Stemma
Crosia – Bandiera
Crosia – Veduta
Crosia – Veduta
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Calabria
Provincia Cosenza
Amministrazione
SindacoMaria Teresa Aiello (lista civica Insieme) dal 10-6-2024
Territorio
Coordinate39°34′N 16°46′E
Altitudine230 m s.l.m.
Superficie21,1 km²
Abitanti9 628[1] (31-5-2026)
Densità456,3 ab./km²
FrazioniFiumarella, Mirto, Pantano, Sorrenti, Cocurici, Parrilla, Macchie, Misule, Trionto, Sottoferrovia, Loc. Verdesca, Mirto Castello, Cuppo, Quadricelli
Comuni confinantiCalopezzati, Corigliano-Rossano
Altre informazioni
Cod. postale87060
Prefisso0983
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT078047
Cod. catastaleD184
TargaCS
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Nome abitanticrosioti[3]
Patronosan Michele Arcangelo
Giorno festivo29 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Crosia
Crosia
Crosia – Mappa
Crosia – Mappa
Posizione del comune di Crosia all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Crosia (Crusìa in calabrese[4]) è un comune italiano di 9 628 abitanti[1] della provincia di Cosenza. Il territorio comunale è essenzialmente incastonato nelle valli formate dal fiume Trionto e dal torrente Fiumarella, con il capoluogo comunale posto in collina a 230 metri s.l.m, e la frazione di Mirto, distante 6 km, che è bagnata dal mar Ionio.

Origini del nome

[modifica | modifica wikitesto]

Il comune viene spesso erroneamente conosciuto con il nome della frazione Mirto (o Mirto-Crosia). Ciò è dovuto al fatto che la popolosa frazione sviluppatasi sul litorale, nel corso degli anni ha provocato un decentramento e lo spopolamento del centro storico per via dell'assenza dei più essenziali servizi. Secondo una tradizione locale, priva di riscontri, Crosia sarebbe stata fondata nell'età del Bronzo dai compagni di Enea, durante il suo lungo viaggio verso la foce del Tevere; arrivati alla foce del Trajes (il fiume Trionto), decisero di costituire un insediamento in quel territorio dedicandolo a Kreusa, nome della prima moglie di Enea (figlia di Priamo, re di Troia), morta all'inizio del viaggio da Troia.

II toponimo, secondo il filologo Gerhard Rohlfs, e prima di lui dal Lenormant, dal greco «chrusea» (= luogo d'oro), e messo in relazione alle miniere d'oro e d'argento della zona, le più famose delle quali sono rimaste in funzione a Longobucco fino al sec. XVIII. Marafioti nel 1601 lo chiama Crisia.

È già noto come Crusia agli inizi del XIV sec. d.C.[5] [6]

I suoi abitanti sono denominati Crosioti.[7]

Nella fase protostoriche antecedenti riscontrabili in alcuni reperti ceramici trovati nella bassa valle del Trionto, in loc. Columbia/Sorrenti di Crosia, attribuibili per caratteristiche morfologiche ad una fase avanzata dell'Età del Bronzo Antico (verso il XVII sec a.C.)[8]

Nell'età classica l'area risulta ricadere nella sfera di influenza della città magno-greca di Sybaris, fino alla sua distruzione del 510 a.C., ad opera dei krotoniati[9].

È proprio sul Traente che in seguito una parte dei Sibariti scampati, invece di rifugiarsi a Lao e Scidro, tentò di ricostruire intorno alla metà del sec. V a.C. sul confine settentrionale del territorio, sul fiume Traente (Trionto), costituendo la Sibari sul Traente riportata dalle fonti storico-letterarie[10]. Essi però non vi rimasero a lungo, scacciati e uccisi dalla emergente popolazione italica dei Brettii.

In età ellenistica vi individuano insediamenti rurali, fattorie italiche spesso indiziate da piccole aree necropolari, site nei pressi della foce nelle località Santa Tecla e Masseria dei Forni. Resti materiali si rinvengono dispersi sulle sponde del torrente Fiumarella in località Casa Valle/ Pietra della Monaca; in questa località anche materiali di Età altomedievale, frammenti di ceramica ellenistica di IV-III sec. a.C.[8].

In età romana il territorio era attraversato dalla strada romana costiera jonica, un tratto che l'Itinerarium Antonini individua tra le statio di Roscianum (Rossano) e Paternum (Crucoli Torretta). In prossimità del delta del Trionto la strada abbandonava la direttrice ovest-est parallela alla costa per risalire il fiume fino ad un punto di guado favorevole. Questo è da collocare, molto probabilmente, all'altezza del km 4,5 della S.S. 531, in prossimità dell'attuale bivio che porta a Crosia centro[8]. Questa ipotesi ha conferma dalla presenza di villae di età romana in località Santa Tecla, Sant'Angelo/Quadricelli e Sorrento/Columbia[8].

Il Trionto, è stato teatro anche della di una battaglia posteriormente tra Goti e Bizantini, in località Caliò, durante la guerra greco-gotica (535-553 d.C.). [11]

Età medievale

[modifica | modifica wikitesto]

Durante il periodo feudale, Crosia fu dominio di 33 feudatari. Inizialmente di pertinenza dei feudatari di Rossano, tra i quali nel prima metà del Quattrocento di Niccolò Ruffo, ciambellano di corte di re Ladislao, morto senza figli. II feudo, che per diritto di successione spettava al marchese di Crotone come parente più prossimo, a causa dei contrasti con la corona, nel 1417, venne aggregato al principato di Rossano e concesso alla principessa Polissena Ruffo. A lei seguirono la sorella nel dominio di Covella Ruffo[12] ed il figlio di questa Marino Marzano. In seguito alla 2 congiura dei Baroni, di cui il Marzano fu «magna pars» contro la corona, il principato e quindi anche Crosia passarono al demanio regio. Nella seconda metà del Quattrocento passo per un breve periodo (1471-72) alla nobile famiglia dei Guindazzo[12], con Tommaso Guindazzo, signore anche di Pietrapaola e Cropalati; subentrarono i Cavaniglia.

Nel 1503 Crosia venne acquistato insieme a Caloveto e Cropalati da Ferdinando D'Aragona, la cui famiglia lo mantenne fino al 1593. In tale anno Maria d'Aragona lo cedette per 20650 ducati a Giovan Michele Mandatoriccio di Rossano. Il figlio di questi, Teodoro, nel 1625 ricevette da Filippo IV di Napoli il titolo di duca di Crosia[13], che aveva giurisdizione solo «intra parietes et in homines», del paese, mentre il territorio, essendo «in tenimentum» di Rossano, era sotto la giurisdizione feudale di quel principe[5]. Al Duca di Crosia spettava anche la Torre di S. Tecla, appartenente al sistema di torri vicereali costruita nel XV secolo con funzione di avvistamento e di difesa dagli attacchi turcheschi.

In età moderna, le famiglie che lo possedettero furono:

  • Mandatoriccio: i Mandatoriccio trasformarono Crosia in un vero e proprio ducato, fortificandola e dotandola di un castello; si estinse con Vittoria sposta con Giuseppe Sambiase nel 1625 ed ebbe in dote i feudi di Pietrapaola, Calopezzati, Calavita, Siela e Casale Mandatoriccio[14].
  • Sambiase: ultimi feudatari di Crosia prima dell'unità d'Italia. È Bartolo il 1º Duca di Crosia, anche Principe di Campana. Non avendo figli chiamò erede il suo fratello Felice Nicola istituendo un maggiorato di ducati 320 mila nella discendenza di lui, il cui ramo estinguendosi, chiamava a succedere il secondogenito vivente del Duca di Malvito, al quale ora i detti titoli sono ricaduti, essendosi estinti i discendenti di Felice Nicola in Ferdinando Sambiase ultimo Principe di Campana nel 1696[14][15].

Età contemporanea

[modifica | modifica wikitesto]

Fu danneggiato dai terremoti del 1638 e del 1783, ma più di tutti da quello del 25 aprile del 1836 è documentato come il più disastroso evento sismico dell'area di Crosia, che ha attivato un grosso movimento franoso che ha interessato tutto il versante orientale intorno al centro storico di Crosia, in località "Pietra della Monaca". Il terremoto del X grado della scala Mercalli, causò la quasi completa distruzione del villaggio: la zona dell'abitato detta "La Terra" fu ridotta a un cumulo informe di macerie, nel rimanente solo 23 case non crollarono completamente. Le vittime furono 140 (ca. 25%) e i feriti 230-250 su 570 abitanti.[12][16]

Di tutto il passato di Crosia rimane solamente qualche ricordo, o qualche reperto ritrovato. Crosia ha ritrovato la sua importanza a seguito delle cosiddette apparizioni mariane, avvenute nella chiesa della Madonna della Pietà che, dal 23 maggio 1987, hanno richiamato l'attenzione di molti pellegrini, teologi e scienziati.

Lo stemma e il gonfalone sono utilizzati dal comune anche se ancora privi di formale decreto di concessione. Nello stemma è rappresentato «un albero di quercia con ai lati un grappolo di uva ed un fascio di grano fra due torri»[17], con la campagna di verde, caricata dell'iscrizione su due righe cresis fecit nomen meum in lettere maiuscole d'oro. Il gonfalone è un drappo partito di bianco e di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose

[modifica | modifica wikitesto]
  • Chiesa matrice: dedicata a san Michele arcangelo (XVII sec.). Amministrata da don Salvatore Spataro
  • Chiesa di San Giovanni Battista: a Mirto, frazione di Crosia. Parroco don Giuseppe Ruffo.
  • Rettoria Madonna della Pietà: chiamata anche "Mater Dolorosa" (XVI sec.). Amministrata dal Rettore Don Giuseppe De Simone
  • Chiesa dell'Annunziata loc. Cozzo.
  • Chiesa del Divin Cuore di Gesù: a Mirto, frazione di Crosia - Parroco don Gino Esposito
  • Chiesa di San Francesco: a Sorrenti, frazione di Crosia. Amministrata da don Claudio Cipolla.
  • Chiesetta di Sant'Antonio attualmente allo stato di macerie situata nel Casino Vota.

Architetture civili

[modifica | modifica wikitesto]

Crosia e frutto di differenti stratificazioni e ricostruzioni, conserva testimonianze dei tempi più remoti soprattutto nella parte alta, in cui è possibile notare la diversa stratificazioni dei partiti murari degli edifici. Tra le testimonianze storico-architettoniche figurano: la chiesa di San Michele (forse sec. XI) d’impianto settecentesco e i resti di edifici medievali; ma è possibile ammirare anche esempi di palazzi nobiliari di fattura settecentesca[13].

  • Complesso feudale in rovina, conosciuto a livello locale come "Il Castello", antica masseria costruita come ampliamento di un precedente edificio di epoca normanna.[18]
  • Torre Santa Tecla: ubicata nei pressi di Fiumarella facente parte, insieme ad altre torri del Regno di Napoli, di un complesso sistema difensivo costiero;
  • Torre del Giglio situata in contrada Sorrento, di fronte al fiume Trionto, risalente al XV secolo
  • Casino Vota: vecchia e antica masseria diroccata situata nei pressi del torrente Fiumarella
  • Palazzo De Capua: residenza signorile
  • il cosiddetto “Castello di Mirto”, in realtà una masseria semi-fortificata costruita nel 1600 dal barone Giovan Michele Mandatoriccio[19], adibito alla fine del 1700, a quartiere generale delle truppe con a capo Francesco Ruffo di Baranello, fratello del cardinale Ruffo. Il castello facente parte dei possedimenti dei Sambiase, successivamente, insieme a gran parte del feudo passò a Carlo Messanelli;
  • Monumento ai Caduti situato nel tipico "Girun" del centro storico raffigurante un'aquila trafitta da una grossa lama

Evoluzione demografica

[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[20]

Tradizioni e folclore

[modifica | modifica wikitesto]

La festa patronale di san Michele Arcangelo si tiene annualmente nel centro storico di Crosia. Durante le festività si svolge il tradizionale "incanto", una vendita all'asta in i devoti offrono beni il cui ricavato viene usato per l'organizzazione dei vari eventi. Nel periodo pasquale si svolge nel centro storico di Crosia la "processione dei misteri" con il canto del "chiantu era Maronna".

L'economia del posto è basata principalmente sul settore primario. Le attività agricole sono sviluppate in maniera eterogenea su quasi tutto il territorio. Nella zona Pantano sono presenti coltivazioni agrumicole di clementine, arance, limoni e ortaggi. Nell'entroterra sono presenti coltivazioni cerealicole e foraggere utilizzate maggiormente per l'alimentazione del bestiame allevato. Si allevano bovini, ovini, suini e pollame. Da queste attività di allenamento si traggono carni e latticini venduti all'interno del mercato locale e nelle varie attività gastronomiche presenti nel territorio comunale. L'agricoltura assume in alcuni casi un carattere di sussistenza.

Trattandosi di una località marina, il turismo è molto fiorente nei mesi estivi e rappresenta per i commercianti del posto un'occasione di incremento per le loro entrate economiche. Sono presenti lidi sul lungomare e ristoranti tipici che preparano piatti tipici calabresi. Le spiagge libere sono accessibili direttamente dalla strada. Il tratto di mare Ionio che bagna la costa si fregia della Bandiera Blu delle spiagge, autorevole riconoscimento europeo assegnato dalla FEE.[21]

La pesca non è molto sviluppata ed è pratica generalmente a livello amatoriale e di sussistenza.

L'edilizia rappresenta un settore in espansione nonostante le difficoltà di una zona con condizioni economiche medio basse.

Infrastrutture e trasporti

[modifica | modifica wikitesto]

Crosia è servita dalla stazione di Mirto-Crosia, lungo la ferrovia Ionica, situata nella frazione di Mirto.

Amministrazione

[modifica | modifica wikitesto]
  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. Crosia - Enciclopedia - Treccani, su www.treccani.it. URL consultato l'8 agosto 2026.
  4. AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani., Milano, Garzanti, 1996, p. 240, ISBN 88-11-30500-4.
  5. 1 2 Storia del Comune di Crosia, su fmc.it. URL consultato l'8 agosto 2024.
  6. In un tassario del 1325, per es. è citato tra i casali di Rossano e vi figura un certo Basilio «Cappellanus Crusi» che deve pagare tari 3 e grani 5.
  7. Carlo Emilio Carlino, Dalla leggenda di Enea al fascino del Ducato di Teodoro Mandatoriccio (PDF), in La Voce, n. 12, 2016.
  8. 1 2 3 4 Ernesto Salerno - Le Terre Jonico-silane. Guida Archeologica (2015), su Gruppo Archeologico Krotoniate (GAK), 17 giugno 2020. URL consultato l'8 agosto 2024.
  9. Domenico Romanelli, Antica topografia istorica del regno di Napoli, Stamperia reale, 1815, pp. 15-16. URL consultato l'8 agosto 2024.
  10. Maurizio Paoletti, Sibari sul Traente, in Bibliografia topografica della colonizzazione greca in Italia e nelle Isole Tirreniche, vol. 18, n. 1, 2010, pp. 787-799. URL consultato l'8 agosto 2024.
  11. Fonte indefinita, da verificare
  12. 1 2 3 Luca De Rosis, Cenno storico della città di Rossano e delle sue nobili famiglie, Mosca, 1838, p. 50. URL consultato l'8 agosto 2024.
  13. 1 2 (EN) Crosia, centro storico, di crinale, collinare, lineare, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato l'8 agosto 2024.
  14. 1 2 conte Berardo Candida-Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia: Raccolte dal Conte Berardo Candida Gonzaga, Forni, 1875, pp. 192-197. URL consultato l'8 agosto 2024.
  15. Franco Emilio Carlino, Viaggio tra i Feudi della Sila Greca - Calopezzati, dai Mandatoriccio ai Sambiase, su EcoDelloJonio.it, 28 aprile 2024. URL consultato l'8 agosto 2024.
  16. IGNV Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Banca dati CFTI5Med - Scheda del terremoto, su storing.ingv.it. URL consultato l'8 agosto 2024.
  17. Comune di Crosia, Statuto comunale (PDF), Art. 6 c. 2a Stemma e gonfalone.
  18. Il Castello feudale di Mirto: il valore regale di un'antica masseria, su Meraviglie di Calabria, 30 novembre 2023. URL consultato il 13 febbraio 2024.
  19. Il castello di Mirto tornerà ad essere patrimonio della comunità di Crosia, su Lacnews24.it, 1º agosto 2018. URL consultato l'8 agosto 2024.
  20. Dati tratti da:
  21. Spiagge a misura di bambino, 12 bandiere verdi in Calabria, su ilcirotano.it, www.ilcirotano.it. URL consultato il 13-04-2015.

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàVIAF (EN) 242734402 · GND (DE) 4550271-7
  Portale Calabria: accedi alle voci di Wikipedia che parlano della Calabria