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Danza del ventre

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Danzatrice del ventre al Cairo
Danzatrice del ventre al Cairo

La danza del ventre, (in arabo raqs sharqi, رقص شرقي, "danza dell'est", inteso come parte orientale del mondo arabo) è una danza che si è sviluppata nelle corti principesche del Medio Oriente; lo stesso termine, in un senso più vasto, indica tutte le versioni che questa danza ha avuto fino ai giorni nostri, comprendendo anche tutte le varie contaminazioni avvenute attraverso il contatto con differenti aree geografiche e popoli.

Se ne possono distinguere diversi stili, molti danzati esclusivamente dalle donne e alcuni da uomini, altri, solitamente quelli più caratterizzanti come il folclore, sono praticati da entrambi.

La danza del ventre ha probabilmente origini antichissime, che risalgono alla costituzione delle prime civiltà. I movimenti rotatori e sinuosi della danza richiamano gli antichi culti della fertilità, come quello della Dea Madre, legati alla riproduzione, alla nascita, al ciclo delle stagioni, alla natura.[1]

Diverse fonti greche e romane, tra cui Giovenale e Marziale, descrivono ballerini provenienti dall'Asia Minore e dalla Spagna che utilizzano movimenti ondulati, suonano le nacchere e si abbassano sul pavimento con "cosce tremanti", descrizioni che suggeriscono i movimenti che oggi sono associati alla danza del ventre.[2]

Andrew Hammond nota che i praticanti di questa forma d'arte concordano sul fatto che la danza del ventre sia radicata soprattutto nella cultura egiziana, affermando: "lo storico greco Erodoto raccontò la straordinaria capacità degli egiziani di creare per se stessi un divertimento spontaneo, cantando, battendo le mani e ballando in barche sul Nilo durante numerose feste religiose. È da qualche parte in questa grande, antica tradizione di allegria che è emersa la danza del ventre."[3]

Al tempo dei califfati omayyade, abbaside e fatimide, gli intrattenimenti di corte includevano la danza del ventre, accompagnata da musica e canto. Danzatrici del ventre e cantanti venivano inviate da tutte le parti del vasto impero per intrattenere le corti.[4] Durante quest'epoca, questi artisti erano spesso schiavi. Nessuna donna libera poteva esibirsi in pubblico a causa della segregazione sessuale islamica, ma le schiave venivano addestrate a intrattenere gli ospiti maschi con il canto e altre forme d'arte, come gli artisti schiavi qiyan, che divennero comuni durante l'era della schiavitù nel califfato omayyade.[5] Durante l'era della schiavitù in Egitto, le schiave venivano addestrate al canto e alla danza e venivano date in dono tra uomini.[6] Al tempo dell'Impero ottomano, la danza veniva eseguita dalle donne e, più tardi, dai ragazzi, nel palazzo del sultano.[7]

Durante la Campagna d'Egitto di Napoleone, i soldati francesi vennero a contatto con questa danza: provenendo da una società relativamente puritana, il movimento sinuoso dei corpi delle danzatrici veniva percepito come un potente afrodisiaco. La chiamarono quindi danse du ventre. Da qui il termine è stato tradotto in italiano come danza del ventre e in inglese come belly dance[8][9][10].

Awālim e ḡawāzī

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Una danzatrice del ventre si esibisce in Giappone nel 2016
Danza del ventre
Danza del ventre

Le awālim (singolare ālima) e le ḡawāzī furono due categorie distinte di artiste attive in Egitto tra il XVII e il XIX secolo, entrambe legate alle arti della musica e della danza ma differenti per status sociale, contesto performativo e reputazione. La distinzione tra le due figure risulta spesso confusa nelle fonti occidentali coeve, in particolare nei resoconti di viaggio e nella pittura orientalista.

Etimologia e definizione

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Il termine arabo ālima (plurale awālim) deriva dalla radice ilm (“sapere”) e indica una donna istruita o colta. Le awālim erano cantanti e musiciste professionalmente formate, talvolta anche danzatrici, attive prevalentemente in contesti privati e aristocratici.

Le ḡawāzī erano invece danzatrici itineranti, spesso associate a gruppi di origine nomade. Si esibivano in spazi pubblici, durante feste popolari, matrimoni e celebrazioni all’aperto. Il termine significa "conquistatrice", in quanto secondo l'immaginario collettivo "conquista" i cuori del suo pubblico.

Una delle principali descrizioni ottocentesche delle awālim si trova nell’opera An Account of the Manners and Customs of the Modern Egyptians (1836) di Edward William Lane, che distingue chiaramente tra le artiste istruite e le danzatrici di strada.[11][12]

Secondo la storiografia moderna, tra cui Wendy Buonaventura, la figura della danzatrice-musicista istruita trova precedenti nella tradizione musicale araba medievale, in particolare nel periodo abbaside sotto il califfato di Hārūn al-Rashīd (786–809), considerato un’epoca di fioritura artistica.[13]

Le awālim godevano di uno status relativamente elevato e potevano esibirsi in ambienti privati e negli harem, prevalentemente davanti a un pubblico femminile. L’abbigliamento e il comportamento pubblico erano regolati da norme di decoro più rigorose rispetto alle ḡawāzī.

Le ḡawāzī

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Le ḡawāzī sono documentate a partire dalla fine del XVII secolo e compaiono frequentemente nei resoconti di viaggio successivi alla spedizione d’Egitto di Napoleone Bonaparte (1798–1801).[14]

Erano danzatrici pubbliche, talvolta associate a gruppi zingari o Nawar. Studi etno-storici, come quelli di Giovanni Canova, ipotizzano una migrazione originaria dall’Asia centrale con successive diramazioni verso il Medio Oriente e l’Europa.[15]

Nel 1834 il governatore ottomano d’Egitto Mehmet Ali vietò alle ḡawāzī di esibirsi al Cairo, relegandole nell’Alto Egitto.[16] I viaggiatori europei, tra cui Gustave Flaubert, ne descrissero le esibizioni durante i loro soggiorni nel sud del paese.

Köçek e khawāl

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Nel medesimo periodo, il sultano ottomano Mahmud II proibì le esibizioni dei köçek, giovani danzatori maschi in abiti femminili.[17] Alcuni di essi si trasferirono in Egitto, dove si integrarono con i khawāl, danzatori locali documentati anche da Lane.

La presenza di danzatori uomini interpretati come donne è riportata anche da Gérard de Nerval nel suo Voyage en Orient (1851).

Rappresentazioni orientaliste

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La pittura orientalista contribuì alla sovrapposizione iconografica tra awālim e ḡawāzī.

Opere di Jean-Léon Gérôme e David Roberts raffigurano figure identificate come “almeh” in contesti che, secondo parte della storiografia, presentano caratteristiche più affini alle ḡawāzī.[18]

Evoluzione nel XX secolo

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Nel corso del XX secolo, con la nascita dell’industria dell’intrattenimento urbano e cinematografico al Cairo, la figura tradizionale della ālima declinò progressivamente. La danza orientale si trasformò nello stile scenico urbano noto come raqs sharqi, sviluppatosi tra gli anni 1920 e 1940, anche sotto l’influenza di modelli teatrali occidentali.[19]

Gli stili della danza del ventre si possono raggruppare in alcune categorie principali[20][21][22][23][24]:

Stile danza del ventre autentica o Hawzi
Considerata una delle espressioni più raffinate ed eleganti della tecnica coreutica, si distingue per la qualità dei movimenti, che risultano ampi, armoniosi e controllati.
Stile Šarqī
La danza, inizialmente legata alle tradizioni delle corti arabe, berbere, Ouled Naïl, persiane e curde, si sviluppò e si trasformò profondamente nei primi decenni del Settecento. Nel tempo, queste forme espressive si arricchirono di nuovi elementi coreografici e scenici. Ad Orano, in Algeria, le interpreti dei cabaret (tra cui la celebre Cheikha Rimitti) iniziarono a proporre coreografie pensate anche per intrattenere i turisti. In questo contesto si diffuse l’uso di oggetti scenici come il velo, il vassoio con la teiera e i bicchieri riempiti di tè, elementi che arricchivano la performance rendendola più spettacolare. In Egitto, e in particolare al Cairo, nel corso del Novecento la danza subì ulteriori trasformazioni: le ballerine iniziarono a esibirsi con scarpe col tacco e vennero introdotti passi e movimenti derivati dal balletto classico, contribuendo così alla nascita di uno stile più teatrale e codificato come l'arabesque e lo chassé.
Stile Baladī
È uno stile che dà valorizzazione alla mobilità del bacino. I movimenti delle braccia sono meno ampi e svolazzanti rispetto a quelli dello stile Šarqī. Si prediligono le camminate con il piede a terra e non in mezza punta come nello stile classico. Lo stile Baladī è una danza popolare cittadina che nasce dall'incontro della popolazione rurale con quella urbana.
Stile Ša'abī
La danza Ša'abī (in arabo “popolare”) costituisce una forma espressiva radicata nel contesto sociale e culturale delle comunità urbane e rurali egiziane. Caratterizzata da un forte legame con la dimensione quotidiana e popolare, si distingue per la spontaneità del gesto, la semplicità esecutiva e un marcato senso di vitalità e partecipazione collettiva. Pur mantenendo tratti comuni, essa presenta varianti stilistiche connesse alle diverse aree geografiche e alle tradizioni locali. Una declinazione specifica è rappresentata dalla Saiidi, variante coreutica originaria dell’Alto Egitto, tradizionalmente associata a una danza maschile che rievoca simbolicamente un combattimento con il bastone (tahtib). Nella reinterpretazione scenica femminile, le danzatrici impiegano anch’esse il bastone come elemento coreografico, trasformando il riferimento marziale in una forma stilizzata e performativa, pur conservandone l’impianto ritmico e identitario.
Stile Hagalla e Siwa
Danze tribali delle popolazioni nomadi beduine presenti nell'area dell'oasi Siwa e del porto Marsa Matruh al confine con la Libia. Nel primo stile il bacino è molto mobile e prevede salti leggeri e passi rapidi; è meno “elegante” e più “terreno” rispetto agli stili teatrali. Nel secondo stile il bacino si muove in figure circolari o oscillanti, spesso con passi piccoli e misurati.
Stile Faraonico
Derivante dalle danze dell'Antico Egitto. Spalle e braccia vengono usate per creare linee estese, quasi architettoniche, richiamando colonne e geroglifici in movimento.
Stile Mwashah
Stile arabo-andaluso. Da non confondersi con il flamenco-arabo, è una danza che deriva dal periodo in cui gli arabi invasero la penisola iberica e si costituì il periodo Al-Andalus. I gesti sono meno scenografici e più delicati: spalle morbide, movimenti ondulatori, bacino che segue il ritmo senza eccessi.
Stile Alessandrino/Eskansarany
Danza della città di Alessandria d'Egitto. Si tratta di uno stile popolare urbano, caratterizzato da un’energia vivace e da un atteggiamento giocoso e disinvolto
Stile Fellahy
Danza dei contadini egiziani, riflette il contesto agricolo e comunitario delle campagne. I passi sono semplici, con movimenti piccoli e vivaci, e spesso includono figure legate alle attività agricole (ad esempio simulare il trasporto di anfore d’acqua).
Stile Nubiano
Danza proveniente dalla regione della Nubia e fortemente identitaria, legata alla vita comunitaria e alle celebrazioni collettive, quali matrimoni e festività tradizionali. La danza è molto energica, spesso senza coreografia fissa.
Stile Zaar
Facente parte della cultura pre-islamica egiziana, si tratta di una danza molto energica e senza una principale coreografia. Coinvolge maggiormente i capelli come elemento danzante. Si tratta di un rituale che veniva usato per scacciare i jinn (spiriti della tradizione mediorientale) attraverso la persona ritenuta posseduta che doveva danzare per "liberarsi".
Stile danza orientale "non del Cabaret"
È uno stile creato in Arabia Saudita che viene presentato solo nei teatri e nei festival culturali internazionali. Il termine viene utilizzato per indicare le forme di danza orientale che non seguono lo stile scenico e spettacolarizzato del cabaret egiziano. Comprende stili folklorici e tradizionali (come Saiidi, Fellahy, Nubiano, Alessandrino), coreografie comunitarie o rituali, e interpretazioni artistiche contemporanee che privilegiano l’autenticità culturale, la dimensione identitaria e l’aderenza ai contesti storici e sociali della danza
Stile Khaleeji
Il costume femminile indossato in questo stile si chiama thobe nashal. Prevede la prevalenza di spostamenti laterali, oscillazioni del bacino e ondulazioni del busto; i gesti delle braccia sono ampi e fluidi ma relativamente sobri rispetto allo stile cabaret egiziano.

Nell’ambito della danza orientale scenica si riscontrano coreografie che prevedono l’impiego di più veli, talvolta fino a sette, utilizzati come elementi scenografici e dinamici. L’uso stratificato del velo contribuisce alla costruzione di un impatto visivo di forte suggestione, generando effetti di movimento, trasparenza e sovrapposizione che accentuano la dimensione teatrale della performance.

La danza del ventre viene spesso accompagnata da diversi accessori, ciascuno con una storia e un uso particolare[25]:

  • Doppio velo: Conosciuta anche come Danza Hawzi, è considerata nel mondo arabo la forma più elegante di danza del ventre, con origini in Algeria.
  • Velo: La ballerina pioniera Hanan El Jazairiya, negli anni ’20, conquistò il pubblico esibendosi avvolta in un velo leggero e facendolo volteggiare durante la danza.
  • Sagat: Si tratta dei cimbalini a dita tipici dell’Egitto, piccoli strumenti in ottone o bronzo che si infilano sul pollice e sul medio di entrambe le mani.
  • Bastone: Derivata dal taḥṭīb, un’antica arte marziale egiziana, questa danza maschile folcloristica è caratterizzata da vivaci salti e movimenti energici.
  • Tamburello: Alcune danzatrici suonano il tamburo bendir mentre danzano, specialmente nelle danze in Neili e Sidi Bel Abbès.
  • Candelabro: Durante i matrimoni, la ballerina può esibirsi tenendo in equilibrio un candelabro con candele accese sulla testa.
  • Spada e due spade: Nella tradizione dei Tuareg di Tamanrasset, le danzatrici eseguono movimenti di equilibrio con la spada come parte della performance.
  • Qraqeb: Piccoli strumenti a percussione, simili a cimbali, utilizzati in alcune varianti della danza.
  • Ali di Iside: Un’introduzione più recente nella danza, simile ai Fan Veils, che rappresenta un’evoluzione moderna dell’uso del velo.

Non tutti questi accessori hanno radici nel Medio Oriente. Alcuni, come le Ali di Iside o l’uso della spada, sono stati integrati nel repertorio contemporaneo soprattutto grazie all’influenza occidentale.

Maggiori esponenti della danza mediorientale

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Tra le maggiori esponenti della danza mediorientale classica figurano le ballerine Samia Gamal, Tahia Karioka, Suheir Zaki e Fifi Abdo.

Ci sono inoltre ballerini uomini che praticano la danza del ventre sia a livello artistico sia competitivo. La differenza principale sta spesso nel modo di esprimere il movimento: mentre le donne tendono a enfatizzare fluidità e ondulazioni, gli uomini possono accentuare forza, posture e giochi ritmici con il torso. Ad esempio il libanese Mousbah Baalbak e l'indiano Eshan Hilal sono esempi di ballerini del ventre[26][27].

  1. Noemi Sammarco, Danza del ventre, tra storia e censura, su Storia della Danza, 26 ottobre 2022. URL consultato il 15 agosto 2023.
  2. (EN) Wendy Buonaventura, Serpent of the Nile: Women and Dance in the Arab World, Saqi, 1989, p. 13, ISBN 978-0-86356-628-8.
  3. (EN) Andrew Hammond, Pop Culture Arab world! Media, Arts, and Lifestyle, ABC-CLIO, Inc, 2005, p. 235, ISBN 1-85109-449-0.
  4. (EN) Muhammed Al Da'Mi, Feminizing the West: Neo-Islam's Concepts of Renewal, War and the State, AuthorHouse, 21 febbraio 2014, ISBN 9781491865231.
  5. (EN) Textiles of Medieval Iberia: Cloth and Clothing in a Multi-cultural Context, Storbritannien, Boydell Press, 2022, pp. 180-181.
  6. (EN) Fraser, K. W., Before They Were Belly Dancers: European Accounts of Female Entertainers in Egypt, 1760-1870, Jefferson (North Carolina), McFarland & Company, 2015, pp. 35-36, ISBN 9780786494330.
  7. (EN) A Question of Köçek – Men in Skirts, su Azizasaid, settembre 2008.
  8. (EN) Belly Dancing Article - Naming Belly Dance, su Belly Dance org. URL consultato il 27 febbraio 2026.
  9. Belly dance - New World Encyclopedia, su www.newworldencyclopedia.org. URL consultato il 27 febbraio 2026.
  10. Chapter One, su people.uncw.edu. URL consultato il 27 febbraio 2026.
  11. Lane, E. W., An Account of the Manners and Customs of the Modern Egyptians, London, 1836.
  12. Danza e musica araba, su danzaemusicaaraba.com, 21 dicembre 2017. URL consultato il 27 febbraio 2026.
  13. Buonaventura, W., The Serpent of the Nile: Women and Dance in the Arab World, London, 1989.
  14. Cole, J., Napoleon’s Egypt: Invading the Middle East, Palgrave Macmillan, 2007.
  15. Canova, G., “Notizie sui Nawar e sugli altri gruppi zingari presenti in Egitto”, in La bisaccia dello Sheikh, Venezia, 1981.
  16. Van Nieuwkerk, K. M., A Trade Like Any Other: Female Singers and Dancers in Egypt, University of Texas Press, 1995.
  17. And, M., A History of Theatre and Popular Entertainment in Turkey, Ankara, 1963.
  18. Thornton, L., La femme dans la peinture orientaliste, Paris, 1993.
  19. Shay, A.; Sellers-Young, B. (eds.), Belly Dance: Orientalism, Transnationalism and Harem Fantasy, Mazda Publishers, 2005.
  20. (EN) Anette, Best Belly Dance Styles to Learn, su Shems Dance, 29 luglio 2025. URL consultato il 4 marzo 2026.
  21. Belly Dancing, su bellydance.com. URL consultato il 4 marzo 2026.
  22. (EN) Types of Belly Dance: From Raqs Sharqi to Tribal Fusion | Belly Dance Class Finder, su bellydanceclassfinder.com, 22 febbraio 2026. URL consultato il 4 marzo 2026.
  23. (EN) pramukhtech, Discovering the Rich History of Belly Dance, su DanceOdia, 15 luglio 2023. URL consultato il 4 marzo 2026.
  24. Raqs Baladi, su Phoenix Studio Dance, 13 settembre 2021. URL consultato il 4 marzo 2026.
  25. Danza orientale classica, su Gproject Dance Studio, 21 aprile 2022. URL consultato il 27 febbraio 2026.
  26. Beirut Journal: He's No Salome, but It's Straight From the Heart, su archive.nytimes.com. URL consultato il 4 marzo 2026.
  27. (EN) Eshan Hilal: India’s First Male Belly Dancer Who Is A Great Example Of Breaking Stereotypes, su Laughing Colours. URL consultato il 4 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 27 gennaio 2019).

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