Brema-Verden
| Ducato di Brema | |
|---|---|
| Dati amministrativi | |
| Nome ufficiale | Herzogtum Bremen und Fürstentum Verden |
| Lingue parlate | tedesco |
| Capitale | Stade, Verden |
| Dipendente da | • Regno di Svezia poi Regno di Gran Bretagna |
| Politica | |
| Forma di governo | monarchia |
| Nascita | 1648 con Cristina di Svezia |
| Causa | Pace di Vestfalia |
| Fine | 1806 con Giorgio III del Regno Unito |
| Causa | Guerre napoleoniche |
| Territorio e popolazione | |
| Bacino geografico | Sassonia |
| Economia | |
| Valuta | tallero di Brema-Verden |
| Commerci con | Regno di Hannover |
| Religione e società | |
| Religione di Stato | protestantesimo |
| Religioni minoritarie | ebraismo |
| Classi sociali | patrizi, clero, cittadini, popolo |
| Evoluzione storica | |
| Preceduto da | |
| Succeduto da | |
Brema-Verden, o più formalmente Ducato di Brema e Principato di Verden (in tedesco: Herzogtum Bremen und Fürstentum Verden), furono due territori del Sacro Romano Impero. Dalla loro costituzione originaria, essi facevano parte rispettivamente del Principato arcivescovile di Brema e del Principato vescovile di Verden. Nel 1648 vennero secolarizzati e trasformati in monarchie ereditarie di diritto costituzionale.
I due stati erano governati congiuntamente in unione personale e, in uso colloquiale, venivano indicati anche come Ducati di Brema e Verden. In un primo momento furono infeudati alla dinastia reale svedese, per poi passare a quella britannica. Con la fine del Sacro Romano Impero nel 1806, Brema-Verden cessò di esistere come entità autonoma e venne infine incorporato nel vicino Stato di Hannover nel 1823.
Territorio ed insegne
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio appartenente al Ducato di Brema e al Principato di Verden si estendeva nell'area compresa tra le foci dei fiumi Elba e Weser, fino al Mare del Nord, includendo territori oggi appartenenti agli attuali Stati federali di Amburgo, Brema e Bassa Sassonia. Esso comprendeva in particolare i distretti di Cuxhaven, Osterholz, Rotenburg, Stade e Verden, oltre alla città di Brema con l'exclave di Bremerhaven. La città di Cuxhaven, allora exclave di Amburgo, non faceva parte di Brema-Verden, mentre Stade ne costituiva la capitale formale.
Lo stemma di Brema-Verden combinava gli emblemi della diocesi di Verden (una croce nera in campo argento) e dell'arcidiocesi di Brema (due chiavi dorate incrociate in campo rosso), con le chiavi quali simbolo di San Pietro, patrono della sede episcopale di Brema. L'insieme era attraversato diagonalmente da una chiave, richiamo araldico alla città di Brema.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]L'occupazione svedese di Brema e Verden nel 1631 e nel 1632
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All'inizio della Guerra dei Trent'anni, la prevalenza luterana dell'Arcidiocesi di Brema le consentì di mantenere una posizione di neutralità nel conflitto, come accadde a molti territori dell'area omogeneamente protestanti, dal momento che essi ricadevano formalmente sotto un circolo fiscale e militare del Sacro Romano Impero. Anche il vicino Vescovato di Verden cercò inizialmente di restare neutrale, ma, essendo parte del Circolo del Basso Reno-Vestfalia, si trovò coinvolto in una compresenza di calvinisti, cattolici e luterani, situazione che sfociò ben presto in un conflitto armato.
Nel 1623 il capitolo di Verden, composto prevalentemente da luterani, elesse il principe Federico di Danimarca come amministratore del vescovato. Poiché egli professava la fede luterana, la Santa Sede gli negò il riconoscimento del titolo episcopale.[1]
Federico II era figlio di Cristiano IV di Danimarca, il quale, in qualità di duca di Holstein, era formalmente vassallo dell'Imperatore. Tuttavia, nel 1626 Cristiano IV aderì alla coalizione anti-imperiale promossa del governo delle Province Unite e dall'Inghilterra di Giacomo I, ponendosi a capo di un esercito protestante operante in Bassa Sassonia.[2] Il 27 agosto 1626 le truppe danesi subirono però una pesante sconfitta nella battaglia di Lutter ad opera delle forze della Lega Cattolica guidate da Johann Tserclaes, conte di Tilly.[3] Cristiano IV fu costretto a ripiegare nell'Arcivescovato di Brema, stabilendo il proprio quartier generale a Stade insieme ai resti del suo esercito. L'amministratore dell'arcivescovato, il duca Giovanni Federico di Schleswig-Holstein-Gottorp, abbandonò la reggenza del capitolo e fuggì nel Principato episcopale di Lubecca.
Nel 1626 Tilly e le truppe della Lega Cattolica occuparono il Vescovato di Verden, a maggioranza luterana, provocando la fuga del clero protestante dalla città. Tilly chiese quindi al capitolo di Brema il permesso di entrare nella città, richiesta che venne accolta, poiché il capitolo si dichiarava fedele all'Imperatore e alla sua causa.
Nel frattempo Cristiano IV ordinò agli alleati olandesi, inglesi e francesi di inviare truppe in supporto della difesa dei territori dell'Arcivescovato di Brema, poiché le sue finanze erano state duramente provate dallo sforzo bellico.
Nel 1627 il re danese lasciò l'Arcivescovato di Brema per affrontare Albrecht von Wallenstein, che si apprestava a invadere il Ducato di Holstein. Tilly colse l'occasione per invadere i territori bremini, occupando la parte meridionale della città e, l'anno successivo, anche la città di Stade, difesa da una guarnigione residua di circa 3.500 soldati danesi e inglesi. Il 5 maggio 1628 Tilly ottenne un salvacondotto da Inghilterra e Danimarca, e l'intero Arcivescovato di Brema poté dirsi sotto il suo controllo. Tornato davanti alla città di Brema, egli ottenne il pagamento di 10.000 talleri imperiali per evitare l'assedio, consentendo così alla città di evitare l'occupazione militare.
La popolazione di entrambi i vescovati si trovò improvvisamente costretta a ritornare al cattolicesimo a causa della rigorosa opera di Controriforma promossa dalle autorità imperiali cattoliche, che comportò l'espulsione di numerosi pastori luterani e la chiusura di molte chiese non cattoliche. Nel luglio del 1630 Tilly e gran parte delle forze cattoliche dovettero però fronteggiare l'avanzata svedese: il 26 giugno Gustavo II Adolfo di Svezia era infatti sbarcato con 15.000 soldati a Peenemünde, aprendo un nuovo fronte nel conflitto. Sostenuto dalla diplomazia francese, egli aderì alla nuova coalizione anti-imperiale e si unì alla causa delle Province Unite.
Nel febbraio 1631 Giovanni Federico, amministratore luterano dell'Arcivescovato di Brema in esilio, si incontrò a Lipsia con Gustavo II Adolfo e con altri principi della Bassa Sassonia per discutere del crescente potere degli Asburgo nei territori di fede luterana. L'obiettivo di Giovanni Federico era anche quello di riconquistare il controllo del Principato arcivescovile di Brema e, tra giugno e luglio del 1631, egli si alleò ufficialmente con la Svezia, pur accettandone la supremazia.
Nell'ottobre dello stesso anno l'esercito reclutato da Giovanni Federico avviò la riconquista dell'Arcivescovato di Brema e, con l'appoggio delle truppe svedesi, occupò anche il vicino Vescovato di Verden, destituendo di fatto il vescovo cattolico Franz Wilhelm von Wartenberg (in carica dal 1630 al 1632) e causando la fuga del clero cattolico. Il principato episcopale passò così sotto amministrazione svedese.
La riconquista dell'Arcivescovato di Brema, sostenuta dalle forze svedesi e dalla città di Brema, si concluse il 10 maggio 1632. Giovanni Federico tornò a esercitare l'amministrazione del principato, sebbene la città continuasse a risentire della presenza delle truppe straniere, il cui mantenimento gravava pesantemente sulle finanze locali. I rapporti tra le autorità cittadine e l'amministratore rimasero tesi, e i cittadini preferirono spesso negoziare direttamente con gli occupanti svedesi.
Dopo la morte di Giovanni Federico nel 1634, il capitolo chiese al principe Federico di Danimarca di assumere nuovamente l'incarico in virtù dell'Editto di Restituzione. Gli occupanti svedesi opposero inizialmente resistenza, ma finirono per accettare la successione di Federico, il quale divenne amministratore congiunto di Brema e Verden. Egli dovette tuttavia rendere omaggio alla regina Cristina di Svezia, titolare secolare dei diritti su quei territori.
Nel 1635-1636, in accordo con la Svezia, Federico di Danimarca optò per una politica di neutralità dello Stato. Ciò non impedì tuttavia che i territori tornassero di fatto sotto il controllo svedese, poiché Cristiano IV di Danimarca entrò in guerra contro la Svezia e, dopo la sconfitta, con il Trattato di Brömsebro del 13 agosto 1645, numerosi territori danesi, inclusi i due principati episcopali occupati, furono ceduti alla Svezia. Federico dovette quindi rinunciare all'amministrazione di Brema e Verden e, nel 1648, salì al trono danese con il nome di Federico III.
Dopo i negoziati della Pace di Vestfalia, la città di Brema passò ufficialmente sotto il controllo svedese.
La trasformazione di Brema e Verden nello stato di Brema-Verden nel 1648
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Le entità politiche di Brema e Verden furono trasformate dalla Pace di Vestfalia (1648) nel Ducato di Brema e nel Principato di Verden, senza che vi fosse alcuna modifica del loro status di immediatezza imperiale, poiché entrambi gli Stati disponevano di un seggio al Reichstag del Sacro Romano Impero.
I due territori, geograficamente contigui, avrebbero potuto essere uniti in unione reale; ciò tuttavia non avvenne mai, poiché tale unificazione non venne accettata dall'Imperatore. Essi appartenevano inoltre a due differenti circoli imperiali: Brema al Circolo della Bassa Sassonia e Verden al Circolo di Vestfalia, circostanza che li manteneva separati anche sotto il profilo fiscale e amministrativo.
L'imperatore Ferdinando III fu tuttavia costretto ad accettare la nuova situazione di fatto e infeudò entrambi gli Stati alla regina regnante Cristina di Svezia, estendendo il diritto di successione anche ai suoi eredi. Tale concessione garantì alla Svezia un notevole vantaggio strategico, poiché questi territori rivestivano un ruolo rilevante nel reclutamento di truppe e costituivano un importante punto di approdo per le forze svedesi, offrendo un solido appoggio logistico per le future operazioni militari nel continente europeo.
Brema-Verden in unione personale con la Svezia (1648-1712) e sotto l'occupazione danese (1712-15)
[modifica | modifica wikitesto]Gli svedesi istituirono una nuova autorità amministrativa nei territori occupati, il Governo Generale di Brema-Verden, scegliendo Stade come sede effettiva del governo e Bremervörde quale capitale formale. Nel 1648 gli statuti dei due territori furono modificati, trasformando il Ducato di Brema e il Principato di Verden da entità monarchiche separate in una monarchia doppia sottoposta alla sovranità della Svezia, pur nel rispetto delle tradizioni ecclesiastiche distinte dei due Stati.
Per il nuovo feudo, la regina Cristina di Svezia, regnante dal 1644 al 1654 e dal 1648 contemporaneamente duchessa di Brema e principessa di Verden, perseguì con decisione l'annessione della Città libera imperiale di Brema, ritenuta un importante contribuente fiscale. In precedenza la città di Brema aveva già partecipato de facto alle diete del Principato arcivescovile di Brema; lo Stato successore svedese, il Ducato di Brema, tentò pertanto di rivendicare la città, sostenendo che la Pace di Vestfalia la includesse tra i territori destinati al nuovo ducato.
Cristina stabilì la propria residenza formale nel Ducato presso il monastero di Zeven e, durante il suo governo, abolì la caccia alle streghe nei territori di Brema-Verden. Nel 1650 il principe ereditario Carlo X Gustavo di Zweibrücken-Kleeburg venne riconosciuto erede al trono svedese e, contestualmente, anche ai ducati di Brema e Verden; egli si recò a Stade quale rappresentante diretto della Corona.
Brema-Verden tentò quindi di sottomettere la Città libera imperiale di Brema ricorrendo alle armi. Già nel 1381 la città aveva acquisito l'area di Bederkesa e il basso corso del Weser presso Lehe. All'inizio del 1653 le truppe di Brema-Verden occuparono con la forza Lehe, provocando la reazione armata della città. Nel febbraio del 1654 Brema venne salvata dall'intervento imperiale e l'imperatore Ferdinando III confermò il diritto della città a mantenere il proprio voto alla Dieta imperiale.
Ferdinando III impose inoltre alla sua vassalla, Cristina di Svezia, di risarcire la città per i danni subiti e di restituire Lehe. Quando nel marzo del 1654 Brema iniziò a reclutare truppe nell'area di Bederkesa per difendersi da ulteriori iniziative svedesi, l'ultimo governatore generale svedese, Hans Christoff von Königsmarck, diede avvio alla Prima guerra di Brema (marzo-luglio 1654), dichiarando di agire per autodifesa. La città imperiale di Brema si appellò nuovamente all'Imperatore, che nel luglio del 1654 ordinò al nuovo sovrano svedese Carlo X Gustavo, succeduto a Cristina dopo la sua abdicazione, di porre fine al conflitto.
Le tensioni proseguirono anche negli anni successivi. Nel dicembre del 1660 il consiglio cittadino di Brema rese omaggio come Città imperiale direttamente all'imperatore Leopoldo I d'Asburgo, suscitando le proteste della Svezia e del governo di Brema-Verden. Nel 1663 la città ottenne un seggio con diritto di voto alla Dieta imperiale, sebbene i suoi rappresentanti non fossero designati dal governo svedese. Nel marzo del 1664 il Parlamento svedese si pronunciò a favore di una guerra contro Brema.
L'assedio della città, condotto dalle truppe svedesi sotto il comando di Carl Gustaf Wrangel, coinvolse sul piano diplomatico e militare il Brandeburgo, Brunswick-Lüneburg-Celle, la Danimarca, l'Austria e le Province Unite. Il conflitto si concluse con la vittoria svedese e la firma del Trattato di Habenhausen il 15 novembre 1666, che impose la distruzione delle fortificazioni bremini e limitò la partecipazione della città alla Dieta imperiale.

Nel frattempo, in seguito al Trattato di Roskilde (1658), la Danimarca aveva perso Scania e Blekinge a favore della Svezia; un tentativo di riconquista tra il 1657 e il 1658 fallì, ma le ambizioni danesi si riaccesero nel 1667. In quell'anno si estinse la linea comitale degli Oldenburg con la morte di Antonio Günther di Oldenburg; la contea passò a Cristiano Alberto di Holstein-Gottorp, che la cedette al suocero Federico III di Danimarca.[4] In tal modo la Danimarca entrò in possesso di territori adiacenti a Brema-Verden, circondando lo Stato e alimentando una competizione diretta con la Svezia per il controllo del traffico marittimo e commerciale della regione.
Dopo un soggiorno ad Amburgo (1666-1668) presso gli amministratori svedesi Diego Teixeira Sampayo e suo figlio Manuel, nel 1668 Cristina di Svezia, ormai convertita al cattolicesimo con il nome di Cristina Alessandra, fece tappa a Stade durante il viaggio verso Roma.
La crescente centralizzazione del potere svedese e l'evoluzione in senso assolutistico della monarchia trovarono piena espressione anche nel governo di Brema-Verden: lo svedese venne impiegato nei documenti ufficiali e il ministero delle finanze del ducato aveva sede a Stoccolma.
Tra il 1675 e il 1676 Brema-Verden fu occupato da truppe danesi e brandeburghesi alleate. Sotto l'influenza della Francia, gli occupanti rinunciarono all'applicazione del Trattato di Saint-Germain-en-Laye e della Pace di Nimega. In base alle disposizioni dell'ultimo vescovo di Münster, Ferdinand II von Fürstenberg, il Vescovato di Münster avrebbe dovuto versare 100.000 talleri imperiali qualora la Svezia avesse voluto ottenere l'exclave di Wildeshausen e le aree limitrofe.
Nel 1712, durante la Grande guerra del Nord (1700-1721), la Danimarca occupò nuovamente lo Stato di Brema-Verden, ponendo fine al dominio effettivo svedese sulla regione.
Brema-Verden in unione personale con Gran Bretagna ed Hannover (1715-1803)
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1715 Federico IV di Danimarca, ancora impegnato nella Grande guerra del Nord, ottenne da Giorgio I di Gran Bretagna, re di Gran Bretagna e principe elettore di Hannover, la conferma dell'alleanza nella coalizione antisvedese. In cambio, Giorgio I chiese la cessione del Ducato di Brema-Verden alla Corona britannica (in realtà all'Elettorato di Hannover). Egli assunse così di fatto la sovranità sullo Stato, sancendo l’accordo nel Trattato di Stoccolma, con il quale concluse anche la pace con la Svezia, corrispondendo un indennizzo di un milione di talleri imperiali.

Nel 1728 l'imperatore Carlo VI infeudò ufficialmente Giorgio II di Gran Bretagna, succeduto al padre nel 1727, anche del Ducato di Sassonia-Lauenburg; solo nel 1733 venne tuttavia riconosciuta formalmente l'infeudazione imperiale del Ducato di Brema e del Principato di Verden.
Giorgio II mostrò costante rispetto per le leggi e i privilegi delle città dei suoi domini, anche in virtù del suo ruolo di principe elettore del Sacro Romano Impero, che lo vincolava a un rapporto diretto di fedeltà con l'Imperatore. Stade rimase la capitale dello Stato.
Nel corso della metà del XVIII secolo Brema-Verden assunse un ruolo strategico nei conflitti che opposero la Gran Bretagna alla Francia. Mentre le principali operazioni militari si svolgevano in Nord America, sul continente europeo persisteva una forte tensione, poiché gli inglesi temevano un'invasione dell'Hannover da parte delle truppe francesi. Queste giunsero effettivamente a occupare temporaneamente Brema-Verden, ma furono respinte grazie all'intervento congiunto delle forze hannoveriane, prussiane e dell'Assia-Kassel.
Brema-Verden rimase sostanzialmente pacifico fino allo scoppio della Rivoluzione francese. La prima coalizione antifrancese (1793-1797) non ebbe effetti diretti sul territorio; tuttavia, da qui furono reclutati circa 16.000 uomini inviati a combattere nei Paesi Bassi sotto comando britannico contro l'avanzata francese. Nel 1796 il Ducato si dichiarò neutrale, mantenendo tale posizione fino al 1799.
Nell'aprile del 1801 la situazione mutò radicalmente: la Prussia, istigata dalla Francia, invase l'Hannover e occupò anche Brema-Verden. Inizialmente il re d'Inghilterra non reagì con decisione, ma quando la Prussia aderì alla coalizione filo-francese insieme a potenze come Danimarca e Russia, la Gran Bretagna iniziò a colpire il naviglio prussiano nei mari del Nord. Dopo la battaglia di Copenaghen, la pressione della coalizione antinapoleonica costrinse infine la Prussia a ritirare le proprie truppe dai territori occupati.
I Ducati di Brema e Verden nelle guerre napoleoniche (1803-1813)
[modifica | modifica wikitesto]Dopo che il Regno Unito, rimasto ormai privo di alleati sul continente, dichiarò guerra alla Francia il 18 maggio 1803, le truppe francesi invasero l'Hannover, instaurando presidi militari anche a Brema-Verden e nella capitale Stade. Con la Convenzione di Artlenburg (5 luglio 1803) venne sancita la sconfitta militare dell’Hannover e stabilita la consegna delle armi hannoveriane alle forze francesi.
Nell'estate del 1803 la Francia impose allo Stato il primo contributo di guerra, pari a 21.165 talleri imperiali. In quell'epoca il Ducato di Brema contava circa 180.000 abitanti su una superficie di 5.325,40 km², mentre il Principato di Verden comprendeva circa 20.000 abitanti su 1.359,70 km²; l'area di Hadeln si estendeva invece per 311,60 km².
Nell'autunno del 1805, con lo scoppio della terza coalizione antifrancese, la Francia abbandonò temporaneamente l'Hannover per concentrare le proprie forze contro l'Austria. Truppe britanniche, svedesi e russe occuparono quindi l'Hannover, compreso lo Stato di Brema-Verden, che tuttavia venne nuovamente occupato dai francesi già l'anno successivo.
Nel 1807 Brema-Verden fu incorporato nel Regno di Vestfalia, per poi essere annesso direttamente alla Francia nel 1810, andando a costituire il dipartimento delle Bouches-de-l'Elbe.[5]
Dalla restituzione alla fine dell'entità statale, sino all'incorporazione nell'Hannover nel 1823
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1813 i ducati di Brema e Verden furono ricondotti sotto il controllo dell'Elettorato di Hannover, che l'anno successivo venne elevato a Regno di Hannover. Con la dissoluzione del Sacro Romano Impero nel 1806, i ducati erano già divenuti giuridicamente indipendenti dall'Impero e poterono quindi essere incorporati a pieno titolo nello Stato hannoveriano.
Poiché i sovrani di Hannover avevano stabilito la propria residenza principale a Londra, in seguito all'ascesa al trono britannico all'inizio del XVIII secolo, il governo dello Stato rimase fortemente conservatore e dominato da un’élite aristocratica locale. L'unione amministrativa definitiva con l'Hannover venne formalizzata nel 1823, quando lo Stato di Brema-Verden fu unito a quello di Hadeln, cessando di esistere come entità separata.
Duchi di Brema e Principi di Verden (1648-1823)
[modifica | modifica wikitesto]Casa di Vasa:
Casa del Palatinato-Zweibrücken:
- 1654-1660 Carlo I (*1622-1660*)
- 1660-1697 Carlo II (*1655-1697*)
- 1697-1718 Carlo III (*1682-1718*)
- 1718-1719 Ulrica Eleonora (*1688-1741*)
Casa di Hannover:
- 1719-1727 Giorgio I (*1660-1727*)
- 1727-1760 Giorgio II (*1683-1760*)
- 1760-1820 Giorgio III (*1738-1820*)
- 1820-1823 Giorgio IV (*1762-1830*)
Governatori dello stato di Brema-Verden (1648-1823)
[modifica | modifica wikitesto]Governatori Generali sotto il dominio svedese (1648-1712)
[modifica | modifica wikitesto]- 1648-1663 Hans Christoff Königsmarck (*1600-1663*)
- 1663-1666 Gustaf Evertsson Horn (*1614-1666*)
- 1666-1693 Henrik Horn (*1618-1693*)
- 1693-1693 Erik Dahlbergh (*1625-1703*)
- 1693-1698 Jürgen Mellin (*1633-1713*)
- 1698-1710 Nils Carlsson Gyllenstierna af Fogelvik (*1648-1720*)
- 1710-1712 Mauritz von Vellingk (*1651-1727*)
Presidenti del Governo sotto il regno hannoveriano (1712-1807, 1810-1823)
[modifica | modifica wikitesto]- 1712-1716 Cord Plato von Schloen (*1661-1723*)
- 1716-1730 Johann Friedrich von Staffhorst (*1653-1730*)
- 1730-1759 Philipp Adolf von Münchhausen
- 1759-1782 Bodo Friedrich von Bodenhausen (*1719-1782*)
- 1782-1798 Gotthelf Dietrich von Ende (*1726-1798*)
- 1798-1807 Christian Ludwig von Hake (*1745-1818*)
- 1810-1823 Engelbert Johann Marschalck (*1766-1845*).
Presidenti del governo sotto il dominio del Regno di Vestfalia (1807-1810)
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Ad ogni modo, gli amministratori di una diocesi, venivano colloquialmente definiti anche vescovi.
- ↑ Cristiano iv re di danimarca e di norvegia - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 9 gennaio 2025.
- ↑ Dr Barbara Uppenkamp, BU_Wolfenbuttel_and_Copenhagen-PNM-2011.pdf. URL consultato il 9 gennaio 2025.
- ↑ Matthias Nistahl, 'Die Reichsexekution gegen Schweden in Bremen-Verden', In: Landschaft und regionale Identität: Beiträge zur Geschichte der ehemaligen Herzogtümer Bremen und Verden und des Landes Hadeln, Heinz-Joachim Schulze (ed.), Stade: Landschaftsverband der ehemaligen Herzogtümer Bremen und Verden, 1989, (Schriftenreihe des Landschaftsverbandes der ehemaligen Herzogtümer Bremen und Verden; vol. 3), pp. 97-123, here pp. 97seqq.
- ↑ Cf. sul periodo Klaus Isensee, Die Region Stade in westfälisch-französischer Zeit 1810-1813: Studien zum napoleonischen Herrschaftssystem unter besonderer Berücksichtigung des Stadt Stade und des Fleckens Harsefeld, zugl.: Hanover, Univ., Diss., 1991, (Einzelschriften des Stader Geschichts- und Heimatvereins; vol. 33), Stade, Stader Geschichts- und Heimatverein, 2003.
Voci correlate
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