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Carassius carassius

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Carassio
Carassius carassius
Stato di conservazione
Rischio minimo
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseActinopterygii
OrdineCypriniformes
FamigliaCyprinidae
GenereCarassius
SpecieC. carassius
Nomenclatura binomiale
Carassius carassius
Linnaeus, 1758
Sinonimi

Carassius carassius carassius
(Linnaeus, 1758)
Carassius carassius jacuticus
Kirillov, 1956
(sinonimo ambiguo)
Carassius charax (Lesniewski, 1837)
Carassius gibelio minutus
(Kessler, 1856)
Carassius humilis Heckel, 1837
Carassius linnaei Bonaparte, 1845
Carassius linnei Malm, 1877
Carassius linnei lacustrus
Malm, 1877
Carassius linnei piscinarum
Malm, 1877
Carassius moles
von Nordmann, 1840
Carassius oblongus
Heckel & Kner, 1857
Carassius vulgaris
von Nordmann, 1840
Carassius vulgaris gibbosus
Walecki, 1863
(sinonimo ambiguo)
Carassius vulgaris subventrosus
Walecki, 1863
(sinonimo ambiguo)
Cyprinus carassius Linnaeus, 1758
Cyprinus charax Lesniewski, 1837
Cyprinus gibelio minutus
Kessler, 1856
Cyprinus moles Agassiz, 1835
Cyprinus moles
Selys-Longchamps, 1842
(sinonimo ambiguo)
Cyprinus moles Valenciennes, 1842
[1][2]

Il carassio[3] (Carassius carassius; Linnaeus, 1758) è un pesce osseo d'acqua dolce appartenente alla famiglia (tassonomia Cyprinidae.

Distribuzione e habitat

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Questa specie è originaria dell'Europa centrale ed orientale e di varie regioni asiatiche. In Italia la specie è alloctona, e nonostante sia stata segnalata a più riprese, a causa della frequente confusione con C. auratus e C. gibelio, la sua reale naturalizzazione non è stata mai confermata[4]. Lo si può trovare in ambienti dove nessun altro pesce riuscirebbe a vivere, essendo limitato il suo fabbisogno di ossigeno. Vive nei laghi con sponde paludose o nei bracci morti dei fiumi, nelle paludi e nei fossati. Negli stagni, in condizioni sfavorevoli di alimentazione cresce con grande lentezza e dà origini a forme nane; in condizioni ambientali favorevoli si sviluppa maggiormente e assume corpo più armonioso.

Un esemplare giovane

L'esemplare giovane presenta un corpo allungato, con profilo dorsale poco convesso, con livrea giallo chiara e ocello sul peduncolo caudale. L'adulto ha un corpo tozzo, compresso ai fianchi. La pinna dorsale è alta, composta da raggi ossei, i maggiori sono dentellati, come nella pinna anale. La mancanza assoluta dei barbigli lo distingue dalla carpa. La livrea è variabile, solitamente giallo-oro più o meno carico, con riflessi metallici sul dorso. Le pinne sono sfumate di rosso.
Il carassio può raggiungere una lunghezza massima di 45 cm per 1,5 kg di peso, tuttavia la taglia media risulta variabile tra i 20-30 cm di lunghezza per 3-4 hg di peso.

Il pesce rosso selvatico è quasi identico a questa specie e si può riconoscere con certezza solo mediante l'esame delle branchiospine[5].

Uova viste al microscopio

Il periodo della frega va da marzo a giugno: la femmina depone da 130.000 a 250.000 piccole uova (tondeggianti e giallo-trasparenti) in acque basse, dense di vegetazione, che si schiudono entro una settimana. È possibile l'ibridazione con la Carpa.

Alimentazione

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Ha dieta onnivora, si nutre prevalentemente di zooplancton (soprattutto specie dell'ordine Cladocera), insetti e copepodi e detriti vegetali.

È preda abituale di lucci, lucioperche, siluri e persici reali

Dato che abbocca con estrema voracità ad esche naturali di ogni tipo è molto apprezzato dai garisti mentre lo è molto meno da chi pesca per scopo alimentare, visto che può veramente rendere impossibile la cattura di carpe, tinche e vari altri pesci di fondale, come Pesci Gatto e piccoli Siluri. In molti territori della Pianura Padana, soprattutto nella bassa emiliana e lombarda, ed anche in Polesine, i pescatori sono soliti chiamare questo pesce col termine "carpa bastarda" o semplicemente "bastardo", per sottolineare la differenza con la Carpa, quest'ultima considerata animale più nobile e preda ambita. Le carni del Carassio sono estremamente spinose e generalmente hanno un forte gusto di fango, il che lo rende pressoché immangiabile. Ciò nonostante questi pesci sono apprezzati in maniera significativa nell'Europa orientale, principalmente in Polonia e nei paesi dell'ex URSS.

Effetti ecologici della sua introduzione

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In molti corsi d'acqua ha mostrato spiccati fenomeni di competizione alimentare nei confronti delle altre specie di ciprinidi, soprattutto della carpa e della tinca tanto da causare estinzioni locali, soprattutto della seconda. Tuttavia si ritiene che la maggior parte dei pesci del genere Carassius presenti in Italia appartengano alla specie Carassius auratus, quasi indistinguibile.

  1. Carassius carassius, su fishbase.de. URL consultato il 13 novembre 2025.
  2. Carassius carassius, su marinespecies.org. URL consultato il 13 novembre 2025.
  3. Decreto Ministeriale n° 175216 del 16 aprile 2025 - Modalità di attribuzione delle denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale, su masaf.gov.it, 13 novembre 2025. URL consultato il 13 novembre 2025.
  4. Check List Italiana dei Pesci d'acqua dolce, aggiornamento del 2022. (PDF), su aiiad.it.
    • Kottelat M., Freyhof J. Handbook of European Freshwater Fishes, Publications Kottelat, Cornol (CH), 2007

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Collegamenti esterni

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