Casa di Lancaster
| Lancaster | |||||
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| Stato | |||||
| Casata di derivazione | |||||
| Titoli | |||||
| Fondatore | Edmondo Plantageneto, I conte di Lancaster (prima casa) Giovanni Plantageneto, I duca di Lancaster (seconda casa) | ||||
| Ultimo sovrano | Enrico VI d'Inghilterra | ||||
| Data di fondazione | 1267 | ||||
| Data di estinzione | 1471 | ||||
| Data di deposizione | 1461 (prima) 1471 (seconda) | ||||
| Etnia | Inglese | ||||
| Rami cadetti |
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| La rosa rossa di Lancaster | |
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| Blasonatura | |
| Rosa inglese di rosso, bottonata d'argento e punteggiata di verde |
La casa di Lancaster fu una nobile famiglia medievale del Regno d'Inghilterra, ramo cadetto della dinastia dei Plantageneti. Fondata da Edmondo Plantageneto, I conte di Lancaster nel 1267, regnò dal 1399 al 1461 e fu poi brevemente restaurata tra il 1470 e il 1471, allorché si estinse la sua linea reale.
La storiografia distingue più propriamente due case di Lancaster. La prima casa di Lancaster, costituita dai discendenti del conte Edmondo, durante il XIV secolo fu un'importante famiglia aristocratica molto influente nella politica inglese, ottenendo infine il titolo di duca di Lancaster. La prima casa si estinse in linea maschile già nel 1361 alla morte di Enrico Plantageneto, I duca di Lancaster, nipote di Edmondo che non aveva avuto eredi maschi. La figlia Bianca di Lancaster aveva sposato il principe Giovanni di Gaunt, quarto figlio di re Edoardo III, che fu creato duca di Lancaster nel 1362, fondando la seconda casa di Lancaster.
Il figlio di Bianca e Giovanni depose re Riccardo II nel 1399 con un colpo di Stato e fu proclamato re con il nome di Enrico IV, facendo quindi assurgere i Lancaster a casa reale dopo aver spodestato la linea primogenita dei Plantageneti. Sebbene la salita al potere di Enrico IV fosse stata sancita dal parlamento, egli aveva scavalcato dei pretendenti che potevano rivendicare un diritto più forte al trono inglese, ovvero i Mortimer, discendenti per linea femminile da Lionello di Anversa, fratello maggiore di Giovanni di Gaunt. Enrico IV passò gran parte del suo regno a guerreggiare coi ribelli alla sua autorità (soprattutto Owain Glyndŵr e i Percy), mentre il figlio Enrico V riprese la guerra dei cent'anni contro la Francia, trionfando alla battaglia di Azincourt del 1415 e in altri scontri che diedero un temporaneo vantaggio all'Inghilterra.
Nel 1422 salì al trono Enrico VI, ancora bambino, il cui regno fu disastroso per i Lancaster e per l'Inghilterra: la sua debolezza politica e le crisi di follia contribuirono all'instabilità del Paese, mentre la sconfitta inglese nella guerra dei cent'anni fu seguita dal devastante conflitto interno noto come guerra delle due rose. Il conflitto oppose i Lancaster alla casa di York, che rivendicava il trono in virtù dei diritti dinastici ereditati per linea femminile dai Mortimer. Nel 1461 Edoardo IV di York salì al trono deponendo Enrico VI, che, brevemente restaurato nel 1470, fu definitivamente deposto da Edoardo IV nel 1471. Nello stesso anno, la disfatta lancastriana a Tewkesbury, nella quale morì l'erede al trono Edoardo di Westminster, e l'uccisione di Enrico VI determinarono l'estinzione della linea reale dei Lancaster.
Dopo la sconfitta degli York nel 1485, la successiva casa di Tudor rivendicò il diritto al trono anche sulla base della propria discendenza dai Lancaster, sebbene il legame fosse indiretto e relativamente debole. I Tudor discendevano infatti per via materna dai Beaufort, linea legittimata originata da Giovanni di Gaunt. Nonostante ciò, la propaganda dei Tudor tese ad esaltare il ruolo nella storia inglese degli "antenati" Lancaster a scapito degli York, e William Shakespeare immortalò la storia della famiglia in opere di pregio come l'Enrico V.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]La prima casa di Lancaster (1267-1361)
[modifica | modifica wikitesto]Il fondatore Edmondo il Gobbo
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La casa di Lancaster fu fondata il 30 luglio 1267, quando re Enrico III d'Inghilterra concesse al suo quartogenito, il principe Edmondo Plantageneto, il titolo di conte di Lancaster.[1][2][3] Re Enrico aveva sempre avuto grandi progetti per Edmondo, tanto da tentare di farlo proclamare re di Sicilia d'accordo con papa Innocenzo IV, che nel 1254 aveva offerto la corona al giovane principe, che aveva allora nove anni, nel tentativo di spodestare la sgradita dinastia degli Hohenstaufen.[3] Il progetto tuttavia si era presto dimostrato irrealizzabile ed era stato abbandonato, soprattutto a causa della seconda guerra dei baroni che infuriava in Inghilterra.[3] Nel 1267 quindi, nell'ottica di rafforzare il controllo regio sull'Inghilterra dopo la sconfitta dei baroni ribelli capitanati da Simone V di Montfort, Enrico concesse al figlio la ricca contea di Lancaster, importante e strategico feudo dell'Inghilterra settentrionale che fungeva da ponte tra la Britannia meridionale e la Scozia.[2][3] Edmondo era già stato creato tempo prima conte di Leicester, titolo che divenne quindi sussidiario di quello di Lancaster.[3] Nel 1269 Edmondo aderì all'ottava crociata di re Luigi IX di Francia assieme al fratello maggiore, il futuro re Edoardo I d'Inghilterra.[1][3] La crociata tuttavia fallì ancor prima che il contingente inglese lasciasse le isole britanniche a causa della morte del sovrano francese, e i due fratelli aderirono quindi alla nona crociata, di cui divennero presto i capi militari, difendendo per alcuni mesi la Terrasanta dalla minaccia dei Mamelucchi.[1][3]

Tornato in patria alla fine del 1272, il conte Edmondo di Lancaster si guadagnò il soprannome di Crouchback, forse una corruzione di Crossback ("schiena crociata"),[4] in riferimento all'emblema crociato portato sulla schiena.[1][5] Col tempo tuttavia il soprannome venne interpretato come "schiena arcuata", ovvero "il Gobbo", dando adito alla falsa credenza che Edmondo fosse deforme e che per questo fosse stato escluso dalla successione al trono inglese.[1][5] Nel 1273 morì la prima moglie, la ricca ereditiera Aveline de Forz, che tuttavia non gli aveva dato figli, ed Edmondo si risposò quindi con Bianca d'Artois, regina vedova di Navarra, che non solo gli diede prole, ma gli portò in dote numerosi feudi in Francia, compreso il titolo di conte di Champagne jure uxoris in attesa che la figlia di lei, la futura regina Giovanna I di Navarra, diventasse maggiorenne.[5]
Dato il secondo prestigioso matrimonio, si trasferì in pianta stabile in Francia, dove fece erigere un grande palazzo nella città di Provins.[5] Si diffuse anche la credenza secondo cui fosse stato Edmondo di Lancaster a diffondere la rosa in Inghilterra, poiché a Provins crescevano rigogliose e le apprezzava molto.[5] Non era tuttavia particolarmente legato ai suoi feudi francesi, tanto che nel 1277 represse duramente la rivolta della stessa Provins per conto di re Filippo III di Francia.[5] Partecipò inoltre alla conquista inglese del Galles, combattendo per contro del fratello Edoardo I e acquisendo numerosi feudi nella nazione conquistata.[5] Nel 1294 fu inviato in Francia come ambasciatore presso re Filippo IV per scongiurare una nuova guerra; la missione diplomatica tuttavia fallì e rientrò in Inghilterra, dove il fratello lo mise a capo della spedizione militare di rappresaglia.[5] Edmondo ripartì nel 1296 e attaccò il ducato di Bretagna, ostile agli inglesi, per poi sbarcare in Guascogna, dove raccolse un notevole esercito.[5] Attaccò quindi senza successo Bordeaux, e dopo aver compiuto poche magre conquiste decise di interrompere la campagna; ritiratosi a Bayonne, vi morì nel giugno 1296.[5]
Tommaso di Lancaster, ribelle e santo
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Dopo la morte di Edmondo, il suo patrimonio fu ereditato dal figlio maggiore Tommaso Plantageneto, II conte di Lancaster.[1][2][6] Crebbe alla corte dello zio Edoardo I, durante il cui regno non ricoprì ruoli di rilievo né si distinse; nel 1294 si era sposato con la ricca ereditiera Alice de Lacy, con la quale non ebbe figli.[6] Era invece molto vicino al cugino Edoardo II d'Inghilterra, salito al trono nel 1307.[1] Durante i primi tempi fu uno dei principali sostenitori del governo di Edoardo II, il quale tuttavia cominciò presto a subire l'influenza dei suoi ambiziosi favoriti, soprattutto Pietro Gaveston, che lo aizzò contro i parenti e gli altri nobili del regno per accrescere il proprio potere personale.[1][6]

Tommaso, risentito delle ingerenze di Gaveston e delle azioni di Edoardo contro la sua famiglia, si mise a capo del partito baronale e guidò quindi la ribellione dei principali aristocratici inglesi contro Edoardo II e il suo favorito.[1][2][6] Con un vero e proprio colpo di Stato, Tommaso di Lancaster e gli altri baroni s'impossessarono temporaneamente del potere, obbligando Edoardo ad esiliare Gaveston e a concedere le Ordinanze del 1311, che limitavano il potere regio conferendo al contempo ampia autonomia ai nobili.[2][6] Il risentimento di Tommaso non si fermò qui, e nel 1312, al ritorno di Gaveston dall'esilio, il conte di Lancaster lo fece catturare e uccidere.[6] Tommaso ed Edoardo si riappacificarono l'anno successivo, ma i rapporti tra i due rimasero comunque piuttosto freddi, tanto che quando Edoardo II invase il Regno di Scozia nel 1314 il conte non rispose alla sua chiamata.[6] Tommaso, il più grande feudatario dell'Inghilterra settentrionale, sarebbe stato il più naturale alleato del re in tale frangente, ma il suo mancato sostegno indebolì l'esercito inglese, conducendolo ad una sconfitta determinante nella battaglia di Bannockburn.[6]

Durante gli anni successivi, soddisfatto del ridimensionamento del potere di Edoardo, indebolito dalla sconfitta di Bannockburn, Tommaso tentò di assumere la guida della politica inglese e della guerra contro la Scozia, mettendo da parte lo stesso re.[6] Il conte tuttavia incontrò le stesse difficoltà di Edoardo e non riuscì ad impedire che gli scozzesi contro-invadessero più volte l'Inghilterra attaccando e saccheggiando varie città come Carlisle, Durham e Berwick-upon-Tweed.[6] Nel 1317 poi perse interesse nella politica inglese, concentrandosi invece a far guerra a John de Warenne, VII conte di Surrey, sostenitore del re che durante la sua assenza dal tetto coniugale aveva rapito sua moglie Alice de Lacy.[N 1][6] Convenientemente, re Roberto I di Scozia non attaccò mai le sue terre nell'Inghilterra settentrionale, e ciò fece credere al re e a molti altri che il conte di Lancaster avesse un accordo segreto col sovrano scozzese.[6]

Il rapporto con Edoardo tornò ad essere ostile, e ciò permise a un altro favorito del re, Ugo Despenser il Giovane, di aumentare la sua influenza su di lui, conducendo il sovrano nuovamente in scontro coi baroni.[1][2][6] Stanchi dell'influenzabilità del sovrano, i suoi oppositori scelsero stavolta apertamente il conflitto armato, facendo scoppiare nel 1321 la guerra dei Despenser. Ugo Despenser ed Edoardo tuttavia erano determinati a non ripetere gli errori fatti da Gaveston, e prendendo l'iniziativa attaccarono con decisione i ribelli, cogliendoli impreparati e sconfiggendoli nel 1322 alle battaglie di Burton Bridge e Boroughbridge.[6] In quest'ultima l'esercito di Tommaso di Lancaster fu sbaragliato e lui stesso catturato; i Despenser non erano intenzionati a lasciare in vita il loro principale nemico, ed Edoardo acconsentì a condannare a morte l'odiato cugino, che fu quindi decapitato il 22 marzo 1322 al castello di Pontefract, maniero di sua stessa proprietà sequestratogli dal re.[1][2][6] Tommaso non aveva avuto figli, e la sua condanna a morte per alto tradimento permise alla Corona di confiscare tutti i suoi titoli e beni.[1] Il potere e la storia dei Lancaster parevano quindi finiti nel peggiore dei modi dopo appena due generazioni.
A causa dell'impopolarità di Edoardo II e dei Despenser e del ruolo di tenace oppositore ricoperto da Tommaso, presto la sua figura divenne in odore di santità.[6] Numerosi miracoli furono documentati presso la sua tomba al castello di Pontefract, così come presso una sua effigie sita nell'antica cattedrale di San Paolo a Londra, facendo così formare un culto che lo venerava, soprattutto nelle classi meno abbienti.[6] Nonostante in vita fosse stato un individuo ambizioso e violento, probabilmente l'antitesi delle virtù cristiane, Tommaso divenne presto un santo della tradizione popolare: i luoghi legati alla sua vita divennero mete di pellegrinaggio e il parlamento inglese ricevette anche varie petizioni che chiedevano il riconoscimento ufficiale della sua santità.[6] Sebbene mai ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa, il culto di san Tommaso di Lancaster sopravvisse fino alla riforma protestante del XVI secolo, che spazzò via il cattolicesimo romano dall'Inghilterra facendone quindi perdere la memoria.

La rinascita con Enrico di Lancaster
[modifica | modifica wikitesto]Il conte Edmondo aveva avuto altri tre figli oltre a Tommaso: due, Giovanni e Maria, erano morti giovani senza discendenza, mentre il terzo, Enrico, aveva vissuto inizialmente in maniera meno appariscente rispetto a Tommaso.[7] Alla morte del padre aveva ricevuto alcuni feudi minori, tra cui la città di Monmouth, di cui divenne signore; convocato dal parlamento inglese nel 1299, gli era stato attribuito il titolo onorifico di barone di Lancaster, invece che quello della sua signoria.[7] Aveva combattuto durante la prima guerra d'indipendenza scozzese, guadagnandosi la fiducia dello zio Edoardo I, che gli concesse di sposare la ricca ereditiera Maud Chaworth.[7] All'incoronazione di Edoardo II nel 1308 aveva retto il suo scettro, segno del gran conto in cui era tenuto a corte.[7] Molto prudentemente, Enrico non aveva appoggiato la ribellione del fratello del 1321-22, venendo così risparmiato dalle rappresaglie dei Despenser, limitandosi a chiedere che gli venisse concessa l'eredità di Tommaso dopo la sua condanna a morte.[1][7] Enrico di Lancaster era noto con un soprannome riguardante il suo fisico, Wryneck o anche Tors-col, ovvero "collo torto", probabilmente dovuto a una deformità riportata nelle cronache di Jean Le Bel e Jean Froissart.

Nel 1324 ad Enrico fu concesso il titolo di conte di Leicester, ma non gli bastava, e segretamente covava propositi di vendetta contro il partito realista.[7] Inseritosi nella politica del tempo, come il fratello divenne presto un oppositore dei Despenser e di Edoardo II, e nel 1326 fu uno dei capi del colpo di Stato che mandò a morte Ugo Despenser e portò alla deposizione del re l'anno seguente.[2][7] Non solo, fu lo stesso Enrico di Lancaster a catturare Edoardo mentre tentava di fuggire in Galles, facendolo rinchiudere nel castello di Kenilworth,[7] dal quale il re fu successivamente trasferito al castello di Berkeley, dove avrebbe trovato la morte poco dopo, probabilmente per mano di assassini inviati dalla regina Isabella di Francia e dal suo amante Ruggero Mortimer, I conte di March, a cui i ribelli facevano capo.[2] Enrico entrò tuttavia presto in scontro con la sovrana e col suo amante,[7] e fu tra coloro che appoggiarono la salita al potere del giovane figlio Edoardo III d'Inghilterra, di cui il conte di Lancaster era stato nominato tutore in quel periodo.[1][2][8] Mortimer attaccò allora Leicester, principale feudo meridionale di Enrico, saccheggiandola e costringendolo a siglare una tregua con lui.[8] Nel 1330 Enrico di Lancaster, presente a Nottingham in occasione della riunione del parlamento inglese, contribuì alla caduta di Mortimer,[1][8] catturato per iniziativa di Edoardo III e successivamente condannato a morte e impiccato.[9]

Subito dopo il conte Enrico fu costretto ad abbandonare la politica attiva perché colpito da totale cecità.[8] Decidendo di tornare a vivere una vita ritirata, si stabilì a Leicester e vi fondò un ospedale con una capienza di cinquanta posti, trascorrendovi in serenità l'ultimo periodo della sua vita fino alla morte nel 1345.[1][2][8]
Enrico di Grosmont, il primo duca
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Il conte Enrico aveva avuto una numerosa prole, ma composta quasi solo di figlie femmine che non potevano ereditare i suoi titoli e che al momento della sua morte si erano già sposate con membri di altre potenti famiglie nobiliari, che avrebbero potenzialmente smembrato il patrimonio dei Lancaster.[8] Fu l'unico figlio maschio, il primogenito Enrico di Grosmont, a succedergli nel titolo di conte.[1][2][10]
Già nel 1330, a seguito della cecità del padre, Enrico di Grosmont aveva di fatto assunto la guida della politica familiare, sedendo anche in parlamento al posto del genitore.[10] Come il padre, godette del favore di Edoardo III e partecipò sovente alle sue campagne militari, combattendo al suo fianco alla battaglia di Halidon Hill del 1333 contro gli scozzesi.[10] Allo scoppio della guerra dei cent'anni contro la Francia nel 1337, Grosmont si dimostrò uno dei più capaci comandanti militari inglesi: partecipò ai primi scontri della guerra, come la battaglia di Cadzand del 1337 dove venne ferito, e poi la battaglia di Sluis del 1340.[10] Compagno di Edoardo III, quando le finanze inglesi cominciarono ad andare male per via dell'alto costo delle campagne militari, prima gli prestò i propri gioielli, e poi il re lo lasciò come ostaggio per alcuni mesi nelle Fiandre per ottenere un salvacondotto per rientrare in Inghilterra.[10] Liberato, fu inviato da Edoardo in varie missioni, prima in Scozia per ottenere una tregua nella seconda guerra d'indipendenza scozzese, poi come ambasciatore ad Avignone da papa Clemente VI e in seguito da re Alfonso XI di Castiglia.[10] Mentre era in Spagna, partecipò alla Reconquista contribuendo alla presa cristiana di Algeciras.[10]

Tornato a corte, condusse poi numerose campagne sul continente in nome di Edoardo III, come la vittoriosa spedizione in Guascogna del 1345,[1][2] che culminò nelle vittorie di Bergerac[10] e Auberoche.[11] La morte del padre nello stesso anno gli fece ereditare l'intero patrimonio familiare.[1][2][10] Nel 1346 lanciò un'altra campagna, spingendosi verso nord in una grande chevauchée che arrivò a devastare i territori francesi sino a Poitiers, città che fece mettere a ferro e fuoco dopo che aveva rifiutato di arrenderglisi.[11] Andò quindi a rinforzare il re all'assedio di Calais, contribuendo alla presa della città che sarebbe rimasta dominio inglese per i due secoli successivi.[11] Confidente del sovrano, Enrico fondò assieme a lui l'Ordine della Giarrettiera e ne fu il primo nobile insignito.[11] Come ulteriore segno del favore regio, Grosmont fu elevato nel 1351 a duca di Lancaster:[2] era la prima volta che tale privilegio veniva concesso al di fuori dell'immediata famiglia reale, e prima di lui un solo duca era mai stato creato nella storia inglese, ovvero Edoardo il Principe Nero, figlio ed erede dello stesso Edoardo III, elevato alla dignità ducale appena una decina d'anni prima.[1][11]
Il primo duca di Lancaster passò gli ultimi anni di vita a combattere, tornando solo saltuariamente nei propri feudi inglesi. Edoardo gli affidò il comando della flotta inglese,[11] e negli anni 1350 le navi di Lancaster imperversavano dal mare del Nord fino al golfo di Biscaglia attaccando ogni bastimento che trovavano per isolare la Francia.[12] Fu quindi tra i comandanti inglesi alla battaglia di Winchelsea del 1350, scontro navale in cui la flotta castigliana alleata della Francia fu annientata.[12] Desideroso di combattere ancora, decise di partecipare alle crociate del Nord, ma mentre passava per la Germania fu catturato e fu costretto a pagare un riscatto di 3 000 pezzi d'oro per proseguire.[12] Giunto in Prussia nel 1351, le sue aspettative furono deluse in quanto allora la crociata lituana stava attraversando una tregua.[12] Dopo un periodo trascorso alla corte di Casimiro III di Polonia Enrico tornò verso ovest; passando ancora per la Germania, denunciò il progetto di Ottone IV di Brunswick-Grubenhagen di catturarlo e consegnarlo a re Giovanni II di Francia.[12] Lancaster accettò poi la sfida a duello di Ottone e nel 1352 si recò a Parigi; Ottone però si rifiutò di combattere e il re di Francia riconciliò i due avversari, dopodiché Enrico rientrò in Inghilterra.[12] Nel 1354 svolse ancora il ruolo di ambasciatore, stavolta presso Carlo II di Navarra e poi presso papa Innocenzo VI, che tentò invano di mediare la pace tra Francia e Inghilterra.[12]

Nel 1356 lanciò una nuova chevauchée, stavolta devastando la Normandia; cercò di unire il suo esercito a quello di Edoardo il Principe Nero, ma i francesi riuscirono ad isolarlo e lo costrinsero ad entrare nel ducato di Bretagna, dove prese parte alla guerra di successione bretone sotto le insegne del duca Giovanni V.[13] Devastò quindi la regione della Loira e poi tornò in Inghilterra.[13] Dopo un'ultima chevauchée nel Pas de Calais, nel 1360 fu a capo delle negoziazioni con la Francia e la sua mediazione permise la firma del trattato di Brétigny, che concesse una tregua pluriennale nella guerra dei cent'anni.[2][13] Allo stesso tempo combattente e uomo di cultura, all'incirca nel 1354 si sarebbe dedicato alla scrittura del Le Livre de Seyntz Medicines, un trattato etico-religioso dal peculiare indirizzo autobiografico.[13] Morì improvvisamente nel maggio 1361 dopo una breve malattia,[1] probabilmente la peste nera che proprio in quell'anno aveva avuto una recrudescenza in tutta Europa causando innumerevoli vittime anche tra la nobiltà, fra cui anche sua moglie Isabella di Beaumont.[13] Enrico di Grosmont moriva senza eredi maschi, avendo avuto solo due figlie femmine, Matilde e Bianca.[1][2][13] Si estingueva così per linea maschile la prima casa di Lancaster dopo quasi un secolo esatto dalla sua fondazione; per linea femminile invece la prima casa terminò una ventina d'anni più tardi con la morte di Bianca di Lancaster, figlia primogenita di Enrico Tort-col e ultima superstite tra tutti i suoi familiari, baronessa di Liddell per matrimonio (la data della sua morte non è tuttavia nota con esattezza, e viene collocata all'incirca nel 1380).[14]
Albero genealogico della prima casa di Lancaster
[modifica | modifica wikitesto]Edmondo, I conte di Lancaster 1245-1296 sp. 1 Aveline de Forz 2 Bianca d'Artois | ||||||||||||||
| Tommaso, II conte di Lancaster 1278-1322 sp. Alice de Lacy | Enrico, III conte di Lancaster 1281-1345 sp. Maud Chaworth | Giovanni, signore di Beaufort 1285-1317 sp. Alix de Joinville | Maria morta giovane | |||||||||||
| Enrico, I duca di Lancaster ca. 1300-1361 sp. Isabella di Beaumont | Bianca ca. 1305-1380 sp. Thomas Wake, II barone Wake di Liddell | Matilde 1310-1377 sp. 1 William Donn de Burgh 2 Ralph de Ufford | Giovanna 1312-1349 sp. John Mowbray, III barone Mowbray | Isabella ca. 1317-1348 badessa di Amesbury | Eleonora 1318-1372 sp. 1 John de Beaumont, II barone Beaumont 2 Richard FitzAlan, X conte di Arundel | Maria 1320-1362 sp. Henry Percy, III barone Percy | ||||||||
| Matilde 1340-1362 sp. 1 Ralph Stafford 2 Guglielmo I di Baviera | Bianca 1345-1369 sp. Giovanni di Gaunt | fam. Mortimer | fam. Mowbray | fam. FitzAlan | fam. Percy | |||||||||
| Seconda casa di Lancaster | Casa di York | |||||||||||||
La seconda casa di Lancaster (1361-1471)
[modifica | modifica wikitesto]Nonostante la famiglia avesse origini secolari, i Lancaster sono tradizionalmente (ed erroneamente) identificati coi soli discendenti di Enrico IV rimasti al potere in Inghilterra durante buona parte del XV secolo.[1]
La rifondazione con Giovanni di Gaunt
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Il patrimonio dei Lancaster era troppo grande e appetibile perché il re potesse permettere che finisse disperso. Prevedendo la possibile estinzione della casata, Edoardo III aveva concordato con Enrico di Grosmont il matrimonio tra suo figlio minore Giovanni di Gaunt e l'ereditiera Bianca di Lancaster,[N 2][2] celebrato nel 1359 con grande solennità.[1] Giovanni era nato nel 1340 nella città fiamminga di Gent (allora nota come Gaunt) durante le campagne militari del padre, e al momento del matrimonio con Bianca era già conte di Richmond.[15] Era già inoltre un compagno di Enrico di Grosmont, avendo partecipato alle sue imprese militari a partire dal 1355, quindi non era estraneo alla cerchia di Lancaster, il che lo rendeva un candidato ideale per succedere al vecchio conte.[15] Dopo la morte di Enrico di Grosmont nel 1361, Giovanni di Gaunt fu proclamato nuovo duca di Lancaster assieme alla moglie il 13 novembre 1362, garantendo così la continuità della casata nobiliare.[1][2][16] Assieme a Giovanni, fu proclamato duca anche il fratello maggiore Lionello di Anversa, che ricevette la dignità del ducato di Clarence.[1] La moglie Bianca morì nel 1369, lasciandogli due figlie e un figlio.[17]

Giovanni di Gaunt si distinse per ambizione e fame di potere e di ricchezze, divenendo uno dei principali politici europei del XIV secolo. Acquisì un ruolo di primo piano nella politica inglese già negli ultimi anni del regno del padre Edoardo III, anziano e stanco, quando il fratello maggiore Lionello di Anversa era morto e la salute di Edoardo il Principe Nero era in declino. Molti temevano che Giovanni volesse proclamarsi re, cosicché nel 1376, dopo la morte del Principe Nero, il parlamento riunito nella lunga sessione detta "il Buon Parlamento" ottenne il riconoscimento formale come erede al trono dell'unico figlio superstite del Principe Nero, Riccardo, che alla morte di Edoardo III nel 1377 divenne re Riccardo II all'età di dieci anni.[1][18] Giovanni mantenne una notevole influenza durante la minorità del nipote, mentre il governo era affidato a un consiglio nel quale era riuscito a far entrare alcuni propri sostenitori.[1][19]
Giovanni divenne impopolare a causa di molteplici fattori: innanzitutto la sua poco brillante condotta nella conduzione della guerra contro la Francia, che aveva portato alla perdita di quasi tutta l'Aquitania; poi la corruzione dei nobili del suo partito e la sua percepita brama del trono; inoltre, la diffusione di una voce che voleva Giovanni come figlio di una donna fiamminga, sostituito alla figlia della regina Filippa di Hainaut, e attribuiva alla rivelazione del segreto la sua faida col vescovo William di Wykeham; infine, continuavano a scoppiare epidemie di peste ogni pochi anni, e la popolazione era infuriata per l'incapacità del governo di trovare una soluzione.[18] Giovanni di Lancaster divenne talmente inviso al popolo inglese che, quando nel 1381 avvenne la rivolta dei contadini guidata dal ribelle Wat Tyler, il duca divenne uno dei principali obbiettivi dei rivoltosi da eliminare: identificato come simbolo di avidità e corruzione a scapito del popolo affamato e maltrattato, quando i ribelli conquistarono Londra attaccarono e distrussero il Savoy Palace, residenza signorile appartenente a Giovanni, dalla quale tuttavia il duca era assente perché impegnato in una missione diplomatica in Scozia.[1][20] Dopo aver conquistato anche Canterbury, i ribelli fecero giurare a chiunque transitasse dalla città che mai avrebbero accettato Giovanni come proprio re.[1] Giovanni, appreso della rivolta, cercò di tornare in Inghilterra ma il conte di Northumberland gli negò l'accesso al castello di Bamburgh.[21] Si ritirò quindi a Edimburgo, dove fu accolto ospitalmente, attendendo che la situazione si normalizzasse.[21]
Estremamente attivo anche il politica estera, provò a cercare fortuna nella penisola iberica sposando in seconde nozze nel 1371 la principessa Costanza di Castiglia e proclamandosi quindi velleitariamente "re di Castiglia" in opposizione al sovrano Enrico II, zio di Costanza.[1][17] Si era interessato degli affari spagnoli fin dal 1366, quando il padre l'aveva incaricato di accogliere nei domini inglesi il detronizzato Pietro I di Castiglia, padre di Costanza.[16] Nel 1367 aveva quindi invaso la Castiglia assieme a Edoardo il Principe Nero prendendo parte alla prima guerra civile castigliana e tentando di rimettere sul trono Pietro I.[16] L'esercito inglese fu tuttavia attaccato e messo in difficoltà da Tello di Castiglia, che costrinse Edoardo e Giovanni a ritirarsi fino a Nájera.[16] La conseguente battaglia di Nájera fu un'insperata vittoria inglese, e Pietro I riguadagnò temporaneamente la corona.[16] Il re tuttavia non si dimostrò disposto a ripagare gli inglesi per l'aiuto fornito, e dopo un disastroso svernamento a Valladolid dove l'esercito fu falcidiato dalle malattie, Edoardo e Giovanni si ritirarono in Aquitania.[16] Solo nel 1386 Giovanni poté seriamente tentare un'impresa militare indipendente in Iberia:[21] alleatosi con re Giovanni I del Portogallo dandogli in sposa la figlia primogenita Filippa, sbarcò a La Coruña con 20 000 uomini e conquistò la Galizia;[21][22] l'invasione tuttavia si fermò lì, ed entro l'anno successivo i castigliani erano efficacemente riusciti ad isolarlo e a far collassare il suo esercito, senza più cibo né paga e decimato dalle malattie. Compreso il proprio totale fallimento, Giovanni di Gaunt rinunciò all'impresa, concordando anche il matrimonio tra Caterina di Lancaster, unica figlia sua e di Costanza, e il futuro re Enrico III di Castiglia.[21][23] Il fallimento dell'impresa spagnola del duca giovò molto al nipote Riccardo II, che aveva incoraggiato lo zio a partire con la speranza che si rovinasse finanziariamente;[21] l'esito infausto della campagna rafforzò il dominio di Riccardo sull'Inghilterra e costrinse Giovanni a ridimensionare le proprie ambizioni.[1][21][22]

Negli anni successivi Giovanni e Riccardo si riconciliarono, e il sovrano lo nominò anche duca d'Aquitania.[21][23] Riccardo cominciava infatti a temere l'influenza dell'altro suo zio Tommaso Plantageneto, I duca di Gloucester, che a differenza di Giovanni di Gaunt gli era apertamente ostile e puntava a sostituirlo sul trono, arrivando vicino al suo intento nel 1387-88 prendendo il controllo del parlamento e confinando il re nel suo palazzo.[22] Inviato in Francia per concordare una tregua duratura nella guerra dei cent'anni,[21] Gaunt negoziò con successo anche il matrimonio del nipote con la principessa Isabella di Valois, figlia di re Carlo VI di Francia.[23][24] Inviso alla Chiesa inglese per il potere che cercava di togliergli, come ritorsione era stato tra i sostenitori del teologo indipendente John Wyclif, in odore di eresia.[25] Giovanni sostenne Wyclif al punto di scontrarsi aspramente per difenderlo con il vescovo di Londra William Courtenay, quando il teologo fu convocato a comparire nella cattedrale di San Paolo il 19 febbraio 1377.[23][25] Giovanni di Gaunt tollerò quindi la diffusione dei lollardi, i seguaci delle idee di Wyclif, cosa che aumentò ancora di più la sua impopolarità soprattutto presso le frange più integraliste della società inglese.[23][25] Nel 1396, rimasto di nuovo vedovo, sposò la sua amante Katherine Swynford e ottenne la legittimazione di tutti i figli che aveva avuto da lei, stabilendo così un ramo cadetto dei Lancaster, ovvero la famiglia Beaufort.[24]

L'ascesa al trono dei Lancaster
[modifica | modifica wikitesto]Gli anni 1390 furono determinanti per l'ascesa dei Lancaster. Giovanni di Gaunt, ormai vecchio e stanco, cominciò a farsi da parte e a lasciare ampi poteri al suo figlio ed erede Enrico Bolingbroke, conte di Derby.[23][26][27] Bolingbroke si era già distinto come crociato, combattendo nella crociata lituana e conducendo nel 1390 il fallimentare assedio di Vilnius contro il principe lituano Skirgaila,[28] recandosi poi in pellegrinaggio a Gerusalemme.[29] Si era poi opposto alle manovre politiche dello zio Tommaso Plantageneto, I duca di Gloucester, fratello minore di Giovanni di Gaunt che per un breve periodo aveva preso il controllo del parlamento inglese proponendo anche di detronizzare Riccardo II;[24] inizialmente Bolingbroke aveva sostenuto Tommaso, comandando anche le truppe ribelli alla battaglia di Radcot Bridge,[22] ma aveva poi cambiato schieramento facendo fallire il complotto, e Riccardo l'aveva ricompensato nominandolo duca di Hereford.[23][24][26] Poco dopo tuttavia, nel 1398 Enrico entrò in aspro scontro con Thomas de Mowbray, I duca di Norfolk, che accusò di tradimento contro il re e che sfidò a duello.[23] Tuttavia, prima che il confronto potesse avere luogo, intervenne Riccardo che esiliò entrambi dal regno,[2][26][29] probabilmente per evitare la nascita di una faida tra i Lancaster e i Mowbray.[23]

Inizialmente la pace sembrò ristabilita, ma era solamente una tregua momentanea. Giovanni di Gaunt morì infatti pochi mesi più tardi, il 3 febbraio 1399, lasciando tutto il suo patrimonio ad Enrico Bolingbroke.[23][30] Inspiegabilmente, Riccardo II annullò l'eredità di Bolingbroke e incamerò tutti i suoi beni;[2][29] probabilmente aveva bisogno di denaro per finanziare una prossima spedizione militare in Irlanda,[23] o forse temeva che il ritorno di Bolingbroke dall'esilio, benché giustificato dalla presa di possesso dei suoi titoli, potesse essere una minaccia alla sua autorità.[26] Questa imposizione tuttavia per molti inglesi fu un sopruso intollerabile, facendo considerare Riccardo un tiranno.[29] Molti nobili, a cui il re era ormai diventato estremamente inviso, decisero di richiamare Bolingbroke dall'esilio perché guidasse una ribellione contro il sovrano.[N 3] Enrico sbarcò nello Yorkshire e in poche settimane ottenne la sottomissione di tutta l'Inghilterra, complice l'assenza di Riccardo che stava guerreggiando con poco successo in Irlanda.[23][26][29] Rientrato in patria, Riccardo venne rapidamente catturato e costretto ad abdicare; il duca di Lancaster, che inizialmente aveva dichiarato di voler recuperare solo la sua eredità, visto il vuoto di potere e il totale controllo che deteneva del regno, rivendicò il trono inglese principalmente per diritto di conquista,[2] ma anche in virtù della sua discendenza da Edoardo III tramite il padre, Giovanni di Gaunt.[23][31] Il 13 ottobre 1399 fu così incoronato nell'abbazia di Westminster come re Enrico IV d'Inghilterra, rendendo i Lancaster una dinastia reale.[23][31][32]
Il difficile consolidamento con Enrico IV
[modifica | modifica wikitesto]Quando Enrico IV di Lancaster spodestò Riccardo II Plantageneto nel 1399, legittimò la sua conquista del trono principalmente con due argomenti. Il primo era la discendenza diretta dal nonno Edoardo III d'Inghilterra tramite il padre Giovanni di Gaunt, mentre il secondo era la discendenza dei Lancaster da Enrico III d'Inghilterra tramite il conte Edmondo il Gobbo, fondatore della dinastia e figlio minore di Enrico III.[5][23]
Entrambe le pretese erano in realtà discutibili. Nonostante la salita al potere dei Lancaster paresse definitiva e stabile, privatamente altri nobili inglesi covavano ambizioni regie, e avevano individuato le fallacie nella pretesa al trono di Enrico IV. Guardando la genealogia della famiglia reale inglese infatti Lionello di Anversa, fratello maggiore di Giovanni di Gaunt e zio di Enrico IV, aveva avuto solamente una figlia femmina, Filippa Plantageneta, che per i lealisti dei Lancaster non poteva vantare diritti sul trono in quanto donna, legittimando quindi la rivendicazione dei discendenti di Giovanni. Tuttavia i discendenti di Lionello e Filippa, ovvero la casa di York, sostenevano il contrario, asserendo che il diritto al trono di Filippa fosse più forte in quanto discendente più diretta di Edoardo III dopo l'estinzione della linea primogenita dei Plantageneti.[1]
Anche la discendenza da Enrico III era contestata. All'epoca vigeva la falsa credenza che Edmondo il Gobbo fosse stato effettivamente deforme, venendo per questo escluso dalla successione; addirittura alcuni asserivano che fosse stato il primogenito di Enrico, che l'aveva tuttavia diseredato in favore dell'altro figlio Edoardo I d'Inghilterra.[5][23] Questa storia era stata alimentata anche da Giovanni di Gaunt, che forse per aumentare il proprio prestigio l'aveva fatta inserire in varie cronache da lui finanziate, come tramanda anche il poeta John Hardyng.[5][23] Enrico IV aveva quindi addotto anche questa storia per aumentare la validità della propria pretesa al trono.[5]
I Lancaster furono dapprima accettati all'unanimità come sovrani inglesi per via della mancanza di eredi diretti dei Plantageneti. Riccardo II infatti non aveva figli, e l'unico suo potenziale prossimo erede era Edmondo Mortimer, V conte di March, erede per via femminile e all'epoca ancora un bambino.[23] Enrico IV era invece adulto e disceso indiscutibilmente per via maschile, garantendogli quindi un temporaneo vantaggio, ma seminando molti dissapori che sarebbero poi sfociati nello scoppio della guerra delle due rose.[23] Come si vede dal seguente albero genealogico schematico, i Lancaster erano i discendenti più diretti dei Plantageneti per linea esclusivamente maschile, mentre gli York erano quelli più diretti in termini assoluti.
| Plantageneti Edoardo III | ||||||
| Linea primogenita Edoardo il Principe Nero | Clarence Lionello di Anversa | Lancaster Giovanni di Gaunt | ||||
Riccardo II | Filippa di Clarence | Enrico IV | ||||
| Mortimer Ruggero Mortimer | Enrico V | |||||
| Edmondo Mortimer | Anna Mortimer | Enrico VI | ||||
| York Riccardo di York | ||||||
Nonostante la relativamente facile presa di potere, il regno di Enrico IV si prospettava tutt'altro che semplice.[32] Innanzitutto erano in molti a vederlo ancora come un usurpatore che aveva spodestato il legittimo sovrano, e già dopo pochi mesi, nel gennaio 1400, dovette affrontare la rivolta dell'Epifania, un complotto di alcuni baroni per ripristinare sul trono Riccardo II.[26][31] La rivolta venne rapidamente stroncata, e fece comprendere ad Enrico quanto fosse pericoloso tenere in vita il sovrano deposto; convenientemente, Riccardo morì in circostanze poco chiare il mese successivo, eliminando così il pretendente più pericoloso al trono inglese.[26][31]

La morte di Riccardo II fece scoppiare una ben più pericolosa ribellione, ovvero la rivolta di Glyndŵr, che coinvolse il Galles e alcune zone dell'Inghilterra occidentale.[31][32] Owain Glyndŵr, un potente barone gallese, sfruttando come scusa la violenta presa di potere dei Lancaster, si ribellò al dominio inglese e si proclamò principe di Galles, di fatto ristabilendo l'indipendenza che la nazione aveva perso un secolo prima.[26][33][34] Contemporaneamente in Scozia il sovrano Roberto III di fatto non governava più il suo regno, lasciato in mano ad un turbolento concilio di baroni che approfittarono del vuoto di potere inglese per lanciare una campagna di razzie nell'Inghilterra settentrionale.[26] Per i primi anni di regno Enrico IV non fu in grado di imbastire un'adeguata risposta a queste provocazioni,[34] troppo occupato nel consolidare la propria presa di potere e ad eliminare l'immediata opposizione interna.[26]

La svolta giunse nel 1403, quando alla ribellione di Glyndŵr, che aveva ulteriormente preso piede con la sconfitta inglese alla battaglia di Pilleth nel 1402,[34] si unirono alcuni grandi feudatari inglesi di confine, segnatamente il magnate Edmondo Mortimer, cognato di Glyndŵr, ma soprattutto Thomas Percy, I conte di Worcester, Henry Percy, I conte di Northumberland e il figlio Henry Percy, uno dei più rinomati cavalieri dell'epoca.[26][33][34] La famiglia Percy era una delle principali casate aristocratiche inglesi, che non aveva visto di buon occhio l'ascesa dei Lancaster e che soprattutto si era sentita oltraggiata da alcune recenti disposizioni del re, soprattutto dalla sua decisione di non ricompensarli per aver sconfitto in autonomia un raid scozzese alla battaglia di Homildon Hill nel 1402.[34] La loro ribellione era molto pericolosa perché poteva aizzare altre famiglie a fare lo stesso, ed era quindi inaccettabile per Enrico.[26] Il re dovette muoversi velocemente, puntando a impedire l'unione delle armate gallesi a quelle dei Percy e attaccando la strategica roccaforte di Shrewsbury, conquistata senza colpo ferire dal suo erede, Enrico di Monmouth.[35] La conseguente battaglia di Shrewsbury del 21 luglio 1403 fu determinante: pur a caro prezzo, l'armata ribelle dei Percy fu sconfitta e i capi della rivolta uccisi o catturati.[26][35] La vittoria di Shrewsbury legittimò il dominio dei Lancaster, e segnò il punto di svolta nel fino ad allora tormentato regno di Enrico, che da allora assunse l'iniziativa.[26]
Nel 1405 i Percy si ribellarono ancora[35] assieme all'arcivescovo di York Richard Scrope, ma questa rivolta si dimostrò molto meno pericolosa della precedente, venendo rapidamente stroncata.[26][36] In seguito all'esecuzione di Scrope, Enrico IV corse brevemente il rischio di scomunica e l'Inghilterra quello dell'interdetto, ma la Chiesa era allora divisa dallo scisma d'Occidente e non vi furono conseguenze.[36] Nel 1406 inoltre Enrico riuscì a prendere prigioniero il nuovo re di Scozia Giacomo I, catturato da alcuni pirati nel mare d'Irlanda e rivenduto all'Inghilterra.[26] Eliminati o ridotti all'impotenza i suoi principali nemici, il re poté concentrarsi sulla ribellione del Galles, isolando man mano Owain Glyndŵr,[36] non riuscendo mai a sconfiggerlo del tutto ma almeno rendendolo inoffensivo per il potere inglese.[26][33][37] Infine, nel 1408 schiacciò l'ultima ribellione dei Percy, sconfitti definitivamente alla battaglia di Bramham Moor.[26][37]

Le continue guerre che il re doveva sostenere tuttavia si dimostrarono un peso eccessivo per lui, sia a livello politico che personale.[26][37] Dato l'alto costo delle campagne militari, il parlamento inglese finì con l'imporgli dei sovrintendenti che amministrassero le sue finanze, di fatto rendendolo non autonomo a livello economico.[26] Le sue iniziative furono ulteriormente messe a freno dai vari cortigiani che si contendevano il potere, in primo luogo il suo erede Enrico di Monmouth, sempre più insofferente all'autorità paterna, seguito poi dai suoi parenti della famiglia Beaufort e dalla Chiesa inglese.[26][37] Negli ultimi anni di regno, fiaccato dai dispiaceri, aveva inoltre cominciato a soffrire di una non meglio specificata malattia, che lo lasciava infermo per lunghi periodi.[26][37] L'ultimo e più grave attacco lo colse all'inizio del 1413, quando ormai era re praticamente solo di nome, di fatto esautorato di ogni autorità dall'erede al trono e dal parlamento; Enrico IV morì il successivo 20 marzo mentre riposava nell'abbazia di Westminster, appena dopo aver aperto una seduta del parlamento.[26][37]
L'apice con Enrico V
[modifica | modifica wikitesto]Enrico di Monmouth, figlio primogenito di re Enrico IV, si era distinto per intraprendenza fin dalla giovane età: a sedici anni era già un affermato comandante militare, e durante la battaglia di Shrewsbury del 1403 aveva guidato la presa della roccaforte, e durante la conseguente battaglia aveva ricevuto una ferita quasi mortale, venendo ferito a un occhio da una freccia ma riuscendo a riprendersi e a guidare l'esercito lancasteriano alla vittoria.[38] Si era poi occupato di reprimere la rivolta gallese di Owain Glyndŵr per conto del padre,[38] passando poi al ruolo di suo reggente quando Enrico IV era stato esautorato dal parlamento e reso infermo dalla sua malattia.[39][40]

Il governo di Enrico V si dimostrò molto più saldo di quello del genitore. Sovrano pio e giusto, applicò severamente la legge e pacificò l'aristocrazia restituendo numerose terre, titoli e beni a chi era rimasto diseredato dopo l'ascesa del padre;[40] desideroso di riunificare la Cristianità, allora piagata dallo scisma d'Occidente che vedeva ben tre papi coesistenti e rivali tra loro, perseguitò con zelo la setta dei lollardi, quegli stessi che aveva invece incoraggiato suo nonno Giovanni di Gaunt, facendo anche mettere a morte il suo compagno d'armi sir John Oldcastle, lollardo convinto.[39][41] Infine, tra il 1414 e il 1415 gli ultimi seguaci di Owain Glyndŵr si arresero, concludendo il lento stillicidio della rivolta del Galles; il capo ribelle non fu comunque mai preso e scomparve per sempre e misteriosamente dalle cronache.[33][37]
Deciso a riaffermarsi in politica estera dopo che il padre aveva lasciato completamente perdere azioni esterne al regno a causa dei problemi interni, deliberò di riprendere la guerra contro la Francia e organizzò un'importante spedizione prevista per il 1415, volendo sfruttare la guerra civile tra armagnacchi e borgognoni che aveva spaccato il regno di Francia.[32][41] Radunato nell'estate di quell'anno l'esercito al porto di Southampton per preparare l'invasione, fu avvicinato da Edmondo Mortimer, V conte di March, il vecchio erede di Riccardo II, che gli denunciò una congiura per deporlo, detta poi appunto "complotto di Southampton".[42] Enrico rafforzò il proprio potere facendo mettere a morte i congiurati, segnatamente Riccardo Plantageneto, III conte di Cambridge della casa di York, e poi partì per la Francia.[42]

Enrico V invase la Normandia con un piccolo ma ben armato esercito, avviando la terza fase della guerra dei cent'anni dopo un quarto di secolo dall'apparente fine delle ostilità tra i due regni.[39][42][43] Il sovrano inglese assediò e prese il porto di Harfleur,[42][43] attardandosi tuttavia troppo e dando il tempo ai francesi di organizzarsi e marciare contro di lui con un esercito assai più grande del suo.[39][44] Enrico, per non cadere in trappola, cominciò ad avanzare verso la base inglese di Calais, ma fu intercettato dal nemico e fu costretto a dare battaglia ad Azincourt.[39][43][44] Data la schiacciante superiorità numerica francese la battaglia pareva una sconfitta annunciata, ma Enrico non si perse d'animo e guidò i propri uomini nello scontro; gli inglesi, grazie al proprio uso dell'arco lungo e alle antiquate e prevedibili strategie dei nemici, riuscirono ad annientare con agio le cariche della cavalleria francese, tanto da soffrire perdite minime contro quelle catastrofiche dei nemici (diverse migliaia tra cui molti grandi nobili), il cui esercito si sfaldò completamente.[39][43][44] La battaglia di Azincourt passò alla storia come una tra le più grandi vittorie inglesi nella guerra dei cent'anni, così come uno dei maggiori capolavori tattici del medioevo.

La schiacciante vittoria di Azincourt non portò vantaggi immediati ad Enrico, permettendogli unicamente di raggiungere Calais e rientrare in Inghilterra, dove venne comunque accolto trionfalmente.[39][44] Nonostante il completo disastro i francesi rifiutarono di trattare, ed Enrico riuscì a convincere un parlamento galvanizzato a concedergli i fondi per un'altra spedizione.[39][45] Nel 1416 Enrico firmò il trattato di Canterbury, siglando un'alleanza con l'imperatore Sigismondo di Lussemburgo in chiave anti-francese.[45] Gli inglesi quindi nel 1417 invasero nuovamente la Normandia, meglio organizzati e preparati ad una lunga campagna, riuscendo a conquistare numerose roccheforti nella Francia settentrionale.[39][45] La caduta di Rouen all'inizio del 1419 certificò la sconfitta francese,[46] e per evitare che gli inglesi marciassero su Parigi re Carlo VI di Francia si vide costretto a trattare la resa.[43][47] Nel 1420, tramite il trattato di Troyes, Enrico V fu riconosciuto erede al trono di Carlo e prese in sposa sua figlia Caterina di Valois, cementando il suo diritto al trono francese.[39][43][47] Il successo di Enrico pareva completo, e la dinastia di Lancaster appariva all'apice del proprio potere.[N 4][39][43][47][48]
Nonostante la vittoria diplomatica e il controllo militare su buona parte della Francia, le ostilità erano tutt'altro che terminate.[43][47] Il Delfino Carlo (futuro re Carlo VII di Francia), vistosi diseredato, aveva continuato a combattere,[43][47] opponendosi a Tommaso di Lancaster, duca di Clarence, primo fratello minore di Enrico e capo della forza d'occupazione inglese.[49] Tommaso aveva quindi attaccato troppo avventatamente nel 1421 l'esercito francese nella battaglia di Baugé, nella quale era stato sconfitto e ucciso.[49] Per evitare che i francesi riprendessero l'iniziativa, Enrico V tornò sul continente e condusse l'assedio di Meaux,[39][49] dove nel dicembre 1421 lo raggiunse la notizia della nascita dell'unico figlio, il futuro Enrico VI d'Inghilterra.[43][47] Il re non vide mai suo figlio: nonostante la vittoria nel suo ultimo assedio, nell'estate 1422 Enrico V cadde gravemente malato, probabilmente della dissenteria che stava decimando il suo esercito, spirando a Vincennes il successivo 31 agosto.[39][49][50] L'Inghilterra aveva perso uno dei suoi più grandi sovrani durante il medioevo, e i Lancaster uno dei loro più capaci esponenti.

Il lento declino con Enrico VI
[modifica | modifica wikitesto]L'improvvisa e inaspettata morte di Enrico V mutò radicalmente le prospettive inglesi e lancasteriane, lasciando sia il regno che la casata prive di una guida capace e carismatica come il defunto sovrano.[48][50] Con l'ascesa al trono dell'infante Enrico VI d'Inghilterra (che era nominalmente anche re di Francia dopo la morte del nonno Carlo VI),[51] si prospettava una lunghissima reggenza, che infatti durò fino al raggiungimento della maggiore età del sovrano nel 1437.[48][52][53][54] A soli nove mesi di vita Enrico VI era il più giovane monarca inglese di sempre,[50] e per lunghi anni fu totalmente escluso dalla gestione del regno.[55] Senza più un monarca a prendere le più importanti decisioni, l'Inghilterra divenne paralizzata: la pur vittoriosa guerra in Francia s'interruppe repentinamente, e nessuna riforma interna fu più intrapresa per lungo tempo per mancanza di uomini di governo disposti ad impegnarvisi.[56] Furono quindi anni dilanianti per la corte inglese, poiché i nobili e segnatamente i parenti stretti del sovrano (gli zii Giovanni di Bedford e Umfredo di Gloucester e il prozio cardinale Enrico Beaufort) se ne contendevano la reggenza,[57] causando lotte interne e instabilità e seminando quindi il germe della discordia nell'aristocrazia inglese.[52][54][58] L'ordine pubblico andò man mano deteriorandosi, e nel 1431 ci fu una rivolta dei lollardi e in generale un aumento delle rapine e del numero di banditi, segno della crescente instabilità del regno, sempre meno controllato dai Lancaster.[59][60] Anche la condotta della guerra in Francia stagnò, tanto che i francesi poterono riprendere l'iniziativa e, guidati da Giovanna d'Arco, a partire dal 1429 cominciarono a liberarsi dal giogo inglese riconquistando una città dopo l'altra.[52][61] A ben poco servì l'incoronazione di Enrico a re di Francia, tenuta a Parigi il 16 dicembre 1431 per mera circostanza.[62]

Anche una volta assunte le redini del potere, Enrico VI incise poco sull'andamento degli eventi. Dalla personalità mite e avulso dalle trame politiche, rimaneva spesso in balia degli eventi e si lasciava manovrare dai suoi consiglieri,[48][54] segnatamente la moglie Margherita d'Angiò, che nel 1453 gli diede l'unico figlio Edoardo di Lancaster.[52] A differenza del marito, Margherita era una donna energica, carismatica e non disposta a compromessi, e presto si sostituì di fatto a Enrico nella guida degli interessi della casa di Lancaster.[63] Anche nel suo ruolo di re di Francia fece poco o nulla, perdendo anzi sempre più territori a vantaggio di Carlo VII, che nel 1436 riprese Parigi e nel 1444 ottenne la tregua di Tours, la quale certificò la crisi inglese e la riscossa francese.[61] Le varie fazioni nobiliari della corte di Londra entrarono in scontri sempre più violenti: segnatamente si distinsero l'arresto e la morte sospetta di Umfredo di Gloucester nel 1447[48] e la successiva intraprendenza del duca Riccardo di York, discendente a sua volta dai Plantageneti, che poteva vantare diritti sul trono inglese a detta di molti più forti di quelli dei Lancaster.[52][64] Riccardo di York divenne acerrimo nemico della fazione lancasteriana, segnatamente della regina Margherita,[64][65] e le sue ambizioni al trono cominciarono ad essere sempre meno velate.[66] Anche gli strati più bassi della popolazione erano inquieti: oltraggiati dalla morte del popolare duca Umfredo e dalla debolezza del re, che perdeva sempre più territori a favore della Francia e favoriva cortigiani come Edmund Beaufort, II duca di Somerset e William de la Pole, I duca di Suffolk, percepiti fortemente corrotti e incompetenti,[67] nel 1450 scoppiò la rivolta di Jack Cade, che come quella di Tyler del 1381 riuscì a raggiungere Londra e a metterla a ferro e fuoco, uccidendo diversi membri della corte regia tra i quali il lord tesoriere Saye e costringendo Enrico VI a fuggire.[64][68]
La situazione cominciò a precipitare nel 1453, quando i francesi imbastirono l'ultima grande offensiva per cacciare gli inglesi dal proprio regno. L'azione militare culminò nella battaglia di Castillon del 17 luglio, dove l'esercito inglese fu praticamente annientato da quello francese.[69] Era la fine del dominio inglese sulla Francia: l'occupazione inglese si sgretolò (resistette solo la città costiera di Calais), e la guerra dei cent'anni di fatto terminò in una vittoria francese.[52][69] Il catastrofico esito della campagna militare ebbe un fortissimo impatto sul sovrano, il quale non appena lo apprese cadde in un completo stato di catatonia, rimanendo totalmente inerte per i successivi diciassette mesi.[52][54][69] Riccardo di York prevalse sulla regina e sui suoi sostenitori e nel 1454 fu nominato lord protettore del regno.[69][70] La casa di York si era impossessato del potere, ma i Lancaster non potevano permettersi di subire passivamente tale azione, e la guerra aperta non sarebbe tardata ad arrivare.[52][69]
La guerra delle due rose e la fine
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L'egemonia di Riccardo di York durò fino al gennaio 1455, quando Enrico VI rinsavì e dichiarò conclusa la reggenza.[52][69] La regina Margherita quindi tornò al potere, e assieme al suo sostenitore Edmund Beaufort, II duca di Somerset cominciò a preparare la rappresaglia contro il duca di York.[52][69] Riccardo tuttavia decise di colpire per primo: raccolto un esercito, nel maggio 1455 marciò verso Londra e si scontrò con le truppe dei Lancaster, comandate da Somerset e accompagnate dallo stesso Enrico VI, nella prima battaglia di St Albans.[52][69] Fu un disastro per i Lancaster: Somerset venne ucciso ed Enrico VI catturato e tenuto prigioniero fino al raggiungimento di una tregua tra le parti nel febbraio 1456.[52][69] Era una soluzione di compromesso e tutte le parti in causa lo sapevano: era appena scoppiata la guerra delle due rose, conflitto che avrebbe devastato l'Inghilterra per i successivi trent'anni.[52][69]

Riccardo tornò brevemente reggente,[71] ma le ostilità ripresero comunque nel 1459, e stavolta in maniera intensa e continua, senza più quartiere.[52][69] Gli yorkisti vinsero a Blore Heath, ma poco dopo furono sconfitti a Ludford Bridge alla presenza dello stesso Enrico VI, che non comandava l'esercito ma la cui presenza era ritenuta necessaria per aumentare il morale delle truppe.[52][69] Era in realtà comunque Margherita la vera guida della fazione regia, essendo il marito incapace di qualsiasi iniziativa personale.[69] Nel 1460 lo stallo fu rotto dalla battaglia di Northampton del 10 luglio, dove gli York non solo sconfissero sonoramente i Lancaster, ma catturarono lo stesso Enrico VI dopo che il sovrano era stato abbandonato dall'armata in fuga.[52][69] Contemporaneamente Giacomo II di Scozia, alleatosi con gli York, invase il nord dell'Inghilterra e assediò il castello di Roxburgh, ma morì subito dopo nell'esplosione di un cannone. Il sovrano prigioniero fu portato a Londra, in un'apparente vittoria totale degli York.[52]

Il 25 ottobre successivo, l'Atto di Accordo lasciò a Enrico VI la corona a vita, ma riconobbe il diritto di successione a Riccardo e ai suoi discendenti, escludendo il principe Edoardo.[68] La regina Margherita, temporaneamente fuggita ma decisa a riprendere il potere, riuscì a raccogliere un grande esercito e nell'inverno 1460-61 lanciò una nuova campagna.[52] Il 29 dicembre 1460 Riccardo di York fu colto di sorpresa e ucciso nella battaglia di Wakefield, inasprendo il conflitto;[52][66][69] il 2 febbraio 1461 il suo erede Edoardo di York, appoggiato dal potente feudatario Richard Neville, XVI conte di Warwick,[72] sconfisse i Lancaster a Mortimer's Cross,[69] ma due settimane dopo nella seconda battaglia di St Albans i Lancaster riuscirono non solo a riscattarsi militarmente sconfiggendo Neville, ma anche a liberare Enrico VI, ormai apatico e del tutto indifferente all'andamento della guerra e alla propria sorte.[52][73] Margherita era riuscita nel frattempo ad ottenere la pace con la Scozia accordandosi con la reggente Maria di Gheldria, vedova di Giacomo II.[69] Londra tuttavia rimase in mano agli yorkisti, e il successivo 29 marzo la sanguinosa battaglia di Towton decretò la distruzione dell'esercito dei Lancaster e il trionfo degli York.[52][72][73] Il sostegno per i Lancaster si sgretolò anche per i devastanti e indiscriminati saccheggi operati dalle loro truppe durante l'inverno,[69] e la popolazione fu così aizzata contro di loro e incoraggiata a sostenere gli York.[74] Non solo: soddisfatti del bottino, molti soldati dell'esercito reale disertarono, lasciando i Lancaster senza più sostegno militare.[73]

Mentre Edoardo entrava a Londra proclamandosi re Edoardo IV d'Inghilterra, Enrico VI fuggì in Scozia[52] mentre Margherita e suo figlio Edoardo in Francia.[75] I suoi sostenitori tentarono una riscossa nel 1464 invadendo l'Inghilterra settentrionale, ma le sconfitte di Hedgeley Moor e Hexham fecero fallire la campagna e lo stesso Enrico VI fu ancora una volta catturato poco dopo mentre vagava senza meta per la campagna inglese.[52] Il sovrano deposto fu rinchiuso nella Torre di Londra, dove subì dure sofferenze.[52] Durante la prigionia si dichiarava indifferente alla perdita del regno, purché potesse ricevere regolarmente i sacramenti.[76] La guerra riprese nel 1469, quando Richard Neville, XVI conte di Warwick, dapprima alleato degli York, cambiò schieramento[72] e appoggiò nel 1470 la restaurazione di Enrico VI, liberandolo e rimettendolo sul trono (anche se ormai era solo un mero burattino nelle mani del suo reggente).[52][77][78] Il ritorno al potere dei Lancaster fu tuttavia effimero: già il 14 aprile 1471 Neville fu sconfitto e ucciso nella battaglia di Barnet da Edoardo IV,[78][79] che ricatturò per l'ennesima e ultima volta Enrico VI.[52] Il 4 maggio infine l'ultima armata dei Lancaster, comandata dalla regina Margherita e dal principe Edoardo di Lancaster, che si erano attardati lasciando quindi Neville da solo, fu attaccata e annientata nella battaglia di Tewkesbury.[73][79] Era la fine dei Lancaster: il giovane Edoardo, unico erede dell'ex-sovrano, venne trucidato sul campo di battaglia, mentre Enrico VI, ormai troppo pericoloso da lasciare in vita, fu ucciso il successivo 21 maggio nella sua cella nella Torre di Londra.[52][73] Si concludevano sia il regno di Enrico VI che il dominio dei Lancaster, che con la sua morte si estinguevano per totale mancanza di eredi.[52] La regina Margherita, l'ultima persona legata direttamente ai Lancaster, rimase incarcerata fino al 1475,[79] quando fu liberata ed esiliata in Francia, dove morì nel 1482 povera e abbandonata da tutti.[73][80]
Nonostante l'estinzione della dinastia, alcuni anni più tardi la pretesa al trono dei Lancaster sarebbe stata raccolta dalla dinastia Tudor, discendente da essi per via collaterale. Enrico Tudor sarebbe riuscito a sconfiggere e uccidere re Riccardo III di York nella battaglia di Bosworth Field del 1485, ascendendo al trono come Enrico VII d'Inghilterra e decretando così simbolicamente la vittoria finale dei Lancaster (ormai comunque estinti) nella guerra delle due rose.
Albero genealogico della seconda casa di Lancaster
[modifica | modifica wikitesto]Eredità
[modifica | modifica wikitesto]Politica
[modifica | modifica wikitesto]Mentre da vassalli spesso i Lancaster si mostrarono recalcitranti all'autorità dei sovrani inglesi, una volta ascesi al trono dovettero adeguarsi alle difficoltà della gestione del potere regio. Enrico IV, che originariamente si era opposto all'autoritarismo del predecessore Riccardo II venendo anche sostenuto dai baroni inglesi per porvi fine, non poté mai esercitare forti iniziative politiche. Le sue dispendiose campagne militari inoltre lo posero in forte contrasto col parlamento, che negli ultimi anni di regno l'aveva di fatto esautorato da qualsiasi potere effettivo. La sua travagliata esperienza sul trono fu comunque necessaria per rafforzare la stretta dei Lancaster sul potere, lasciando in eredità ai suoi immediati successori un diritto a regnare che non era più messo seriamente in discussione da altri.[81]

Sotto Enrico V la situazione migliorò: il suo governo si dimostrò forte ma equilibrato, stabilizzando anche la situazione politica tramite i continui conflitti contro i nemici esterni (i francesi) e interni (i lollardi). Le grandi vittorie militari come Azincourt ammantarono inoltre il sovrano di un'aura eroica, che avrebbe contribuito a cementarne il controllo dell'Inghilterra e a tramandare la sua buona nomea.[81] L'Inghilterra si era tuttavia impoverita a causa delle sue continue ed esose campagne militari, contribuendo alla sua progressiva destabilizzazione.[48]
La prematura morte di Enrico V fu disastrosa, perché non solo privò il regno di una capace guida, ma consegnò le redini del potere al figlio Enrico VI, dapprima privo di ogni potere perché sottoposto a una lunga reggenza,[56] poi dimostratosi inadeguato per il proprio carattere mite e irresoluto, e infine incapacitato dai propri accessi di follia, che consegnarono il regno in mano a reggenti assetati di potere. La lunghezza del regno di Enrico VI fu anch'essa deleteria, perché per quarant'anni (1421-1461) l'Inghilterra fu priva di un sovrano competente o quantomeno adeguato a guidarne gli affari correnti.[81] Questa totale assenza di autorità fu fatale per la sua stabilità interna, alimentando le ambizioni di molti rapaci aristocratici che tentarono di sfruttare il vuoto di potere per accaparrarsi quante più cariche e ricchezze possibili,[58] facendo così prima fallire la guerra dei cent'anni e poi scoppiare la guerra delle due rose, che risultò nell'estinzione stessa dei Lancaster.[81][82] Il loro non-governo sotto Enrico VI e le sconfitte subite nella guerra dei cent'anni e nella guerra delle due rose contribuirono al declino dell'aristocrazia feudale,[82] il cui potere andò sempre più erodendosi a favore della gentry borghese e mercantile.[83]
L'eredità politica dei Lancaster fu raccolta dalla dinastia Tudor, che per tutto il XVI secolo cercò di legittimarsi ricollegandosi proprio ai discendenti dell'antica casata.[83] Re Enrico VII d'Inghilterra promosse il culto del predecessore Enrico VI di Lancaster, mai riconosciuto dalla Chiesa ma ampiamente diffuso tra il popolo inglese;[84] famoso è l'aneddoto secondo cui papa Giulio II, stanco delle insistenti richieste di canonizzazione da parte dei Tudor, avrebbe risposto di saper distinguere tra un santo e un imbecille.[84] Soppresso durante la riforma protestante, alcuni sostenitori del culto dell'ultimo sovrano dei Lancaster si sono comunque trovati anche nel XX secolo.[53]
Storiografica
[modifica | modifica wikitesto]Inizialmente, data la loro temporanea sconfitta nella guerra delle due rose, i Lancaster furono malamente ricordati dalle cronache, segnatamente quelle che simpatizzavano in maniera palese per la casa di York[51] e che ne mettevano in dubbio anche la legittimità dell'ascesa al trono.[85] Dopo il sospetto assassinio di Enrico VI i giudizi filo-yorkisti cominciarono ad ammorbidirsi, redimendo almeno in parte la figura dell'ultimo re Lancaster, spesso definito come un sempliciotto benintenzionato ma troppo manipolabile.[85] Il processo fu completato da re Riccardo III di York, che nel 1484 fece traslare solennemente il corpo di Enrico dall'abbazia di Chertsey alla cappella di San Giorgio del castello di Windsor per incoraggiarne il nascente culto, capendo che era più facile gestirlo che ostacolarlo e permettendo addirittura che cronisti come John Blacman pubblicassero elegie in lode del defunto sovrano.[85]
La narrazione si ribaltò con l'ascesa al potere dei Tudor, che presero ad esaltare i Lancaster e a demonizzare gli York. Enrico VII sfruttò soprattutto la crescente popolarità della memoria di Enrico VI, facendone una vera e propria figura mistica[86] tramite descrizioni agiografiche come quella commissionata a Polidoro Virgili.[87] Pur attribuendogli una parte di responsabilità nell'aver diviso l'Inghilterra provocando la guerra delle due rose, cronisti filo-Tudor come Edward Hall divennero più accondiscendenti nel proprio giudizio sui Lancaster.[87] In particolare, fu detto di Enrico VI che, se fosse vissuto in un'epoca meno turbolenta, sarebbe probabilmente stato considerato un buon sovrano.[54]
Genealogica
[modifica | modifica wikitesto]Tramite abili matrimoni combinati, i Lancaster si legarono a numerosissime potenti famiglie nobili del periodo.[23] Dalla prima casa di Lancaster discesero, ad esempio, i Mowbray, i FitzAlan, i Percy e i Mortimer, tutti grandi feudatari dell'Inghilterra medievale; tramite i Mortimer i Lancaster furono paradossalmente antenati anche della casa di York, loro acerrima rivale nella guerra delle due rose.
La seconda casa di Lancaster ebbe un impatto ancora più importante sulla genetica non solo inglese, ma anche europea. Giovanni di Gaunt, fine politico, si legò a varie monarchie straniere, e tramite le sue figlie da lui discesero anche la casa d'Aviz, sovrana del Portogallo, e la casa di Trastámara, sovrana del regno di Castiglia e antenata degli Asburgo e dei Borbone.[23][30] Altre famiglie inglesi discesero poi dai Lancaster regi, segnatamente gli Holland e soprattutto i Beaufort, il cui fondatore John Beaufort, I conte di Somerset era figlio naturale (poi legittimato) dello stesso Giovanni di Gaunt.[23][30] Dai Beaufort inoltre discese la dinastia Tudor, che proprio tramite quest'ascendenza legittimò la propria presa sul trono inglese.[23]
Specialmente in Portogallo la nobiltà locale ricordava con orgoglio le proprie ascendenze inglesi, tanto che re Giovanni II del Portogallo (pronipote di Filippa di Lancaster) nel 1495 assegnò al figlio illegittimo Giorgio di Lencastre (pronuncia portoghese di "Lancaster") il titolo di duca di Coimbra nel tentativo di legittimarlo come erede al trono; a causa di rivolgimenti politici i suoi discendenti non conservarono il titolo, venendo invece proclamati duchi di Aveiro. La famiglia Lencastre mantenne il ducato fino alla propria totale estinzione nel 1759.[88]
Culturale
[modifica | modifica wikitesto]Grande fu il contributo dei Lancaster alla cultura inglese. Enrico, I duca di Lancaster fu egli stesso uomo di lettere e redasse il Le Livre de Seyntz Medicines, un peculiare trattato etico-religioso.[13] Nel testo, scritto in prima persona, il protagonista si rappresenta simbolicamente afflitto da sette ferite rappresentanti i sette peccati capitali, descrivendo poi il modo in cui curarli ricorrendo alle preghiere e alla fede cattolica.[89] Nel testo l'autore, che non dichiara mai esplicitamente la propria identità, si dimostra sofisticato e anche ingegnoso, ricorrendo a numerosi giochi di parole ed anagrammi, ad esempio firmandosi retsacnaL (ovvero "Lancaster" specchiato).

Giovanni di Gaunt, profondamente legato alla moglie Bianca di Lancaster, commemorava sempre l'anniversario della sua morte con messe di suffragio ed elaborate cerimonie, e commissionò in sua memoria un intero poema, Il libro della duchessa.[2] Per la stesura del poema Gaunt si rivolse a un poeta di corte allora sconosciuto, Geoffrey Chaucer, marito di Philippa Roet, sorella della sua amante Katherine Swynford.[2] Il libro della duchessa fu una delle prime opere letterarie scritta in lingua inglese, fino ad allora trascurata dalla cultura medievale, ma che proprio dal XIV secolo conobbe una crescente elevazione letteraria.[90] Chaucer sarebbe di lì a poco divenuto un autore di grande rilievo con la stesura dei Racconti di Canterbury, testo fondante della letteratura inglese.
Nel secolo successivo i Lancaster reali furono ampiamente ricordati nella cultura inglese. Mentre ben pochi piansero la morte di Enrico IV, il suo successore Enrico V fu prima immortalato per le sue grandi vittorie contro la Francia, e poi grandemente pianto dopo la sua prematura morte.[50] Fu ricordato nei poemi di John Lydgate e molti altri poeti contemporanei, e sorprendentemente anche dai cronisti borgognoni e francesi, che in teoria non avrebbero dovuto per motivi di opportunità politica.[50] Ma tali erano state le imprese del secondo monarca dei Lancaster da farlo passare alla storia anche presso i suoi nemici.[50] Il principe Umfredo di Lancaster, fratello minore di Enrico V detto il Buon Duca, si distinse invece come grande mecenate e collezionista di manoscritti.[91] Appassionato di letteratura, introdusse i concetti dell'umanesimo in Inghilterra e arricchì la biblioteca dell'Università di Oxford con grandi donazioni di preziosi tomi.[91]

William Shakespeare fu il principale autore che seguì la storia della famiglia Lancaster, seppur in maniera fittizia e spesso faziosa.[87] I Lancaster sono tra i protagonisti indiscussi del suo ciclo di drammi storici, partendo da Riccardo II e proseguendo con Enrico IV, parte prima e seconda, Enrico V ed Enrico VI, parte prima, seconda e terza.[N 5][87][92] Significativo il fatto che il Bardo abbia dedicato alla figura di Enrico VI di Lancaster ben tre dei suoi drammi, unicum assoluto nel corpus shakespeariano indice della duratura memoria dell'ultimo sovrano della casata.[93] All'epopea dei Lancaster, rappresentati come personaggi solenni o tragici, Shakespeare affianca spesso figure buffe e farsesche, come l'iconico Falstaff (ispirato al realmente esistito John Oldcastle), alternando così abilmente commedia e tragedia all'interno della stessa opera.[92][94] Le tre parti dell'Enrico VI sono inoltre considerate tra le prime opere scritte dal drammaturgo, se non proprio le prime (all'incirca tra il 1588 e il 1592,[92] con la prima rappresentazione ufficiale datata 3 marzo 1592),[95] segno che per esordire nei teatri inglesi il dramma della rovina dei Lancaster era un argomento abbastanza noto e quindi richiesto. Shakespeare, rifacendosi all'ormai secolare tradizione della santità di Enrico, lo dipinse come un uomo pio al di sopra delle bassezze politiche del suo tempo e degli uomini malvagi che lo circondavano, descrivendone il dramma di dover detenere il potere pur senza volerlo e senza essere capace di gestirlo.[84][93] L'Enrico V, dove il Bardo consolida la fama del sovrano come eroe nazionale, fu invece tra i primi lavori di Shakespeare a venire pubblicato nei cosiddetti bad quartos, imprecise edizioni pirata ricavate dalla sola visione dello spettacolo che cominciarono a circolare a partire dagli anni 1610 (i copioni teatrali erano infatti gelosamente custoditi dalle compagnie).[92]
Note
[modifica | modifica wikitesto]Annotazioni
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Pare che comunque l'unione tra Tommaso e Alice non fosse molto salda, tanto che i due già vivevano di fatto separati e che la contessa probabilmente non si fece rapire ma passò volontariamente dalla parte di Warenne. Cfr. Stubbs 1911, p. 148.
- ↑ La primogenita Matilde di Lancaster aveva ricevuto una parte dell'eredità alla morte del padre ed era tornata in Inghilterra per reclamarla, ma prima di ottenerla fu a sua volta vittima della peste nel 1362, lasciando quindi l'intero patrimonio a Bianca e Giovanni. Cfr. (EN) English Kings post-1066 - Lancaster, descendants of Edmund Crouchback, su fmg.ac. e Thompson 1892, p. 418.
- ↑ Rimane incerto se Enrico avesse già intenzione di detronizzare Riccardo fin dall'inizio in virtù della forza della sua pretesa al trono, o se l'idea si concretizzò solo in seguito al successo della sua ribellione. La pretesa del Lancaster era stata infatti facilitata dalla prematura morte dell'erede al trono di Riccardo, Ruggero Mortimer, IV conte di March, ucciso in Irlanda nel 1398 e che quindi lasciava il sovrano senza un successore capace e autorevole. Cfr. Potter 2014, p. 10.
- ↑ Secondo Norman Davies, la vittoria di Enrico V si sarebbe rivelata effimera anche se il sovrano fosse vissuto più a lungo, poiché la posizione inglese in Francia era insostenibile nel lungo periodo. Cfr. Davies 1999, pp. 360-361.
- ↑ Qui sono riportati in corretto ordine tematico, ma vennero scritti in momenti diversi: entro il 1592 l'Enrico VI, nel 1595 il Riccardo II, nel 1597-98 l'Enrico IV e nel 1599 l'Enrico V, opera che inaugurò il Globe Theatre in quell'anno. Cfr. Treccani, William Shakespeare.
Riferimenti
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 Gairdner 1911, p. 143
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- ↑ Potter 2014, p. 7.
- ↑ Potter 2014, p. 9.
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- 1 2 Potter 2014, p. 17.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 Treharne 1932, Enrico V.
- 1 2 Potter 2014, p. 18.
- 1 2 Potter 2014, p. 19.
- 1 2 3 4 Potter 2014, p. 20.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Davies 1999, p. 360.
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- 1 2 3 4 5 6 Potter 2014, p. 24.
- 1 2 3 4 5 6 Anderson 2015, p. 6.
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- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 Treharne 1932, Enrico VI.
- 1 2 Griffiths 1981, p. 1.
- 1 2 3 4 5 Capponi 2016, cap. Enrico VI, p. 1.
- ↑ Griffiths 1981, p. 51.
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- ↑ Griffiths 1981, pp. 28-93.
- 1 2 Griffiths 1981, p. 20.
- ↑ Griffiths 1981, pp. 128-144.
- ↑ Capponi 2016, cap. Margherita d'Angiò, p. 5.
- 1 2 Davies 1999, p. 361.
- ↑ Griffiths 1981, pp. 189-193.
- ↑ Capponi 2016, cap. Margherita d'Angiò, pp. 3-4.
- 1 2 3 Anderson 2015, p. 8.
- ↑ Capponi 2016, cap. Margherita d'Angiò, pp. 5-6.
- 1 2 Capponi 2016, cap. Riccardo Plantageneto, III duca di York.
- ↑ Anderson 2015, p. 7.
- 1 2 Capponi 2016, cap. Gli eventi.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 Anderson 2015, p. 9.
- ↑ Capponi 2016, cap. Margherita d'Angiò, p. 6.
- ↑ Capponi 2016, cap. Margherita d'Angiò, pp. 6-7.
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- 1 2 3 4 5 6 Anderson 2015, p. 10.
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- ↑ Capponi 2016, cap. Margherita d'Angiò, pp. 8-9.
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- 1 2 3 Capponi 2016, cap. Margherita d'Angiò, p. 9.
- ↑ Capponi 2016, cap. Margherita d'Angiò, p. 10.
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Bibliografia
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[modifica | modifica wikitesto]- (EN) house of Lancaster, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
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